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Quotidiano di Sicilia

Gigino, Matteo e il presidente burattino
di Carlo Alberto Tregua

Governo, una situazione kafkiana



A Napoli, in Campania, chi si chiama Luigi viene soprannominato Gigino. Così è per il sindaco De Magistris e così è per il capo politico di M5s, Di Maio.
Dunque, Gigino è uno dei protagonisti di questa vicenda kafkiana, l’altro è Matteo Salvini. I due operano con un convitato di pietra: il presidente del Consiglio. Ma non si tratta di una persona in carne e ossa, bensì di un ipotetico personaggio che dovrà esercitare l’importantissimo ruolo di capo del Governo.
Ora, ci chiediamo, come è possibile che vi siano due soggetti politici, appunto Gigino e Matteo, i quali formulano un contratto che sottoscrivono e, poi, chiamano una cosiddetta personalità per la sua esecuzione? Senza offesa per nessuno, questa personalità potrebbe essere tranquillamente denominata burattino, dato che i burattinai sono i due contraenti.
Perché vicenda kafkiana? Perché Kafka su circostanze concrete non raggiunge mai un fine, restando nella fantasia.
 
Molti si chiedono come mai il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia lasciato corda lunga ai partiti, non già perché si impiccassero, ma per esplorare qualunque possibilità di dare un governo politico al nostro Paese.
Qualcuno ha criticato il Presidente per la sua strategia, ma noi riteniamo che stia ben gestendo questa difficilissima vicenda politica perché nessuno, ma proprio nessuno, possa criticarlo di dirigismo.
Dopo il Governo politico, se malaguratamente non si dovesse realizzare, vi sono solo altre due soluzioni: il Governo istituzionale e, nel caso non riuscisse a ottenere una maggioranza parlamentare, elezioni, che verranno gestite dallo stesso Governo istituzionale.
Al momento in cui scriviamo queste note, sembra che lunedì debba nascere il nuovo governo, nonostante la nebulosità su problemi importanti come quello delle infrastrutture e del reddito di cittadinanza, per cui vi sono ombre sul parto.
In ogni caso, desta curiosità pensare chi mai possa accettare di fare il presidente del Consiglio, quando di fatto, anziché essere il capo del Governo, è un mero esecutore di volontà altrui, senza neanche potersi scegliere la propria squadra.
 
Infatti, i ministri vengono proposti dal presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica, il quale li nomina, se di suo gradimento, ovvero se idonei a fare scelte politiche in conformità alla Costituzione.
Nel passato, da molte parti politiche e mediatiche si indicava il Presidente della Repubblica come un notaio. Bene ha fatto Mattarella a ricordare che la sua non è per niente una figura notarile. Infatti, nel nominare il presidente del Consiglio, che lui sceglie in base ai risultati delle consultazioni, e successivamente i ministri, osserva costantemente la Costituzione di cui è il massimo garante, anche per le altre importanti funzioni (come presidente del Csm, Capo delle Forze armate e le altre che la Carta fondamentale gli assegna).
Di Maio e Salvini sembrano uniti sulla questione che riguarda l’Unione europea. Ambedue si dichiarano europeisti, eppure sono contro i vincoli monetari del deficit ed una gestione franco-tedesca dell’Europa.
 
Su quest’ultima parte hanno parzialmente ragione, ma sul disavanzo annuale no, per la semplice ragione che la nostra Costituzione (art. 81 comma 4) prevede il pareggio di bilancio. Quindi lo sforamento deve essere un evento eccezionale in relazione a condizioni economiche e sociali straordinarie.
Gigino e Matteo non sono d’accordo sulle infrastrutture (Tav), perché il primo preferisce l’assistenzialismo, mentre il secondo vuole lo sviluppo. Non sono d’accordo sulla Fornero perché il primo intende modificarla, il secondo abolirla. La Flat tax li divide, anche se l’imposta unica già, secondo notizie di agenzia, si è scissa in due: 20 e 23%. Quindi, le attuali cinque aliquote si riducono a due, il che fa sembrare irrilevante la questione.
Gigino e Matteo sono sulla graticola. Se non fanno il governo, come spiegheranno ai loro elettori la loro incapacità alle prossime elezioni? E, se lo fanno, come spiegheranno ai proprie elettori che non potranno realizzare neanche una minima parte delle loro roboanti promesse per mancanza di denaro?
Ci sembra che la scena si sia cristallizzata. I due, come ci ha ben raccontato Samuel Beckett (1906-1989), aspettano Godot.

Articolo pubblicato il 19 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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