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Governo: Di Maio, Salvini e il Re Travicello
di Redazione

Domani i due leader saliranno al Colle per presentare a Mattarella l'esecutivo pentaleghista e soprattutto il premier, che resta un oggetto misterioso e si teme possa essere una sorta di burattino. Il Sud lasciato al suo destino

Tags: Di Maio, Salvini, Mattarella, Giusti, Tregua, Re Travicello, Conte



Nel 1841 Giuseppe Giusti - quello di Sant'Ambrogio - scrisse "Re Travicello", poesia satirica che calza a pennello con l'attuale situazione politica, perfettamente descritta peraltro dal nostro direttore Carlo Alberto Tregua nel suo fondo di ieri dal titolo "Gigino, Matteo e il presidente burattino".
 
Domani, come tutti sanno, Di Maio e Salvini saliranno al Colle per consegnare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il nome del nuovo premier al termine di una trionfalistica operazione di comunicazione che ruotava attorno al cosiddetto "contratto" di Governo con tanto di certificato di garanzia dell'approvazione popolare rappresentato dalle votazioni sulla grillina piattaforma web Rousseau e dagli analogici "gazebi" (inutile spiegare ai leghisti che la parola non ha plurale: proprio non entra loro in testa) del Carroccio.
 
Peccato che il complesso dei "votanti" non superi le centomila persone. Una goccia nel mare rispetto ai 51 milioni di elettori italiani.
 
Si sta facendo credere, insomma, che questo governo nasca da una forte partecipazione popolare mentre viene spinto dalla nuova oligarchia pentaleghista: lo 0,1 per cento dell'elettorato.
 
Salvini protesta: "Abbiamo già fatto un lavoro che non è mai stato fatto" afferma, parlando del "contratto" (peraltro ancora molto controverso).
 
Per esempio hanno deciso di "non individuare specifiche misure" per il Mezzogiorno, "pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali", mentre il resto dei provvedimenti economici è tutto per il nord: flat tax e riduzione del cuneo fiscale, mentre per lo sviluppo di quel Mezzogiorno che ha votato in massa il M5s nel contratto non c'è nulla.
 
 
Inoltre, a proposito del metodo, gli osservatori rinfacciano a Salvini e Di Maio quel che è stato ribattezzato il Manuale Cencelli 2.0 e che ha portato a studiare contrappesi per il gruppo politico, tra M5s e Lega, che non avrà il premier.
 
Quest'ultimo sarebbe già stato individuato e comunicato informalmente a Mattarella.
 
Salvini l'ha definita "Una figura che va bene a entrambi con esperienza professionale incontestabile e che ha contribuito alla stesura del programma".
 
Di Maio ha rincarato la dose: "Una persona amica del popolo".
 
"Senza offesa per nessuno - ha scritto ieri Tregua -, questa personalità potrebbe essere tranquillamente denominata burattino, dato che i burattinai sono i due".
 
Un Re Travicello, appunto. "Piovuto ai ranocchi" come nella favola di Fedro.
 
Nella massa gracidante Giusti identificò gli italiani non ancora italiani, affermando che "Un popolo pieno/Di tante fortune/Può farne di meno/Del senso comune" (divertenti le illustrazioni della poesia da parte dei bambini di FestaReggio con Rò Marcenaro).
 
 
Se ci fosse, il senso comune, si darebbe retta alle parole pronunciate ieri in Sicilia da Antonio Tajani "Dobbiamo stare attenti a non stravolgere la Costituzione" e "In Europa c'é grande preoccupazione".
 
"Parlano - ha risposto piccato Di Maio - di rischio dittatura? Questo sarà anche un governo inaspettato, ma è un governo votato dal popolo italiano. Se ne dovranno fare una ragione".
 
Insomma, il Re Travicello ancora non c'è e già produce clamore. Per dirla con Giusti "Calò nel suo regno/Con molto fracasso/Le teste di legno/Fan sempre del chiasso...Per farsi fischiare/Fa tanto bordello/Un Re Travicello?".
 
Tra i nomi più insistenti per il ruolo di premier, quello di Giuseppe Conte, docente di Diritto privato indicato in campagna elettorale come ministro pentastellato alla Pubblica amministrazione. Ma il problema non è la persona: è il metodo.
 
Come la mettiamo con la polemica furibonda dei grillini su Matteo Renzi che faceva il premier pur non essendo stato eletto dal popolo?
 
Il nodo da sciogliere, insomma, più che nei Re Travicelli, sta nel popolo delle rane, nel gracidare senza senso dei social media, nelle nuove oligarchie così facili da controllare che la dittatura può essere dietro l'angolo.
 
"Spero che nessuno in Europa e in Italia ci metta i bastoni fra le ruote" dice Di Maio, in attesa di presentarsi a Mattarella a braccetto con Salvini con il nome del premier.
 
C'è ancora tutta la notte. Dunque "Dormite contente/Costì nella mota/O bestie impotenti/Per chi non ha denti/È fatto a pennello/Un Re Travicello!".
 
A proposito: ieri Di Maio è tornato improvvisamente No Tav.
 
Chi glie la porta la notizia a Salvini?
 
 

Articolo pubblicato il 20 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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