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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Ombre sul Bilancio consolidato dai Revisori un severo giudizio
di Gaspare Ingargiola

“Valutazione non positiva” per il documento. Pesano sempre i rapporti con le società partecipate. Riconosciuti gli sforzi dell’Amministrazione, ma servono decisi correttivi 

Tags: Palermo, Bilancio, Leoluca Orlando



PALERMO - I revisori contabili hanno espresso una “valutazione non positiva” sul Bilancio consolidato 2016 del Comune, ammettendo tuttavia che “pur in presenza di diverse e significative criticità, connesse soprattutto con la inadeguata gestione dei rapporti economico-finanziari con le società partecipate”, il documento finanziario possa essere approvato. Il Collegio ha riconosciuto gli sforzi compiuti dall’Amministrazione comunale per fare chiarezza sulle partite di debiti e crediti nei confronti delle partecipate ma l’ha bacchettata sul “consistente, grave e ingiustificabile ritardo” con cui il provvedimento è arrivato in Consiglio comunale, sulla mancata adozione dei necessari correttivi per colpa di “una sostanziale indolenza gestionale” e sulle irregolarità rilevate dalla Ragioneria generale dello Stato e ancora irrisolte.
 
Nella loro relazione i contabili Calcedonio Li Pomi, Sebastiano Orlando e Marcello Barbaro hanno “rimandato a settembre” l’esecutivo Orlando con un’avvertenza: senza i necessari aggiustamenti anche il rendiconto finanziario del 2017 andrà incontro a una bocciatura. A “salvare” l’Amministrazione dalla grave insufficienza in pagella, almeno per ora, sono alcune considerazioni. Intanto il fatto che i budget delle partecipate, a eccezione della Rap, siano stati in un modo o nell’altro approvati, pur con tutte le perplessità del caso.
 
Positivo anche l’avvio di una riconciliazione dei disallineamenti e di una certosina operazione di verifica dei rispettivi crediti e debiti, avviata durante la scorsa sindacatura Orlando con l’ex assessore al Bilancio Luciano Abbonato e proseguita ora con il suo omologo Antonino Gentile. In questo senso, bene ha fatto Palazzo delle Aquile a chiedere alle stesse aziende di stralciare dalle proprie entrate i crediti non riconosciuti dal Comune. Richiesta cui peraltro le aziende avrebbero risposto picche, visto che i revisori parlano di “un’eventualità che a oggi appare non probabile, sulla scorta della corrispondenza nota al Collegio, con la sola eccezione della Sispi che ha già aderito alla richiesta di stralcio”.
 
Ma sembrano queste le uniche note positive nel documento di 27 pagine, che non risparmia bordate all’Amministrazione. A partire dal “ritardo ormai ingiustificabile - il termine per l’approvazione del bilancio consolidato è scaduto ormai da oltre sei mesi (era il 30 settembre 2017, la Giunta l’ha esitato il 9 febbraio 2018, nda) - e foriero di determinare ulteriore effetti negativi” con cui Palazzo delle Aquile ha fatto scattare il “semaforo verde”. Durante questo lasso di tempo, peraltro, i disallineamenti si sarebbero gonfiati di altri 5 milioni. Non solo: “Va ribadito e stigmatizzato che il Comune di Palermo, pur consapevole del consistente disallineamento fra le proprie posizioni e quelle delle società partecipate, non soltanto ha approvato ugualmente il rendiconto dell’esercizio 2016 ma, nei mesi successivi e fino ad oggi, non si è efficacemente adoperato per portare a soluzione sospesi e contestazioni che si trascinano, in un contesto di sostanziale indolenza gestionale, ormai da troppo tempo. E ciò appare tanto più grave in considerazione della posizione di controllo totalitario qual è quella di cui gode il socio unico”.
 
“Malgrado vi fosse ampia consapevolezza - ha rilevato ancora il Collegio - delle disfunzioni e delle irregolarità nella gestione dei rapporti con le società partecipate e si fossero ricevute reiterate sollecitazioni a mettere in atto le soluzioni, il Comune di Palermo ha continuato, anche con riguardo alle risultanze dell’esercizio 2016, a tenere un atteggiamento gestionale e amministrativo dilatorio e di sostanziale inerzia”.
 
E a proposito del Rendiconto di gestione 2016, il “sì” dell’Aula a settembre 2017, a detta dei revisori, sarebbe arrivato “in assenza della certezza giuridico-contabile della consistenza, al 31 dicembre 2016, delle reciproche partite debitorie/creditorie del Comune con i propri organismi partecipate, e dunque, a parere del collegio, in difformità delle vigenti disposizioni normative”.
 
Il cahier de doléances non finisce qui. Sempre a proposito dei disallineamenti, per esempio, anche se il Comune sta tentando di porvi rimedio, all’origine ci sarebbe “un mancato esercizio di controllo”, oltre che “contratti di servizio inadeguati e/o non correttamente gestiti”. I revisori fanno riferimento a più riprese alla famosa visita ispettiva dei funzionari del Mef, della cui relazione citano i paragrafi più significativi “condividendone pienamente il contenuto”, in particolare nei passaggi che riguardano, per l’appunto, i rapporti credito/debito con le società controllate. Al momento non risultano riconciliate le partite con Amat (che sostiene di essere in credito con il Comune per 9,3 milioni), Amap (1,7 milioni) e Rap (13,5 milioni) mentre sono stati chiusi i conti con Amg, Reset e Sispi. “Dal conto economico ante-consolidamento, così come approvato in sede di rendiconto 2016, emerge una perdita d’esercizio pari a 187,162 milioni, perdita che, a seguito delle operazioni di consolidamento, si incrementa di ulteriori 40,58 milioni”.
 
Conclusione? “Il risultato economico consolidato dell’esercizio 2016 è negativo nella misura di 227,751 milioni di euro” ma soprattutto “il Comune di Palermo opera in condizioni di diseconomicità anche a prescindere dai risultati delle società partecipate”. Una situazione, avverte il Collegio, “che non potrà essere ulteriormente tollerata”.

Articolo pubblicato il 08 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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