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Quotidiano di Sicilia

Sicilia, 270 mila dipendenti pubblici
di Carlo Alberto Tregua

L’assistenzialismo nega lo sviluppo 



Secondo la Ragioneria generale dello Stato, i dipendenti pubblici in Sicilia sono 270 mila così suddivisi: 100 mila regionali, 70 mila degli Enti locali e 100 mila statali.
Ci sembrano pochi, perché fra gli statali 100 mila sono soltanto insegnanti e amministrativi della scuola. E tutti gli altri, comprese le Forze dell’Ordine, dove sono allocati?
Ci sembrano pochi anche i dipendenti regionali, forse perché non sono compresi i 22 mila forestali e i 10/15 mila di tutte quelle sigle strane (Asu, Pip, Lsu, ecc...).
Pensiamo siano pochi anche i dipendenti comunali, forse perché la statistica non ha tenuto conto dei precari che, secondo stime e dati non ufficiali, ammonterebbero ad altri 20 mila.
Insomma, la nostra Isola, nel suo complesso, garantisce da mangiare a oltre un milione di persone attingendo alla fiscalità generale.
Se consideriamo che le attività economiche stentano a crescere (in agricoltura, industria, commercio, servizi, fra cui il turismo), ci rendiamo conto come sia corretta la valutazione dei 17 mila euro pro capite a fronte dei 34 mila della Lombardia e dei 25 mila della media nazionale.
 
Il guaio è che non si vede la luce in fondo al tunnel. L’attuale maggioranza, rissosa e divisiva, prende in esame le iniziative per continuare l’assistenzialismo - cioè stabilizzare i precari, far lavorare i forestali - con ciò continuando sulla perversa strada che non porta allo sviluppo, alla creazione di nuovo lavoro e quindi alla produzione di ricchezza.
L’aspetto peggiore di questa situazione è che i servizi regionali e comunali non funzionano, salvo luminose eccezioni, con la conseguenza che cittadini e imprese sono fortemente penalizzati quando hanno bisogno dei servizi pubblici.
Le responsabilità generalizzate dei dirigenti e degli amministratori politici che li dovrebbero indirizzare sono la lacuna più vasta che non sembra colmabile nel breve periodo, e forse neanche nel medio.
Insomma, l’auspicata svolta dal deleterio Governo Crocetta al Governo Musumeci non c’è stata, a distanza di mezzo anno dall’inizio della legislatura.
E intanto il tempo passa, i siciliani si impoveriscono avendo toccato il 26,7% (Istat) della popolazione, primato negativo del nostro Paese. E i giovani valorosi se ne vanno.
 
Ho lottato tutta la vita, in sessant’anni di lavoro, per la Sicilia, che amo visceralmente. Non mi dichiaro sconfitto, ma qualche volta mi vergogno di essere ancora siciliano.
La tentazione di dimettermi è forte, tuttavia ritengo necessario resistere e andare avanti, perché non si può abbandonare quest’Isola meravigliosa e i suoi abitanti.
I quali, però, hanno il grave difetto di non informarsi, di non leggere, di non guardare avanti. Tutti attendono, non si sa che cosa. Pochi prendono iniziative. Se non fosse per il settore privato che viaggia per conto suo la Sicilia morirebbe.
Basta fare un salto di 100 miglia e andare a Malta per vedere il fervore che c’è in quelle attività produttive e nel turismo, che l’anno scorso, per numero di presenze, ha eguagliato quello siciliano.
In un’Isola con il sole 11 mesi l’anno, piange il cuore nel vedere interi territori devastati da cumuli di spazzatura che danneggiano ambiente e sottosuolo.
Ciò accade per la pervicace contrarietà, quasi sovversiva, del Governo Crocetta ad adempiere a un obbligo di legge nazionale: realizzare sei Energimpianti, come già accaduto in tutta Europa e nell’Italia del Nord.
 
Teoricamente, noi siciliani non ci sentiamo secondi a nessuno. Ma nella sostanza accettiamo di essere gli ultimi: una differenza macroscopica fra l’essere e il fare.
La domanda ricorrente è: si può scuotere l’abulia e l’accidia che ha preso la maggioranza dei nostri conterranei? Non lo sappiamo. Però abbiamo invidia di Tenerife e di Madeira, dove alloggiano stabilmente centinaia di migliaia di pensionati italiani (e non solo) ove tutti i servizi funzionano perfettamente e l’attrazione aumenta ogni giorno di più.
Se la Spagna ha ottenuto i vantaggi fiscali per le proprie isole, non si capisce perché l’Italia non l’abbia chiesto e ottenuto per le 14 isole che circondano la Sicilia e le altre di Tirreno e Mediterraneo.
Colpa di governanti indolenti e incapaci dei quali non si può certo avere un’opinione positiva.

Articolo pubblicato il 01 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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