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Giustizia: Di Matteo diffamato, carcere per Sallusti e Sgarbi
di Redazione

Contrariamente a quanto si era appreso in un primo tempo il giudice monocratico di Monza non ha sospeso la pena. Sei mesi di reclusione al critico per aver diffamato il magistrato palermitano con un articolo su Il Giornale diretto da Sallusti, che ha avuto tre mesi per omesso controllo

Tags: Sgarbi, Diffamazione, Condannato, Sallusti, Di Matteo, Il Giornale, Omesso, Controllo



Il giudice monocratico di Monza Bianchetti ha condannato Vittorio Sgarbi a sei mesi di reclusione per avere diffamato, sul Il Giornale, il magistrato palermitano Nino Di Matteo.
 
A tre mesi, per omesso controllo, è stato condannato il direttore del quotidiano Alessandro Sallusti.
 
Se venissero confermate in secondo grado e in Cassazione le condanne Sallusti e Sgarbi dovrebbero scontare la pena in carcere, qualora non chiedessero una misura alternativa alla detenzione, come l'affidamento in prova.
 
Il giudice di Monza, infatti, a differenza di quanto si è saputo in precedenza, non ha applicato la sospensione condizionale.
 
Nel 2012 Sallusti venne condannato per diffamazione a 14 mesi di reclusione dalla Cassazione e, dopo aver scelto di non chiedere l'affidamento, finì ai domiciliari e poi l'allora presidente della Repubblica Napolitano gli concesse la grazia.
 
Dopo la condanna, tra l'altro, l'allora procuratore di Milano Bruti Liberati intervenne anche contro la linea dell'Ufficio esecuzioni per far applicare la cosiddetta 'doppia sospensione' della pena che portò ai domiciliari e non al carcere previsto il direttore de 'Il Giornale'.
 
L'articolo ritenuto diffamatorio era stato pubblicato nella rubrica Sgarbi Quotidiani il 2 gennaio del 2014.
 
Entrambi dovranno risarcire i danni al pm, ora in servizio alla Dna, da liquidarsi in sede civile.
 
Il giudice ha comunque concesso a Di Matteo, difeso dall'avvocato Roberta Pezzano, una provvisionale immediatamente esecutiva di 40 mila euro.
 
Sia Sgarbi che Sallusti hanno avuto le attenuanti generiche.
 
Nell'articolo incriminato, intitolato "Quando la mafia si combatte soltanto a parole", Sgarbi scriveva: "Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice. Ne garantisce il peso e la considerazione".
 
E ancora: "c'è qualcosa di inquietante nella vocazione al martirio (del magistrato ndr)" e "gli unici complici che ha Riina sono i magistrati".

Articolo pubblicato il 18 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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