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Quotidiano di Sicilia

Ma il posto pubblico non è ammortizzatore sociale
di Carlo Alberto Tregua

Insegnanti incompetenti



Una recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 2055 del 3/4/2018) ha stabilito che gli insegnanti muniti di diploma magistrale ante l’a.s. 2000-2001 non hanno il titolo di studio abilitante per l’insegnamento. La conseguenza immediata è che 45.000 di essi sono a rischio, di cui 7.000 vanno licenziati.
Si tratta di una situazione aberrante che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come le istituzioni nazionali siano disordinate e si comportino senza professionalità e senza rispetto delle leggi.
Come si fa ad assumere quali “professori” cittadini che abbiano appena un diploma magistrale? Come possono insegnare ad altri ciò che non sanno? Questo comportamento è uno dei tanti che spiega il continuo declino qualitativo della scuola, che è a sua volta causa del declino qualitativo degli allievi.
Peraltro, quando l’attuale governo incardina il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Valeria Fedeli, che ha appena un diploma di assistente sociale, si comprende come tutto il settore dell’insegnamento scolastico e universitario, senza un capitano adeguato, non possa che andare verso il baratro.
 
Vi è da sottolineare come una classe politica di scarso livello qualitativo, incapace di governare in base all’interesse nazionale, che non corrisponde ai desideri del cosiddetto popolo, ovvero delle sue categorie, ha trasformato il posto pubblico in un ammortizzatore sociale, con ciò tradendo in modo crasso gli articoli 28, 54 e 97 della Costituzione e violando l’articolo 3 della stessa, in quanto gli assunti senza qualità sono stati preferiti ad altri che avevano qualità.
Perché scriviamo quanto precede? Perché la stragrande maggioranza delle assunzioni pubbliche a tutti i livelli è avvenuta con criteri privatistici, cioè senza la necessaria selezione del concorso pubblico che dà garanzie di vera eguaglianza e seleziona i vincitori in base al merito, anche se qualche volta interviene la raccomandazione.
Quanto scriviamo è forse la prima causa della grave situazione italiana perché quando non funziona la struttura pubblica, senza merito e irresponsabile, sono penalizzati tutti i cittadini e soprattutto quelli che fanno impresa.
 
Nel Sud e in Sicilia la situazione è ancora più grave. La recente legge di Bilancio, approvata dall’Ars in limite mortis, e cioè alle ore 23 di lunedi 30 aprile, è l’esempio più becero di un assistenzialismo clientelare senza limiti e pudore.
Anziché destinare le risorse per sostenere crescita ed economia mediante la costruzione di opere pubbliche, finanziamento alle piccole e medie imprese, fondo di rotazione per i progetti dei Comuni, manutenzione dei depuratori, costruzione degli energimpianti e via enumerando, sono state stanziate somme rilevanti per assumere, assumere e assumere precari di ogni genere e tipo alla Regione e nei Comuni.
Questi, che hanno le casse a secco ed un grande esubero di personale, dovranno inserire nei loro organici 15mila precari, anche se il loro costo è finanziato dalla Regione.
Si dirà che tutti costoro erano già di fatto in organico nei Comuni. Ma chi li ha assunti? Con quali criteri selettivi? Mediante quali concorsi? No, l’assunzione è avvenuta esclusivamente con metodo clientelare, per soddisfare la famelicità delle segreterie di partitocrati di basso rango, che tengono piu alla sopravvivenza politica e all’ancoraggio delle poltrone che all’interesse dei siciliani. Dopo il buio c’è il vuoto.
 
La Regione destinerà tutti i precari delle varie sigle verso quel grande contenitore clientelare che è la Resais spa, la quale aumenterà del 1.000% il numero dei propri dipendenti.
Si tratta di un obrobrio avere una partecipata, che ha forma privatistica di società per azioni, non con lo scopo di produrre ricchezza ma con quello di fare assistenzialismo, e cioè pagare stipendi e oneri relativi senza alcun obiettivo da raggiungere. Allo stesso modo ha fatto questa sciagurata legge di Bilancio per forestali e altre categorie.
Se il buongiorno si vede dal mattino, vediamo il cielo nero che annuncia temporali e tifoni. Forse quei tifoni che stanno travolgendo e impoverendo i siciliani (quelli in stato di deprivazione economica rappresentano oggi il 26,7% della popolazione). Ma neanche gli altri stanno bene dopo vent’anni di pessimi governi.

Articolo pubblicato il 05 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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