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Quotidiano di Sicilia

Elisabetta Presidente del Commonwealth
di Carlo Alberto Tregua

In 54 Stati la riconoscono 



Il matrimonio di Harry e Meghan di sabato 19 maggio ha attratto sul piccolo schermo forse più di cento milioni di spettatori.
La cerimonia in pompa magna ha visto la partecipazione festosa dei sudditi della Casa reale (ma che brutta denominazione, chiamare sudditi dei cittadini...).
I seicento invitati nel Castello di Windsor erano ripartiti fra i casati reali ancora esistenti, nonché nobili di ogni parte del pianeta e, d’altro canto, personalità del mondo dello spettacolo.
La Regina Elisabetta ha nominato la coppia duca e duchessa di Sussex, assegnando ovviamente territori e castelli. La neo duchessa proviene da una famiglia borghese statunitense: si dice che sia una donna molto intelligente, caparbia e tenace, qualità che non sembrano invece riconoscersi nel duca. Per cui, anche in questo caso, ci sembra che il caposquadra sia lei. Qualcuno dice che sia un’arrampicatrice: forse lo dice per invidia e gelosia.
 
La novantaduenne Elisabetta di Windsor era accompagnata da Filippo, marito quasi novantottenne. La regnante ha dimostrato vitalità e capacità di colloquiare con tutti. Ecco perché, probabilmente, i suoi sudditi la amano. Peraltro, non mostra intenzione di abbandonare lo scettro, nonostante il figlio Carlo stia per raggiungere i settant’anni. Ecco perché vi è una ridda di ipotesi sul possibile successore, che potrebbe non essere il medesimo Carlo.
La regina del Regno Unito mantiene, per tradizione, una carica di prestigio a livello planetario: ella è presidente del Commonwealth, che raggruppa ben 54 Stati sui 206 esistenti al mondo.
L’associazione, di fatto, è gestita da un segretario generale - in carica vi è Patricia Scotland della Dominica, uno Stato insulare del Mar dei Caraibi - con lo scopo di facilitare la cooperazione tra i suoi membri. Ma il vero punto di riferimento rimane Elisabetta II. Quando ella è andata in giro per gli Stati membri è stata sempre acclamata e riconosciuta come simbolo, oltre che come persona.
Ovviamente la Regina non ha alcun potere politico. Tuttavia ha una funzione unificante e il prestigio per esercitare la moral suasion in qualunque parte dei 54 Stati in questione.
 
 
In Gran Bretagna vi è un detto che può risultare presuntuoso, ma che denota la mentalità di quegli isolani: “Quando c’è nebbia, l’Europa non si vede”. Forse anche per questo modo di pensare una risicata maggioranza del popolo britannico ha votato “Sì” all’uscita dall’Europa.
In questa decisione ha influito un retropensiero che uscendo dall’Ue si potessero rinsaldare e rendere più forti i rapporti con gli Stati Uniti d’America. La relazione madre-figli non è mai venuta meno, fin dal 1776, anno della Dichiarazione d’indipendenza, perché la matrice non si può negare mai.
Il Regno Unito ha sempre dato grande importanza agli armamenti e infatti le forze militari sono alimentate con cospicui finanziamenti. Il che, però, non ha fatto lievitare il debito pubblico che, alla fine di marzo 2017 era dell’88% sul Pil, contro il 132% dell’Italia che, di fatto, non ha forze armate.
Londra è una delle city finanziarie più importanti del mondo, dove dimorano 500 mila italiani, che hanno trovato opportunità adeguate alle loro capacità e si sono stabiliti in maniera organica al sistema.
 
Perché vi abbiamo narrato brevemente delle vicende anglosassoni? Perché c’è del buono in quello che vi abbiamo scritto e noi italiani dovremmo cercare di imitarlo, ovunque si trovi, in Oriente o in Occidente.
I giapponesi hanno fatto fortuna nel dopoguerra, perché quando quei cittadini andavano in giro per il mondo fotografavano tutto e, ritornati in patria, inviavano le loro fotografie alle autorità competenti.
Imitare i sistemi che funzionano è un comportamento positivo. Solo i deficienti, mentalmente parlando, ritengono di essere depositari della verità e della conoscenza, che proprio non hanno.
Se i burocrati italiani copiassero i Piani aziendali di nazioni che funzionano, come quella tedesca o svedese, i servizi migliorerebbero per qualità e quantità. Quanto precede vale anche per i burocrati siciliani.
Non crediamo di avere derapato: il paragone c’entra, eccome!

Articolo pubblicato il 22 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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