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Pietro Agen: "Aeroporto di Catania: bando da un miliardo"
di Antonella Guglielmino

Forum con Pietro Agen, presidente Camera di Commercio del Sud-Est

Tags: Pietro Agen



Quali sono i principali obiettivi che vi ponete?
“Al primo posto c’è quello di vendere l’aeroporto di Catania. Una sfida che abbiamo accettato insieme all’amministratore delegato della Sac, Nico Torrisi. È un’operazione di circa un miliardo, poiché questa sarà la cifra della base d’asta, anche se a mio avviso si può ottenere molto di più”.
 
A quanto ammonta il bilancio della Camera di Commercio del Sud-Est?
“Ancora non è stato approvato, ma è intorno ai 25 milioni di euro. La vera Camera di Commercio, però, si vedrà un’ora dopo la vendita dell’aeroporto. Attualmente ci stiamo preparando per la gara per gli advisor, la vera chiave di volta. È una gara strana e pericolosa, perché a quel livello non si può scegliere sulla base del solo prezzo offerto, quindi dovremo porre una serie di paletti che tengano lontani gli improvvisatori. Per questo motivo abbiamo pensato a un bando internazionale da redigere e studiare chiedendo consiglio al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, persona di grande levatura”.
 
pietro agen
 
Qual è il cronoprogramma che si è prefissato per questa operazione?
“Entro la fine dell’anno avremo individuato già l’advisor. Poi, nei primi mesi del 2019, tra gennaio e febbraio, dovremo partire con il bando per l’acquisto e successivamente, tra aprile e giugno, concludere con la privatizzazione vera e propria. Avere la tempistica ben definita è importante per raggiungere nel modo più veloce possibile il risultato. Sono un innamorato del crono programma e a tale riguardo ricordo sempre il caso della città di Dresda, che amo particolarmente. Gli amministratori della città avviarono un piano di ricostruzione in dieci–quindici anni con l’obiettivo di ripristinare gli edifici antecedenti la guerra. Recentemente, visitando Dresda, ho avuto il piacere di scoprire che sono in anticipo di un anno sul programma”.
 
Dunque conferma che la base d’asta per la vendita dell’aeroporto sarà di un miliardo di euro?
“Si, sarà questo l’importo, anche perché non mi pare che nessuno dei possibili advisor sia fuggito davanti a questi numeri. Anzi, ritengo che questo possa essere semplicemente un punto di partenza. Quello di Catania è uno degli aeroporti più importanti del mediterraneo e registra numeri di crescita impressionanti. Ha avuto un flop inatteso con l’esperienza di Expo, ma si è ripreso brillantemente grazie all’ingresso di Nico Torrisi, della presidente Daniela Baglieri e del nuovo Cda, facendo un vero e proprio salto di qualità come capacità di attrazione. Siamo però ancora in leggero ritardo per quanto riguarda servizi e ristrutturazioni e occorre ammettere che la struttura è troppo piccola per il flusso di persone che registra ogni anno. Nell’ottica di un necessario potenziamento inaugureremo, si spera prima dell’estate, il Terminal C, che farà da base per una compagnia aerea, molto probabilmente EasyJet. Poi, occorrerà ristrutturare immediatamente la stazione Morandi. Si sta lavorando molto su questo fronte e a riguardo ci sono due tesi: da una parte le vecchie indicazioni dell’Enac per la ristrutturazione; dall’altra quella di chi pensa che sia molto più economico e veloce abbattere e ricostruire. Un’altra scommessa è quella di costruire un ‘finger’ che colleghi l’aereoporto con i parcheggi: già abbiamo acquisto le aree. Il problema del pubblico è la troppa burocrazia, per cui tutto va a rilento. Privatizzando, invece, i tempi si accorciano inesorabilmente”.
 
Ci sono altre novità legate alla Camera di Commercio di cui possiamo dare un’anteprima?
“Sono molte le iniziative che stiamo intraprendendo. Tra le novità più importanti e innovative vi è quella di lanciare un bando pubblico per la pubblicità. Grazie a esso chiederemo ai giornali e alle televisioni di acquistare degli spazi pubblicitari in base alle offerte più vantaggiose. Noi sceglieremo e poi ripartiremo con la comunicazione sui tre territori”.
 
Quali sono le altre priorità su cui vi state concentrando?
“Oltre all’aeroporto, ci sono altri due obiettivi fondamentali. Anzitutto, riunire i vari uffici, perché nel passato vi erano procedure diverse che generavano un triplicarsi dei servizi. Adesso abbiamo creato in ogni settore un unico servizio, istituendo anche delle nuove figure professionali. Ultimo punto, quello più complicato, riguarda le pensioni: abbiamo avviato il risanamento per quanto riguarda questo problema e tra l’altro, nell’ultima finanziaria, siamo riusciti a creare un apposito Fondo pensionistico. Già alcune Camere di Commercio virtuose, come Ragusa e Catania, avevano creato un Fondo, che non era operativo ma una sorta di risparmio. Siracusa, invece, lo aveva semplicemente sulla carta, anche se c’era qualche accantonamento. Siamo riusciti a dar vita a un Fondo regionale che, grazie all’operato del Governo Musumeci e degli assessori Gaetano Armao e Mimmo Turano, i quali hanno sposato l’idea, ha portato all’approvazione della norma in tempi brevissimi”.
 
Quanti dipendenti avete?
“Complessivamente, nelle tre sedi accorpate, operano circa 130 dipendenti. Nel passato, solo a Catania ve ne erano 216, oggi invece sotto i 90. A Siracusa possiamo contare su 15 persone, mentre a Ragusa su 25. Il problema è che non abbiamo giovani: l’età media è di 59 anni. Per questo la mia idea è quella di creare un vivaio di giovani per formarli adeguatamente e, anche se al momento non abbiamo la forza economica per farlo, credo che in futuro riusciremo in questo progetto”.
 
pietro agen
 
Per quanto riguarda le imprese, qual è il trend rispetto al passato?
“Abbiamo registrato un calo, ma poco dopo abbiamo avuto un incremento. Questa crescita però mi suscita delle perplessità, non vorrei che sia frutto della disperazione. Non è mai stato pubblicato un report sulle start-up, che in passato hanno avuto una sopravvivenza di soli tre anni. Purtroppo c’è molta improvvisazione: quando chiedo a un giovane che desidera aprire un’azienda se abbia calcolato quale livello d’incasso avrà il pareggio di gestione, ben pochi dimostrano di essersi posti il problema. Chi gestisce un’azienda agricola come la mia, o di altro genere, sa che bisogna programmare e soprattutto, nella fase iniziale, prevedere un piano B”.
 
Quali sono i rapporti con le tre Amministrazioni comunali dei territori su cui operate?
“Sino a oggi con tutte e tre le Amministrazioni abbiamo avuto un buon rapporto. Per quanto riguarda Catania, mi auguro che il prossimo sindaco abbia il coraggio di valutare l’ipotesi di default, anche se, mi rendo conto, è una scelta forte”.
Le imprese che si iscrivono alla Camera di Commercio devono avere la Pec. Cosa fate nel caso in cui non ne siano dotate?
“Tutte le imprese devono esserne dotate e oggi stiamo andando verso delle restrizioni, anche per quanto riguarda i versamenti. L’imprenditore è obbligato ad avere la Pec per legge, Pec che spesso affida al suo consulente e questo, in molti casi, non favorisce un collegamento diretto tra le Camere di Commercio e le attività locali. Ci sono però anche altri problemi: basti pensare che nella Camera di Commercio di Catania, prima dell’accorpamento, si è registrato il più alto numero di aziende che non hanno dichiarato l’inizio attività. Viene da pensare che possa essere una strategia per rinviare i versamenti contributivi. Per quanto riguarda la gestione delle aziende siamo molto avanti, totalmente digitalizzati. In poche settimane siamo in grado di iscrivere nuove attività e variare eventuali dati. Mi chiedo perchè altri Enti non utilizzino il nostro software”.

Articolo pubblicato il 26 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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