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Usa meritocratica, Italia assistenziale
di Carlo Alberto Tregua

Euro a due velocità 



Sia con l’amministrazione democratica, Presidenza Barack Obama, che con quella repubblicana, Presidenza Donald Trump, gli Stati Uniti non smettono di crescere con un Pil che si incrementa mediamente oltre il 3% l’anno, contro l’1,5% del nostro Paese.
Ma il 3% sul Pil americano che è di 18.000 miliardi di dollari è di circa 540 miliardi di dollari. L’1,5% dell’Italia, a dir tanto, incrementa il nostro Pil di circa venti miliardi di euro: un abisso.
In Usa la disoccupazione è scesa sotto il 4,1%, in Italia è all’11,4% (Istat, marzo 2017) e in Sicilia al 21,5% (Istat 2017).
Perché questa differenza di risultati fra il Paese nordamericano e la nostra Penisola, che esiste da duemila anni anziché i duecento degli Usa? La risposta è semplice: in Usa il sistema economico-sociale è basato sulla meritocrazia, in Italia è basato, invece, sull’assistenzialismo. In Usa vengono prima i doveri e poi i diritti; nel nostro Paese i Diritti vengono urlati, mentre i Doveri vengono taciuti.
 
Continuiamo sulle differenze: in Usa chi evade il Fisco va in galera (così fu imprigionato Al Capone), in Italia l’evasione fiscale è stimata per l’enorme ammontare di circa 150 miliardi e nessuno va in galera, anzi il programma del nascituro (forse) governo Di Maio-Salvini, prevede una sorta di condono fiscale che premia i furbi, che hanno evaso negli ultimi cinque anni imposte e tasse, e mortifica fortemente quei contribuenti fessi che le hanno pagate fino all’ultimo centesimo.
In Usa il lavoro, si dice, “funziona a porte girevoli”: chiunque viene licenziato o si dimette, entro tre mesi trova una nuova collocazione lavorativa. In Italia esiste quella mastodontica struttura statale che riunisce i Centri per l’Impiego i quali non collocano neanche uno degli iscritti presso le imprese: servono solo a pagare quasi novemila stipendi, tanti sono i dipendenti degli inutili Cpi.
In Usa i giovani si inventano il lavoro: colà il numero delle start up è impressionante, anche perché vengono finanziate dal venture capital. Nel nostro Paese, chi ha una idea nuova trova difficoltà ad avere sostegno finanziario seppure esiste Invitalia; ma il venture capital è sconosciuto.
 
Se Atene piange, Sparta non ride. L’Europa nel suo complesso non va bene, anzi Francia e Germania, e forse anche l’Italia, vogliono instaurare un sistema a due velocità che consiste nel fare andare avanti i Paesi più veloci, senza attendere quelli più lenti.
Il prossimo 10 giugno, il Consiglio d’Europa è chiamato a discutere ed eventualmente deliberare cose importanti: il bilancio dell’Unione per i prossimi sette anni (2021-27); la rimodulazione del Fondo Salva-Stati; rigore nell’applicazione del Fiscal Compact.
Per l’Eurozona, la Bce ha già comunicato che dal prossimo ottobre cesserà di comprare i bond del debito sovrano dai 19 Stati membri (Quantitative easing) e procederà a ritoccare il tasso ufficiale, il che comincerà a far lievitare il costo del debito sovrano di ogni Paese, col conseguente aggravio dei bilanci che dovranno trovare le risorse per coprirlo.
 
L’Europa a due velocità è esattamente la via contraria a quella che dovrebbe imboccare, vale a dire portare avanti quei membri che stanno molto indietro. Ma per far ciò occorrerebbe uno sforzo di tutti gli Stati per inserire regolamenti uguali per tutti in materia fiscale, sociale, sanitaria, infrastrutturale e via elencando. Fino a quando ogni Stato continua a far da sé, l’Europa sarà un insieme di comunità che hanno poco in comune.
Le scuole sono diverse, quella finlandese primeggia in tutto il mondo, quella italiana è agli ultimi posti. La questione dell’immigrazione divide quasi a metà l’Europa, anche se gli Stati forti hanno trovato molto comodo la debolezza del nostro Paese nell’aver accettato in tutti questi anni forse un milione di immigrati. Una debolezza che ci sta costando cinque miliardi l’anno.
Perché questo comportamento dei governi italiani? Vi è una spiegazione elementare. è servito per foraggiare migliaia di cooperative (rosse) e di istituti privati e religiosi (azzurri) che hanno creato una vera industria dell’accoglianza, introitando appunto cinque miliardi l’anno.
C’è speranza che l’Italia diventi meritocratica? Non crediamo, perché corporazioni, cosche, gruppi di privilegiati sono in grande quantità e ognuno succhia il sangue della Comunità, infischiandosene dei cittadini bisognosi.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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