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Ddl di Barbagallo (Pd) di ridurre da 90 a 70 i deputati va unito all’eliminazione dell’equiparazione al Senato
di Raffaella Pessina

Risale al 9 giugno del 2008, rimasto in sopeso otto mesi fino al 25 febbraio 2009 quando la commissione Statuto l’ha respinto. Adesso Barbagallo ha chiesto che venga trattato alla prossima seduta Ars, ma ancora non è iscritto all’odg

Tags: Ars, Giovanni Barbagallo



PALERMO - Il 9 giugno del 2008 il deputato Barbagallo (Pd) ha presentato un disegno di legge (n. 52) dal titolo: “Schema di progetto di legge costituzionale recante modifiche dello Statuto della Regione Siciliana”. Nel documento, costituito da un solo articolo viene prevista la riduzione dei deputati da 90 a 70. Nella relazione viene motivata la richiesta con la necessità da parte dell’Assemblea Regionale di dare vita ad una politica di rigore e di sana amministrazione, “sia per recepire la forte richiesta proveniente dai cittadini, sia per introdurre elementi di modernizzazione volti a creare apparati, uffici e strutture meno elefantiache tali da pesare in maniera proporzionata ed accettabile sulle pubbliche amministrazioni”. In tal senso veniva proposta la modifica dell’art. 3 comma 1 dello Statuto per diminuire i deputati. Il disegno di legge è rimasto in sospeso per quasi 8 mesi fino a quando, nella seduta dal 25 febbraio del 2009 della Commissione Statuto, è stato respinto senza neanche essere stato trattato.
Nella nota in cui veniva notificato che il disegno di legge era stato respinto si specificava anche che in base all’art 64 del Regolamento Interno, l’Aula avrebbe potuto valutare la proposta della Commissione di non passaggio all’esame dell’articolato. Ancora un anno di attesa e Giovanni Barbagallo ritorna alla carica con una nota inviata la scorsa settimana al Presidente dell’Ars Francesco Cascio in cui chiede di inserire all’ordine del giorno il disegno di legge sulla riduzione dei deputati. Cascio si è detto d’accordo “perchè ritengo che sia importante fare tutto il possibile per ridurrre i costi della politica. Valuterò – ha concluso Cascio – la strada tecnicamente più opportuna”.
Ma Barbagallo non si ferma qui: ha anche proposto di eliminare le indennità aggiuntive dei deputati.”La mia proposta  - dice Barbagallo -  nasce da una anomalia eclatante riprovevole sul piano etico: noi abbiamo ridotto gli assessori negli enti locali e le indennità per i vice presidenti dei consigli comunali e delle province. Si tratta di indennità molto irrisorie. Non ha senso mantenere i privilegi dei deputati”.

Perchè la sua proposta di ridurre le indennità aggiuntive dei deputati non è stata neppure trattata?
“La mia proposta è stata liquidata senza essere trattata dall’Ufficio di presidenza dell’Ars. Eppure si sarebbero potuti risparmiare molti soldi dei contribuenti: i conti sono presto fatti: ognuno dei due vicepresidenti dell’Ars incassa una indennità aggiuntiva di 5.149 euro lordi al mese . I tre questori si fermano a 4.962 euro ciascuno. I tre segretari del Consiglio di presidenza percepiscono 3.318 euro e la stessa cifra guadagnano i dieci presidenti delle commissioni legislative. I 23 vicepresidenti ottengono 829 euro in più al mese, mentre i 22 segretari delle stesse commissioni ricevono 414 euro. (Il totale ammonta a 96.493,00 euro) Risorse finanziarie aggiuntive vengono percepite anche da coloro che vengono nominati assessori. Questi soldi si aggiungono ad uno stipendio base di circa 11 mila euro al mese. Una regione che per far quadrare il bilancio deve vendere i propri immobili non può continuare a rinviare il problema dei costi della politica”.
Al momento non risulta iscritto ancora all’ordine del giorno di una seduta dell’Assemblea il ddl di Barbagallo. Lo stesso presidente Cascio, ha sottolineato, però: “va considerato che già altre regioni hanno proceduto nel senso dei tagli e lo stesso governo nazionale ha in cantiere riforme istituzionali che vanno in questa direzione”.

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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    (20 gennaio 2010)
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