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Pesca siciliana, flotta ridotta di 450 unità
di Roberto Pelos

Presentato all’Ars il rapporto annuale dell’Osservatorio della Pesca del Mediterraneo sulle attività ittiche, -1% dei natanti. Il ridimensionamento ha influito negativamente su occupazione del settore ed attività dell’indotto 

Tags: Sicilia, Pesca



PALERMO – Presentato ieri, presso la sala rossa di Palazzo dei Normanni, il Rapporto annuale sulla pesca e sull’acquacoltura realizzato dall’Osservatorio della pesca del Mediterraneo, “importante strumento della Regione siciliana” come ha affermato l’assessore al ramo, Edy Bandiera.
 
 
Nel periodo 2008-2017, secondo l’indagine, la consistenza della flotta siciliana è diminuita di 450 unità, la stazza lorda Gt, nello stesso periodo, è diminuita di 15.297 Gt e la potenza dei motori di 45.668 kw. Percentualmente, la consistenza numerica della flotta siciliana, rispetto a quella nazionale, è passata dal 23,57% al 22,62% e in potenza, dal 24,29% al 23,75%, dimostrando una convinta partecipazione della Sicilia al processo di ridimensionamento, in misura maggiore rispetto ad altre regioni marittime del Paese, e in sintonia con l’obiettivo della politica europea, basato sulla demolizione del naviglio, che prevede la riduzione dello sforzo di pesca e la ricostituzione degli stock ittici.
 
Il problema è che le aree di pesca della flotta siciliana sono spesso in comune con quelle dei Paesi del Nord-Africa e le flotte pescherecce tunisine, algerine, libiche, egiziane, in questi anni hanno aumentato la loro consistenza; occorre dunque una politica comune di cooperazione e gestione delle risorse ittiche, con piani condivisi, per ottenere concreti e durevoli risultati per uno sfruttamento razionale e sostenibile degli stock.
 
È da rilevare come il ridimensionamento della flotta peschereccia siciliana abbia influito sull’occupazione e sulle attività dell’indotto, in particolare sulla cantieristica, sull’industria meccanica e del freddo. Il numero dei natanti, ad esempio, nel corso degli anni si è ridotto di circa l’1%, indebolendo la pesca siciliana e la sua economia.
 
Per quel che attiene alla ripartizione dimensionale delle barche, come si evince dai dati del rapporto, la maggior parte dei natanti ha una lunghezza fuori tutto dai sei metri ai dieci metri (1096 barche) e sino a sei metri (585) dimostrando una propensione del settore soprattutto per la pesca artigianale.
 
La pesca industriale, ovvero quella effettuata da barche con lunghezza oltre i 24 metri, ha una consistenza complessiva di 128 natanti. Un altro aspetto, caratteristico del settore nell’Isola, può essere desunto dalla composizione della flotta per sistemi di pesca, ricavata dall’esame delle licenze, dalla quale emerge come nel corso degli anni, ci sia stata una sensibile riduzione del palangaro fisso (-229) e della rete a strascico divergente (-115).
 
Una parte importante dell’indagine riguarda i distretti della blue economy nel Mediterraneo. L’idea è quella di creare una rete di piccoli distretti alimentari, partendo dalla pesca e dalla Sicilia: il “Cluster dei distretti agroalimentari del Mediterraneo”. A tal proposito, l’Osservatorio (riconosciuto ex lege nel 2008) è diventato braccio operativo del distretto e dell’Amministrazione regionale.
 
Rigenerazione delle risorse naturali, cura dei nostri mari, sostenibilità e innovazione nei processi produttivi, responsabilità individuale e collettiva dalla produzione al mercato, la creazione di nuove figure professionali: sono questi gli “asset” della strategia 2017-2020 del Distretto della pesca e della crescita blu. Una strategia importante che prevede, tra l’altro, la necessità di limitare i rigetti in mare attraverso la valorizzazione di risorse marine non adeguatamente utilizzate e l’uso degli scarti della pesca in altri processi produttivi, ad esempio in acquacoltura.

Articolo pubblicato il 11 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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