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Smart city, istruzioni per l'uso
di Rosario Battiato

Dall’Enea un’iniziativa per sviluppare “prodotti su misura” nei comuni e trasformarli in città intelligenti. Centri isolani in netto ritardo, ben cinque capoluoghi in fondo alla classifica Icity rate 

Tags: Smart City, Enea



PALERMO – Bruce Sterling, teorico e scrittore del cyberpunk negli anni Ottanta, quindi uno che di futuro se ne intende, ha scritto, un po’ provocatoriamente, che le città intelligenti non esistono e difficilmente esisteranno perché la smart city del futuro sarà internet, il cloud. Lo ha precisato nelle scorse settimane sul The Atlantic, poi ripreso da Internazionale in Italia, ma intanto c’è chi non è d’accordo e continua per la sua strada.
 
Nei giorni scorsi l’Enea ha lanciato “Convergenza Smart City and Community”, l’iniziativa per “promuovere e delineare – si legge in una nota dell’Agenzia – il passaggio dalla discussione teorica sulla smart city alla sua applicazione pratica nei comuni, attraverso lo sviluppo di prodotti ‘su misura’ per facilitarne la realizzazione, abbattere i costi e semplificare l’accesso alle informazioni”.
 
Il progetto, che ha partner d’eccezione come la Presidenza del Consiglio, Consip, Confindustria nazionale e Agenzia per l’Italia digitale, vuole promuovere una riorganizzazione in “chiave digitale dei processi di gestione dei contesti urbani e territoriali, partendo da una convergenza concettuale, metodologica e tecnologica”.
 
Per procedere in questa direzione sarà opportuno “condividere un linguaggio comune per individuare, gestire, elaborare e valutare quei dati strategici alla gestione delle infrastrutture fornitrici dei principali servizi urbani”, ha spiegato Nicoletta Gozo ricercatrice Enea della Divisione “Smart energy”. Un processo da attuare tramite sviluppo e condivisione di modelli gestionali, standard, protocolli di trasmissione, specifiche tecniche, piattaforme e indicatori di prestazione. Un percorso che sarà seguito anche attraverso il “Tavolo di Convergenza nazionale Smart city and community”.
 
Essere smart significa anche consolidare una stretta collaborazione, ha proseguito Gozo, “tra i principali attori dei processi gestionali e d’innovazione urbana e il mercato nella sua eccezione più ampia”. E in questo senso, sulla strada verso la Smart City, sarà anche opportuno fornire “un kit di supporto agli amministratori, cioè una sorta di ‘cassetta degli attrezzi’ nella quale si possono trovare gli strumenti utili per il Comune coinvolto”.
 
Il primo passo da compiere è già delineato: “la maggior parte delle città – ha concluso l’esperta dell’Enea – gestisce tramite le cosiddette utility una serie di servizi strategici come l’illuminazione, l’acqua, l’elettricità, il gas, i rifiuti e la mobilità in modo del tutto autonomo, in assenza totale di condivisione e valorizzando poco la strategicità della grande quantità di dati potenzialmente in loro possesso. Il percorso che andremo a iniziare si preannuncia quindi lungo e complesso e si articolerà attraverso una roadmap di cui si iniziano a intravedere i primi passi”.
 
Le città siciliane avrebbero un disperato bisogno di “intelligenza”. Secondo l’ultimo rapporto Icity Rate, realizzato da Fpa, società del gruppo Digital360, la pattuglia dei comuni isolani è sul fondo della graduatoria che misura gli elementi che rendono “smart” una città. Nelle ultime dieci posizioni ci sono ben cinque siciliane – Trapani, all’ultimo posto, e quindi Caltanissetta, Agrigento, Enna e Catania – mentre la prima delle isolane è Siracusa che si prende la piazza numero 84.

Articolo pubblicato il 11 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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