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Anche in Sicilia l'Autorità di bacino con "appena" anni di ritardo
di Rosario Battiato

Approvata all’Ars l’istituzione di un soggetto determinante per la gestione e la salvaguardia delle acque. L’Ente dovrà tutelare la qualità dei corpi idrici e razionalizzare l’uso delle risorse 

Tags: Sicilia, Autorità Di Bacino, Ars



PALERMO – Nella Sicilia dell’eterno ritardo può essere celebrato come un grande successo persino l’approvazione di una norma che arriva dopo quasi tre decenni dalla legge nazionale e a 12 dal più recente decreto che ha riordinato la legislazione nazionale per adeguarla alle direttive consolidate a livello comunitario. Si tratta dell’Autorità di Bacino, la cui istituzione è stata votata all’Ars nei giorni scorsi, che potrà avere un ruolo determinante e strategico nell’ottica del recupero, come ha spiegato sul suo profilo facebook Salvatore Cocina, dirigente del dipartimento Acque e rifiuti, del “tempo perduto nel settore della difesa del suolo e delle acque”.
 
La prima legge di riferimento fu la 183/1989 “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”, che, all’articolo 12, istituisce le Autorità di bacino per i bacini idrografici di rilievo nazionale. Si tratta di un organismo misto – composto da Stato e Regioni – e coinvolge tutti gli organi istituzionali interessati alla salvaguardia e allo sviluppo del bacino idrografico isolano. L’Autorità, secondo quanto precisato dal governatore Musumeci in seguito al voto in Aula, viene istituita presso la Presidenza della Regione in quanto autorità interdipartimentale.
 
Di fatto il bacino idrografico rappresenta l’ambito ottimale per attivare le azioni di difesa del suolo, del sottosuolo e delle acque e in questo senso è proprio l’Autorità a poter pianificare gli interventi, spingendosi oltre una gestione complicata che altrimenti vedrebbe troppi soggetti coinvolti. Lo specifica meglio Cocina, in un breve post condiviso sul suo profilo ufficiale, spiegando che la Sicilia era “l’unica Regione in Italia a non avere l’Autorità” e quindi ad avere le sue competenze “inefficacemente da 29 anni fra diversi Dipartimenti regionali: Ambiente, Acque e rifiuti, Protezione civile”.
 
In linea generale, l’Autorità ha il compito di tutelare l’intero bacino idrografico e deve ispirarsi al raggiungimento di una serie di obiettivi che possono essere riassunti in quattro passaggi fondamentali: la difesa idrogeologica e della rete idrografica, la tutela della qualità dei corpi idrici, la razionalizzazione dell’uso delle risorse idriche e la regolamentazione dell’uso del territorio.
 
Il principale strumento di pianificazione resta il Piano di bacino, mentre gli ambiti di riferimento in termini di pianificazione e programmazione sono molto ampi e comprendono, tra gli altri, il risanamento delle acque, la disciplina delle attività estrattive, la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere e degli impianti.
 
Al governo Musumeci, al di là dei toni trionfalistici, bisogna certamente attribuire il merito di averci pensato e di aver spinto per la sua concretizzazione in tempi sufficientemente rapidi. “È una norma di portata storica – ha dichiarato il governatore all’Adnkronos – che, con 12 anni di ritardo, istituisce l’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia. La Sicilia al passo con l’Europa. Per la prima volta”.
 
Il governatore, nel delineare i “soli” 12 anni di ritardo, sembrerebbe prendere come riferimento il decreto legislativo 152/2006 che è stato emanato in attuazione della delega al governo e in funzione di quanto previsto a livello comunitario in seguito alla direttiva quadro sulle acque (2000/60/Ce). Di fatto è un passaggio che aggiorna la legge nazionale del 1989.

Articolo pubblicato il 01 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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