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Quotidiano di Sicilia

Dei tre Conte preferisco il primo
di Carlo Alberto Tregua

Matteo ha fottuto Gigino



Paolo Conte, famoso autore e cantante (Azzurro, Bartali, Onda su onda) ha ispirato generazioni con i suoi testi densi di significato e la sua orchestrazione originale. Una persona schiva, non certo di vastissimo consenso, ma che piace alle persone per bene.
Antonio Conte, un grande allenatore, ha vinto con Juventus, Chelsea ed è stato bravo Ct della nazionale. Ha mostrato capacità e meriti, arricchendo un curriculum di tutto rispetto. Il terzo Conte in rassegna è durato l’espace d’un matin. Oscuro professore universitario, dicono buon avvocato, ma non certo una personalità evidente, tanto che ha accettato il ruolo quasi di un portavoce di due “padroni” o soci, che lo hanno incaricato di fare il presidente del Consiglio.
Un presidente del Consiglio da due piedi di argilla costituiti da Salvini e Di Maio, acerrimi nemici in campagna elettorale e convertiti in un solido (apparentemente) legame, strumentale a fare un governo, quel governo del cambiamento denso di promesse irrealizzabili per la più banale delle ragioni: alcuna disponibilità di risorse aggiuntive.
 
Da com’è finita la storia si è capita quella storia. Mattarella è stato rigoroso, ma sufficientemente elastico, nell’accettare tutti i nomi dei ministri proposti dal presidente incaricato. Tutti salvo uno, quello dell’economista Paolo Savona, il quale ha sempre teorizzato l’euro come un nodo scorsoio alla gola degli italiani e quindi non poteva essere il ministro dell’Economia del nostro Paese.
Mattarella ha comunicato che avrebbe accettato il nome di Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini e testa pensante, come ministro dell’Economia.
Di Maio aveva accettato, ma Salvini non aveva alcun interesse di fare questo governo. Infatti il suo interesse era quello di trovare un valido movente per ribaltare il tavolo e andare ad elezioni, in modo da capitalizzare il crescente successo, che secondo recenti sondaggi porterebbe la Lega dal 17% al 24%.
Inoltre Salvini non aveva interesse che questo governo prendesse vita perché avrebbe scoperto il suo gioco in quanto si sarebbero evidenziate le due impossibilità sui punti cruciali di quanto ha pubblicizzato in questi mesi: abolizione della Fornero e istituzione della Flat tax.
 
Cosicché il vero movente che ha spinto Salvini a resistere sul nome di Savona era quello di non far partire questo governo. Mattarella aveva pronto il nome di Carlo Cottarelli, che ieri ha ricevuto l’incarico di presidente del Consiglio e immaginiamo che oggi o domani salirà al Colle con la lista dei ministri.
Non possiamo anticipare quale sarà la sua consistenza professionale, ma certamente si tratterà di un governo con nomi di prestigio che in questo momento dovranno rassicurare il sistema finanziario internazionale, le società di rating e l’Unione europea, per evitare di cadere in quel vortice tremendo che ha distrutto la Grecia prima della resurrezione conseguente all’accordo tra la Troika e il Paese ellenico.
Cottarelli ha grande rispetto internazionale e potrà presentarsi l’8 e 9 giugno al G7 e il 25-26 giugno al Consiglio d’Europa, che dovrà affrontare grossi macigni: la riforma del trattato di Dublino sull’emigrazione e il bilancio settennale europeo 2021-2027.
 
Aspettiamo il passaggio del nascituro governo alle Camere ove è facile supporre che non avrà la fiducia, per cui il Presidente della Repubblica dovrà procedere a fissare la data delle elezioni.
Anche in questo caso esercitando puntualmente le proprie prerogative al fine di evitare la massiccia astensione dal voto, Mattarella dovrebbe andare al mese di settembre o addirittura ad ottobre. Ma forse quest’ultimo mese non verrà prescelto per la semplice ragione che nello stesso mese deve essere inviata all’Ue la bozza della legge di bilancio 2019, che va poi approvata al Parlamento entro il 31 ottobre.
Intanto lo spread e la borsa di ieri hanno peggiorato i dati il che è un segnale conseguente all’episodio conclusivo di domenica sera.
Tutto questo comporterà una contrazione della crescita del Pil per quest’anno, prevista nell’1,5%, che si potrà ridurre forse all’1,2%. Mentre il debito continua a crescere senza sosta e dovranno essere affrontati quegli enormi problemi costituiti dall’Iva (12,5 mld) e dall’eccesso di uscite rispetto alle entrate (10 mld).

Articolo pubblicato il 29 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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