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Palermo - Tari: mancano 46 milioni di euro. Moroso un terzo dei palermitani
di Gaspare Ingargiola

Nel 2017 a non pagare sono state il 33% delle utenze domestiche e il 52% di quelle non domestiche. Dato ridotto rispetto al 2016, ma per Comune e Rap la situazione resta critica
 

Tags: Palermo, Tari, Rap



PALERMO - Oltre un terzo dei palermitani non paga la Tari. È questo l’ultimo, avvilente dato sull’evasione della tassa sui rifiuti nel capoluogo siciliano. E si tratta di una statistica perfino incoraggiante, perché in passato i furbetti del Fisco erano anche di più. I dati sono stati diffusi da Palazzo delle Aquile: a Palermo nel 2017 il 36% delle 377.424 utenze presenti non ha versato l’imposta sull’immondizia. Si tratta di 106.372 utenze domestiche (il 33,19%) e di 29.462 utenze non domestiche (il 51,74%). Fra le utenze domestiche l’ammanco è stato di 25,7 milioni sui 76,6 dovuti, fra quelle non domestiche è stato di 20,6 su 43,8 milioni.
 
L’Amministrazione preferisce comunque guardare al bicchiere mezzo pieno, visto che tutto sommato la morosità delle utenze domestiche è diminuita del 4,27% e quella delle utenze non domestiche del 15,46%, con un calo complessivo dal 43% al 38%. Ma si tratta comunque di una cifra esorbitante - oltre 46 milioni meno del previsto, nel 2016 erano stati 49 milioni con un tasso di evasione del 43,63% - che le asfittiche casse di Comune e Rap non possono permettersi di perdere.
 
“I numeri raccolti dal settore Tributi - hanno commentato il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore al Bilancio Antonino Gentile - mostrano che la morosità Tari registra un’inversione di tendenza, con un miglioramento sia per le utenze domestiche sia per quelle non domestiche. Tuttavia la morosità rimane alta. Si tratta di 46 milioni che devono essere pagati perché indispensabili per poter dare ai cittadini servizi efficienti”.
 
“Il dato – hanno aggiunto da Palazzo delle Aquile - assume maggior rilievo se si tiene conto che fino a settembre il gettito era inferiore allo stesso periodo del 2016 e il recupero di gettito per il 2017 si è concentrato negli ultimi tre mesi. Inversione di tendenza che sta proseguendo nei primi mesi del 2018”.
 
In media, nei quattro mandamenti del centro storico solo due imprese su cinque e due cittadini su cinque hanno pagato la Tari 2017. Complessivamente, nei quattro mandamenti non sono stati pagati 3,4 milioni rispetto ai 3,9 milioni del 2016. Lungo via Libertà in media il 50% delle imprese e tre cittadini su quattro hanno pagato la Tari (mancano all’appello 3,5 milioni contro i 4,2 del 2016). Nell’area Centro-Nord della città in media il 50% delle imprese e due cittadini su tre hanno pagato la Tari (5,3 milioni contro i 6,7 del 2016). A Mondello e Sferracavallo in media solo il 40% delle imprese e due cittadini su tre hanno pagato la Tari (1,8 milioni contro i 2 netti del 2016). Lungo la Costa Sud in media solo il 50% delle imprese e il 55% dei cittadini hanno pagato la Tari (3,4 milioni contro i 3,6 del 2016).
 
Il Comune proverà a recuperare parte dell’evaso grazie all’operazione di compliance avviata con il regolamento sul ravvedimento operoso approvato in Consiglio a novembre, che prevede il versamento del tributo con l’applicazione degli interessi legali e di sanzioni ridotte: multa del 4,29% anziché del 30% per l’omesso versamento della rata di Tari di aprile 2017 e multa del 3,75% anziché del 30% per l’omesso versamento della rata di Tari di ottobre 2017.
 
A proposito dei conti del Comune, il weekend è stato contrassegnato da una polemica tra il Movimento 5 stelle e lo stesso assessore Gentile. Per il capogruppo a Sala delle Lapidi Ugo Forello “il recupero dei tributi non pagati non risolverà gli squilibri di bilancio” perché Palazzo delle Aquile attraverserebbe “una profonda crisi economico-finanziaria”, tanto da convincere i pentastellati a chiedere “l’avvio della procedura di pre-dissesto”.
 
“Tutti gli indicatori in nostro possesso - hanno affermato in conferenza stampa - dal ricorso ormai ordinario all’indebitamento, al ritardo dei pagamenti, dall’imponente mole e valore del contenzioso contro il Comune alla crisi delle società partecipate e al fenomeno (sempre crescente) del disallineamento, dalla ridotta capacità di riscossione ai parametri di deficitarietà strutturale, ci conducono a una sola conclusione: Palermo rischia il fallimento. A questo complesso quadro si aggiungono inoltre le recenti osservazioni della Corte dei Conti con le quali si evidenziano possibili anomalie, criticità e irregolarità nei bilanci consuntivi del Comune di Palermo e i pesanti rilievi amministrativo-contabili dell’Ispettorato di finanza del Mef ai quali ancora non si è posto rimedio”.
 
“La diffusione di dati parziali e assemblati - ha replicato l’esponente della Giunta comunale - serve soltanto a guadagnare scampoli di visibilità e rischia di disinformare e creare allarmismi. In attesa che il Consiglio comunale approvi il testo di Bilancio consolidato proposto dalla Giunta, così come sollecitato da tanti e da ultimo dagli stessi Revisori dei conti proprio in sede di esame dello stesso testo, l’Amministrazione fornirà come sempre nelle sedi opportune e ovviamente a tutti i cittadini un quadro completo della situazione finanziaria ed economica del Comune, che non corrisponde al disastro prospettato (e forse auspicato) dai consiglieri del M5s”.

Articolo pubblicato il 09 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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