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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Spesa per il sociale in picchiata per salvare le casse comunali
di Luca Insalaco

In città ci sono 85 strutture che svolgono servizi. Errore: “Un business del Terzo settore”. Fondi ridotti di 15 mln € in tre anni. Possibile “riparazione” nel prossimo preventivo

Tags: Palermo, Angela Errore, Terzo Settore



PALERMO – L’amministrazione comunale deve fare i conti con le finanze disastrate delle ex municipalizzate e per tappare le voragini si guarda sempre al sociale.
Emblematico in tal senso è il caso dei rimborsi per le comunità che ospitano i minori su disposizione dell’autorità giudiziaria. Somme che una nota dell’Ufficio di gabinetto del sindaco del 13 novembre scorso destinava al finanziamento dell’incremento del contratto di servizio con l’Amia. Il sindaco, dal canto suo, ha nei giorni scorsi assicurato che, risolti i problemi delle aziende comunali - Amia in testa - le attenzioni dell’amministrazione saranno rivolte a quei settori che finora hanno sofferto la fame. “Il 2010 – ha annunciato – sarà dedicato alla ricapitalizzazione della cultura, del sociale e della scuola. La città beneficerà della lenta ripresa economica di tutto il Paese”. Gli impegni di spesa per il settore sociale, del resto, negli ultimi anni mostrano una tendenza fortemente al ribasso: si va dagli 85,7 mln di euro del 2005 ai 69,6mln di euro del 2008. Stando agli annunci della maggioranza, tuttavia, il bilancio di previsione, il cui varo è previsto per il mese di gennaio, dovrebbe vedere una sorte di riparazione ai tagli perpetrati da qualche anno a questa parte a danno delle fasce deboli della popolazione.

A fronte di una contrazione della spesa nel sociale - va detto - ci sono anche degli errori di gestione rinvenibili nel recente passato, con una gestione poco oculata delle risorse disponibili se non macchiata da dubbi e sospetti di clientelismo (si vedano le polemiche che lo scorso anno hanno interessato anche qualche esponente politico). Si pone, insomma, un problema di qualità della spesa. A fronte, poi, delle difficoltà di sopravvivenza incontrate dalle comunità alloggio, è il caso di ricordare che nell’arco di pochi anni in città si è assistito ad un aumento esponenziale delle strutture attive.

“Le prime strutture sono sorte nel 1999 – ha detto qualche tempo fa Angela Errore, responsabile del Servizio sociale professionale del Comune – e nel giro di qualche anno sono diventate 85, a dimostrazione del fatto che dietro l’inserimento dei minori c’è ormai un vero e proprio business del Terzo settore. Va però ricordato che un bambino in comunità costa circa 2000 euro al mese, un costo che rischia di fare implodere il Comune. L’inserimento in comunità, insomma, deve costituire l’ultima ratio”.
 

 
Case famiglia. Negli ultimi anni registrato un aumento del 15%
 
PALERMO – A fare un quadro della spesa per le comunità alloggio è l’associazione per la tutela dei minori “Adiantum”: “Nell’ultimo quinquennio – viene spiega in un documento – le case famiglia siciliane sono aumentate ad un ritmo del 15% l’anno. Se in tutte e 20 le regioni italiane i minori ospitati in strutture similari sono 32.000, la Sicilia ne annovera circa il 10% del totale (più di 3.000). Se però depuriamo il dato nazionale dagli affidi familiari (circa 17.000), la percentuale siciliana di bambini presenti nelle comunità sale al 20% del totale! Come si spiega? Ogni bambino consente un ricavo di 100 € al giorno, che sale a quasi 200 contabilizzando gli interventi di psicologi ed educatori. A conti fatti, un minore fa fatturare da 3.000 a 6.000  € al mese, che fanno 36.000-72.000 € all’anno. Una comunità che ospita mediamente 10 bambini, fattura da 360.000 a 720.000€ l’anno”. (li)

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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