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Quotidiano di Sicilia

Filogovernativi e Filocittadini
di Carlo Alberto Tregua

Lavorare per l’interesse generale 



Qualche giorno fa, ho assistito a un’assemblea di un’importante associazione imprenditoriale siciliana, aderente alla Confederazione nazionale, in cui abbiamo ascoltato parole forti sul ruolo dell’impresa in Sicilia che deve esercitare la propria attività da protagonista. Parole ancora più forti sono state pronunciate nei confronti della burocrazia regionale, votata a dire sempre di “No” piuttosto che aiutare le imprese, non con favori, bensì con un’attività ordinaria consistente in risposte negative o positive alle istanze, ovvero al rilascio di concessioni, autorizzazioni e visti in tempi ragionevoli, cioè quelli previsti dalle relative leggi.
Gli energici interventi del presidente e di altri imprenditori costituiscono una svolta nel modo di gestire un’associazione importante, che è parte non irrilevante della Classe dirigente siciliana. Quindi, non possiamo che plaudire alle intenzioni degli esponenti.
 
Tuttavia, per l’obbligo che compete al nostro dovere di fare informazione completa, obiettiva e imparziale, non possiamo tacere come nell’esposizione di una linea di politica associativa, di cui abbiamo fatto cenno prima, sia mancato un anello essenziale. Precisamente, non è stato indicato il modo, il come fare, perché gli auspici, le intenzioni, i desiderata dell’associazione producano risultati concreti.
Inoltre, non è stato detto alcunché relativamente la funzione sociale che l’impresa deve avere, senza cui rimane soltanto l’interesse provatistico degli associati, che non è certamente quello che serve al mondo dell’imprenditoria ed ai cittadini.
L’attività d’impresa è tutelata dall’articolo 41 della Costituzione. ma ogni soggetto che opera nella società non può esimersi dal destinare una parte della propria attività all’interesse generale.
Se pezzi della Classe dirigente, che hanno un ruolo importante in Sicilia, non hanno mantenuto la responsabilità della funzione sociale e si occupano soltanto degli affari propri, si spiega come le cose vadano male.
Quanto precede, ci ricorda l’acronimo Nimby (Not in my back yard), cioè si può fare di tutto, tranne che nel mio giardino.
 
Ed anche quel modo di pensare arabo, secondo cui è bene spazzare e pulire dentro la propria casa, mentre tutto ciò che sta dalla soglia in avanti, sui marciapiedi, sulle strade e negli altri luoghi pubblici, non ci importa per niente. Come se le cose pubbliche fossero cosa loro e non cosa nostra.
La filippica nei confronti dei dirigenti regionali è stata molto dura. Con tale termine ci si riferisce alle orazioni pronunciate da Demostene (384 a.C.–322 a.C.) contro Filippo II di Macedonia (382 a.C.–336 a.C.), tra il 351e il 341 a.C.
Nel discorso da noi udito, abbiamo sentito un sotteso, e cioè che i problemi dei singoli associati, costituiti dall’indolenza e dall’inattività dei dirigenti regionali, vengono risolti caso per caso in via riservata.
Questo è uno dei guai della Sicilia, e cioè che anziché preoccuparci di far funzionare in modo ordinario la Pubblica amministrazione, e quindi portare all’opinione pubblica disservizi e disfunzioni, cerchiamo di risolvere le cose privatamente. No, i panni sporchi si lavano in piazza.
 
Da quarant’anni ci sforziamo di indicare alla Classe dirigente la sua funzione sociale di traino, come anche codificato ne “Le contrat social” di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), pubblicato nel 1762.
Quando la Classe dirigente viene meno alla sua funzione sociale perseguendo gli interessi di parte, il danno conseguente per tutta la collettività è evidente. Ecco perché abbiamo intitolato l’ultimo libro “Classe dirigente, se ci sei batti un colpo”.
È assolutamente necessario che organizzazioni imprenditoriali, sindacali, professionali e altri soggetti, concertino azioni comuni per fare la necessaria pressione nei confronti della Regione, sia sul ceto politico che su quello burocratico, anziché essere “Filogovernativi”. Un’attività spesso dimenticata.
Non è più accettabile che la Sicilia sia la prima Regione per povertà (26,1%, Istat) e l’ultima per Pil e Reddito pro capite. I siciliani non hanno l’anello al naso e non possono più sopportare questi comportamenti irresponsabili delle istituzioni.
Perciò occorre agire come “Filocittadini” e non come “Filogovernativi”.

Articolo pubblicato il 15 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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