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Quotidiano di Sicilia

Corsa alla terra per trentamila giovani
di Elio Sofia

Coldiretti: i numeri di coloro che nel 2016/17 hanno presentato domanda per l’insediamento in agricoltura attraverso il Psr. Il 61% delle richieste è concentrato al Sud e nelle Isole, il 19% al Centro e il resto nel Nord del Paese 

Tags: Lavoro, Sicilia, Agricoltura



CATANIA – Ciò che emerge dallo studio della Coldiretti intitolato “Ritorno alla Terra” e presentato al primo “Open Day dell’agricoltura” è un ritorno al lavoro dei campi a dir poco epocale per quasi 30mila giovani che nel 2016/2017 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura attraverso i Piani per lo sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea.
 
Dati che non si registravano dall’avvento della rivoluzione industriale con ben il 61% delle richieste concentrato al sud e nelle isole, il 19% al centro e il resto nel nord del paese. Il presidente dell’associazione Roberto Moncalvo ha sottolineato che “Il mestiere della terra non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma è la nuova strada del futuro per giovani generazioni istruite e con voglia di fare tanto; ciò è dimostrato dal fatto che le domande ad oggi presentate già superano di circa il 44% il totale degli insediamenti previsti per l’intera programmazione fino 2020 secondo l’analisi della Coldiretti sui dati regionali”.
 
Il sondaggio Coldiretti/Ixè ha evidenziato che il 57% dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare presso una multinazionale (solo il 18%) o fare l’impiegato presso lo sportello di una banca (altro 18%); a tal proposito per sostenere tale scelta i giovani della Coldiretti hanno messo su una task force ad hoc che opera a livello territoriale attraverso corsi di formazione, consigli per l’accesso al credito e tutor. Analizzando i dati regionali scopriamo subito che la Sicilia è la regione che ha presentato il maggior numero di domande, ben 4.700, per l’insediamento in agricoltura attraverso i Piani per lo sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea, seguita dalla regione Puglia (4.540) e dalla Toscana (2.763); chiudono la classifica regionale il Friuli – Venezia Giulia con 172 e la Valle D’Aosta con sole 39 domande presentate.
 
Coldiretti ha anche stilato un breve decalogo con le dieci regole d’oro da seguire per poter avviare un valido progetto di lavoro nei campi: 1) Avere un’idea ben chiara di quello che si vuole fare; 2) Studiare il territorio nel quale si vuole investire, mercati e normative; 3) Progettare un business plan solido della propria idea imprenditoriale; 4) Disegnare una mappa delle fonti di finanziamento; 5) Individuare la banca o il bando pubblico a cui rivolgersi(bandi regionali, ministeriali ed europei); 6) Verificare le possibilità di accesso alle risorse; 7) Cercare con CreditAgri le garanzie per il finanziamento; 8) Presentare il progetto per accedere al credito bancario; 9) Presentare il progetto per accedere ai fondi pubblici; 10) Realizzare il progetto.
 
Ma fra i maggiori ostacoli da superare c’è anche il costo elevato della terra visto che – spiega un’analisi Coldiretti su dati Eurostat – quella arabile in Italia è la più cara d’Europa con un prezzo medio di 40.153 euro all’ettaro: si va dai 17.571 euro della Sardegna ai 30.830 euro della Puglia, dai 40.570 euro del Lazio ai 42.656 della Toscana, dai 65.759 della Lombardia ai 68.369 del Veneto fino al record europeo della Liguria con 108mila euro all’ettaro.
 
In Italia terreni agricoli che hanno un valore di 9,9 miliardi sono di proprietà delle amministrazioni pubbliche che hanno addirittura incrementato il loro valore del 31% negli ultimi quindici anni; si tratta di terreni fertili, ma il più delle volte sottoutilizzati, in quanto privi di una conduzione imprenditoriale capace di valorizzarli in maniera adeguata, attraverso l’impiego di know-how e soluzioni che guardano al mercato.
 
L’affidamento di questi terreni ai giovani agricoltori potrebbe togliere la Pubblica amministrazione dal compito davvero improprio di coltivare la terra, ma soprattutto avrebbe il vantaggio di rispondere alla domanda delle nuove generazioni, per le quali la mancanza di disponibilità di terreni da coltivare rappresenta il principale ostacolo all’accesso al settore.

Articolo pubblicato il 19 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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