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Quotidiano di Sicilia

Competenze, sfogo con tirocini extracurriculari
di Carlo Alberto Tregua

Sì da Conferenza Stato-Regioni



La Conferenza Stato-Regioni, denominata ormai terza Camera (perché i provvedimenti legislativi concorrenti tra Stato e Regioni si risolvono in quella sede) ha approvato, con delibera del 25 maggio 2017, le “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento”. La delibera è valida su tutto il territorio nazionale compresa la Sicilia.
Perché è importante tale atto? Perché viene dato il via libera alla formazione di tutti quei cittadini che, essendone carenti, non riescono a trovare lavoro non perché esso non vi sia, ma perché loro non sono in condizione di soddisfare le richieste delle imprese.
È noto a tutti che il lavoro produttivo, quello che produce ricchezza, è sempre più qualificato. Ormai stanno sparendo gli operai dalle catene di montaggio; non ci sono più quelli che rappresentava ironicamente Charlie Chaplin in “Tempi moderni”. Le catene di montaggio sono robotizzate e la manualità è sempre più ridotta.
Ovviamente il discorso non vale per tutte le attività produttive: specialmente nel lusso, nell’abbigliamento e negli accessori ancora la manualità è importante, anche se sempre più qualificata, perché i prodotti richiesti dal mercato devono essere migliori di quelli del passato.
 
Dunque, i tirocini formativi, secondo la citata delibera, possono essere di due tipi: curriculari ed extracurriculari. Essi hanno come fonte la “Raccomandazione” sul quadro di qualità sui tirocini del 10 marzo 2014, con la quale il Consiglio dell’Unione europea ha ritenuto di intervenire direttamente in materia.
Il tirocinio, secondo la Raccomandazione, è “un periodo di pratica lavorativa di durata limitata, retribuito o no, con una componente di apprendimento e formazione il cui obiettivo è l’acquisizione di una esperienza pratica e professionale, finalizzata a migliorare l’occupabilità e facilitare la transazione verso una posizione regolare”.
Quanto precede è tutt’altra cosa di quel vergognoso reddito di cittadinanza proposto dall’M5S, che si preoccupa di remunerare chi non ha competenze e voglia di lavorare piuttosto che stimolare i cittadini a saperne di più e quindi a trovare lavoro produttivo.
La Raccomandazione indicata è importante: forse proprio per questo è scarsamente conosciuta nel mondo del lavoro e in quello di imprese, Pa ed Enti del terzo settore (Ets).
 
I soggetti ospitanti possono fare entrare nei loro organici qualunque persona in stato di disoccupazione, ai sensi dell’articolo 19 del Dlgs 250/2015, compresi coloro che hanno completato i percorsi di istruzione secondaria superiore e terziaria, anche inoccupati, e i beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, nonché disabili e svantaggiati.
Il tirocinio non può essere superiore a 12 mesi salvo che per i soggetti disabili (per i quali può estendersi a 24 mesi).
Va sottolineato che i soggetti ospitanti non solo possono essere le imprese, ma anche istituti del terzo settore e pubblica amministrazione. Ovviamente il numero non è illimitato: è circa di una unità per ogni cinque dipendenti assunti con contratto a tempo determinato o indeterminato.
La Regione siciliana dovrebbe procedere ad attivare le convenzioni con i soggetti promotori e quelli ospitanti. Intanto, le linee guida sono state già recepite con delibera di Giunta di Governo n. 292 del 19/7/2017.
Occorre assicurare i tirocinanti all’Inail e per la responsabilità civile verso i terzi, con idonea compagnia assicuratrice.
 
Il tirocinante è seguito da un tutor, il quale deve formarlo sulla base di un progetto. Alla fine del percorso il tutor rilascerà un attestato che dovrà affermare, con verità, le attività svolte ed i risultati. è prevista un’indennità di partecipazione da corrispondere al tirocinante non inferiore a 300 euro lordi mensili, mentre il tirocinante non perde lo stato di disoccupazione eventualmente posseduto.
I rapporti sono soggetti a controlli per evitare eventuali abusi.
Fatto il quadro che precede, ci auguriamo che imprenditori, dirigenti pubblici e responsabili degli Enti del terzo settore utilizzino al massimo questo importante strumento. Non già per dare un minimo sollievo finanziario al tirocinante, peraltro non rilevante, quanto per metterlo nelle condizioni di acquisire capacità lavorative e quindi trovare un lavoro a tutto tondo, anche a tempo determinato.
Importante è apprendere e lavorare, non cacciare mosche.

Articolo pubblicato il 17 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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