Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Laureati in fuga dall'Italia. Sono stati 10.000 nel 2016
di Elio Sofia

Ocse certifica un fenomeno che è raddoppiato negli ultimi 6 anni. Sicilia, Calabria e Basilicata le regioni più interessate 

Tags: Università, Sicilia



CATANIA – Secondo le stime dell’Ocse, l’Italia spende più o meno il 4% del proprio prodotto interno lordo (PIL) per l’intero ciclo di istruzione degli italiani. Una cifra che si aggira attorno ai 69 miliardi di euro. Cifre che non fanno ben sperare tenuto conto del quinto rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile (Bes) che analizzando l’andamento della qualità della vita degli italiani e dell’ambiente circostante, include tra i propri indicatori proprio la capacità del sistema Italia di trattenere i propri talenti una volta terminato il ciclo di studi.
 
Nel 2016 il saldo migratorio dei giovani italiani laureati è negativo con la “fuga” di circa 10mila laureati e il dato rappresenta quasi il doppio di quello registrato nel 2012.
 
L’indicatore osservato è stato quello della mobilità dei laureati rapportato con il tasso migratorio specifico: ossia il rapporto tra il saldo migratorio dei laureati e il corrispondente stock di residenti con riferimento ai soli italiani in età 25-39 anni, fascia di età in cui il potenziale innovativo dei laureati è particolarmente elevato. Il dato è negativo su tutte le regioni che compongo lo stivale senza nemmeno l’eccezione di Lombardia ed Emilia Romagna che però conoscono un fenomeno di mobilità dei laureati di tipo interno (dal Sud al Nord Italia).
 
In Sicilia, Calabria e Basilicata il quadro è decisamente negativo: alle migrazioni verso l'estero, che comportano un saldo negativo tra il -4 e il -7 per mille, si sommano quelle verso altre regioni d'Italia fino ad arrivare a un tasso migratorio tra -26 e -28 per mille. I laureati inoltre in termini percentuali emigrano più della media degli italiani, che comunque non sfigurano (dal 2008 al 2016 sono stati ben 623.885 i nostri connazionali espatriati).
 
La fuga dei cervelli dalle regioni del Mezzogiorno rappresenta il dato più allarmante e critico per le ricadute sulla stabilità e sulla ripresa economica dell’intero paese. Oltre alle carenze strutturali, ai piani di sviluppo inesistenti, la totale mancanza di concrete opportunità lavorative per i neolaureati rappresenta il tassello di un disastro politico economico che si traduce in disagio sociale. Ad essere criticato infatti non è la qualità della formazione visto che il nostro Paese investe nonostante tutto una cifra considerevole per la formazione, e nemmeno la volontà dei giovani laureati di volersi impegnare sul territorio di origine ma il sistema nel suo complesso non consente nemmeno attraverso il ricambio generazionale la possibilità di aperture verso i giovani per implementare lo sviluppo territoriale. Sempre più neolaureati trascorrono periodi all’estero per implementare le proprie competenze linguistiche e decidono poi di fermarsi nel paese straniero per la maggiore possibilità e concreta realizzazione professionale offerta dai nostri competitor commerciali.
 
Quasi tutte le economie avanzate del mondo sono ben disposte ad aprire le proprie maglie per l’ottenimento di visti lavorativi o di specializzazione in favore di giovani laureati altamente qualificati come sono tanti giovani italiani e ciò rappresenta un forte richiamo per i tanti giovani che una volta sbrigate le numerose lungaggini burocratiche legate all’ottenimento del visto, si ritrovano immediatamente catapultati nel mondo del lavoro con un inquadramento in linea con la propria formazione e con le proprie competenze.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus