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La Commissione Bilancio esita "il collegato"
di Raffaella Pessina

Critica l’opposizione, Lupo (Pd): “La montagna ha partorito il topolino”. Via libera al Grande Irfis con la fusione di Ircac e Crias 

Tags: Ars, Bilancio



PALERMO - La Regione Siciliana ha presentato in occasione dell’Audizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul Def 2018, tenutasi presso le Commissioni Speciali di Camera e Senato, gli oneri relativi al concorso per il risanamento della finanza pubblica a carico dei siciliani.
 
Sulla relazione presentata dal Vicepresidente e Assessore per l’Economia, Gaetano Armao, è stato evidenziato il consistente contributo in termini di concorso reso dalla Regione e dalle ex Province siciliane (ora liberi consorzi e città metropolitane) nel periodo 2012-2018, che ammonta nel periodo complessivamente alla iperbolica cifra di 8 miliardi e 300 milioni di euro.
 
Il contributo è costantemente cresciuto negli anni oltre ogni ragionevole misura e con determinazione unilaterale dello Stato basti pensare che nel corso dell’ultimo quadriennio (2015-2018) ha raggiunto un ammontare di circa 5 miliardi e 700 milioni di euro. Ci si chiede come sia possibile che una regione con una forte crisi economica da diversi anni possa avere corrisposto tutti questi soldi togliendoli all’economia siciliana.
 
Anche l’attuale governo regionale non intende stare con le mani in mano: “Intendiamo contestare questo modo di procedere - ha detto Armao - che comprime oltre ogni ragionevole misura, soprattutto se aggiunto al taglio del 3% sulla spesa corrente concordato nella precedente legislatura, ed in termini di gran lunga superiori ad ogni altra Regione italiana - ha precisato Armao - abbiamo già per questo impugnato il bilancio dello Stato 2018 ed attendiamo l’insediamento del nuovo Governo per chiedere l’immediata prosecuzione del negoziato per la revisione di queste condizioni inique”.
 
Già da mesi Musumeci e Armao sono decisi a rivedere le condizioni stabilite dai governi precedenti con lo Stato e firmati dal precedente presidente della Regione Rosario Crocetta. Manca l’interlocutore principale per la Sicilia, poiché il Governo nazionale è ancora in alto mare.
 
Intanto, la Commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana ha esitato il ddl denominato “collegato” alla finanziaria.
Via libera alla nascita di Grande Irfis con la fusione di Ircac e Crias anche se con modifiche apportate rispetto alla proposta originale del governo. Niente da fare invece per la riforma degli Iacp e la trasformazione in un unico organismo con la cancellazione delle dieci strutture attualmente esistenti.
 
La maggioranza ha deciso così di riproporla sotto forma di emendamento in Aula.
Bocciata anche la riforma dell’Esa e anche per questa terza riforma si tenterà una riscrittura per portare in aula un maxi emendamento. Se anche in quella occasione il testo non passerà, lo stesso diventerà un disegno di legge per essere esaminato in un altro momento.
 
Per la restante parte dell’articolato proveniente dagli accantonamenti fatti in finanziaria non sembra esserci alcuna complicazione.
Il testo è stato incardinato mercoledì scorso e l’Aula comincerà ad affrontare l’articolato martedì della prossima settimana.
Critica l’opposizione: “La montagna ha partorito il topolino – ha detto il capogruppo del Pd all’Ars Giuseppe Lupo – riforme inadeguate ed insufficienti che non avrebbero potuto certamente essere realizzate con il rinvio a decreti del presidente della Regione. Le riforme, come abbiamo sempre sostenuto le approva il parlamento”.
“Il governo Musumeci, ad oltre sei mesi dall’insediamento, è fermo ai blocchi di partenza”, ha aggiunto.

Articolo pubblicato il 19 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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