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Quotidiano di Sicilia

Rischio impugnativa per precari stabilizzati e parcheggiati in Resais
di Raffaella Pessina

La società contenitore “gestisce” ben 550 lavoratori: in arrivo altri 2.800 ex Pip. Il passaggio comporterebbe l’assunzione a tempo indeterminato 

Tags: Lavoro, Resais, Precari



PALERMO - Potrebbe essere impugnata la norma della finanziaria approvata dall’Assemblea regionale siciliana e che stabilisce l’ingresso nella partecipata “contenitore” Resais, quasi 3 mila ex Pip, figli del progetto “Emergenza Palermo”.
 
Si tratta di personale che al momento beneficia di un sussidio versato dall’Inps anche se pagato dalla Regione, mentre il passaggio in Resais comporterebbe l’assunzione a tempo indeterminato, probabilmente part-time, in una società industriale, con l’onore di pagare i contributi a queste persone ai quali finora la Regione non versa neppure un euro. Un vero e proprio esercito quello dei Pip che, negli anni, si è andato ingrossando a dismisura e che, fino al 2010, era a carico della Regione, ma gestito dal comune di Palermo, e che tre anni fa l’allora esecutivo Lombardo decise di far confluire nella Social Trinacria con contratto a tempo indeterminato.
 
Poi l’esercito che negli anni è andato diminuendo, passando dai 3.300 circa ai 2.992 attuali sparsi tra dipartimenti ed enti regionali, ospedali, uffici giudiziari, onlus, scuole e perfino parrocchie. Tutti lavoratori che erano in carico a piazza Pretoria attraverso la Spo, Servizi per l’occupazione, la società satellite della Gesip nata il 26 marzo del 2004 per gestire il progetto “Piano per l’occupabilità dei soggetti svantaggiati dell’area metropolitana della città di Palermo”, in cui erano coinvolti 3200 “ex Pip” tra cui 1800 ex detenuti, disoccupati, ex alcolizzati ed ex tossicodipendenti. Oggi i Pip passano alla Resais, ma il problema è la tipologia contrattuale che andrebbe applicata agli ex Pip.
 
La Regione negli anni ha collocato nella Resais il personale più svariato, ‘soccorso’ da situazioni di crisi anche industriale arrivando alla cifra record di 5000 alla fine degli anni Novanta. Se non ci fosse stata la riforma Fornero in Resais sarebbero rimasti 70 lavoratori invece degli attuali 550, di cui 250 in accompagnamento alla pensione e la restante parte collocata soprattutto nei comuni e nei rami dell’amministrazione regionale, con un’età anagrafica comunque alta. Sulla situazione gli uffici Resais sono in attesa di capirne di più, sotto il profilo giuridico e soprattutto sotto quello finanziario anche perché la società si limiterebbe a gestire il personale assegnandolo alla pubblica amministrazione e a pagare gli stipendi comunque a carico della Regione.

Articolo pubblicato il 03 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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