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Quotidiano di Sicilia

Tutti a mare tra rifiuti e veleni
di Rosario Battiato

In Sicilia metà del carico inquinante dei comuni non viene depurato e le spiagge sono “invase” dalla plastica. Quaranta km di costa vietati per inquinamento, mentre si consuma sempre più suolo

Tags: Sicilia, Inquinamento, Bandiera Blu



PALERMO – Rifiuti, scarichi civili e industriali, cemento, pesca di frodo, trasporti. La lista dei mali del mare isolano non si esaurisce in poche battute e rischia di diventare, anno dopo anno, sempre più densa. Nei pressi dell’Isola ci sono numeri record per la pesca di frodo – 975 infrazioni e 980 tra denunce e arresti, peggior dato tra le regioni (Legambiente, dati del 2016) – e per l’urbanizzazione senza controllo.
 
Negli ultimi 65 anni, scrivono dal Wwf, la velocità dell’urbanizzazione delle linee di costa è “proceduta ad un ritmo di consumo di suolo di 10 km/anno, con un dato sostanzialmente analogo per le coste adriatica, tirrenica e delle due isole maggiori (Sicilia e Sardegna)”.
Il cemento avanza per invogliare un turismo senza controllo e insostenibile – anche se si stanno affacciando percorsi più virtuosi, come testimoniato dal numero record del marchio europeo di sostenibilità Ecolabel per una trentina di strutture turistiche isolane – a fronte di una continua e incessante aggressione che arriva dalla plastica in spiaggia e dagli scarichi civili e industriali.
 
La depurazione, che dal primo giugno dovrebbe veder scattare le sanzioni pecuniarie per una delle tre procedure di infrazione che riguardano da vicino anche l’Isola (un terzo del totale dei comuni coinvolti), resta il grande cruccio: gli ultimi dati Istat dicono che meno della metà del carico inquinante risulta depurato.
 
Sono tutti conti da pagare e che difficilmente potranno trovare soluzione nel breve periodo, intanto i luoghi d’eccellenza continuano a contrarsi, perché servizi e qualità delle acque non sono ancora all’altezza dei litorali più turistici e sostenibili d’Italia.
 
Spiagge siciliane invase dalla plastica
La media nazionale dice che ci sono circa 620 rifiuti ogni 100 metri di litorale monitorato. Numeri che arrivano l’indagine Beach Litter 2018, realizzata da Legambiente e condotta su 78 spiagge per oltre 400mila metri quadrati, che ha registrato la presenza di rifiuti di plastica usa e getta sul 95% dei siti. Tra le spiagge monitorate, quindici si trovano in Sicilia.
All’inizio di maggio, inoltre, su 12 spiagge isolane monitorate da Legambiente e Corepla nell’ambito del progetto educativo “Se butti male finisce in mare”, tra Catania, Palermo, Agrigento, Scicli, Taormina, Bagheria, Modica, Calatabiano e Barcellona, è stata trovata una media di 787 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia su una superficie totale di 49.550 metri quadri. Il materiale maggiormente rintracciato è la plastica (il 65% degli oggetti rinvenuti), seguita da vetro/ceramica (16%) e da oggetti di metallo (6%).
Tra gli oggetti più ritrovati ci sono pezzi di plastica con dimensioni inferiori a 50 cm (13,9%), seguiti da materiale da costruzione (13,7%) come mattoni, mattonelle, calcinacci, materiale isolante, e poi cotton fioc (12,9%), bottiglie e contenitore (9,7%), tappi (6,7%), altri oggetti in vetro e ceramica (6,0%), mozziconi di sigaretta (4,3%), stoviglie usa e getta (3,7%).
 
Bandiere blu: premiati solo sei comuni isolani
Non è sufficiente il maggior numero di chilometri di coste balneabili (922,9 km), più di un quinto del totale del dato italiano (22%), per raggiungere una quota elevata di comuni che ospitano spiagge d’eccellenza.
Quest’anno la Fondazione per l’educazione ambientale (Foundation for environmental education-fee), che premia la combinazione di una serie di criteri (32 sono quelli previsti nel programma) come mare pulito, servizi e cura nell’accoglienza, ha insignito del prestigioso titolo soltanto sei comuni.
Andando in dettaglio, le bandiere sono state confermate per Santa Teresa di Riva al lungomare, per Tusa nella spiaggia Lampare e spiaggia Marina, per Lipari ad Acquacalda e Canneto, per Vulcano nelle Acque Termali e a Gelso, per Stromboli a Ficogrande; per Ispica a Santa Maria del Focallo, Ciriga I tratto, Ciriga II tratto, Ciriga III tratto, per Ragusa a Marina di Ragusa, per Menfi a Porto Palo Cipollazzo e Lido Fiori Bertolin.
 
L’irrisolto nodo della depurazione
La depurazione resta il male di Sicilia, coinvolgendo inevitabilmente la qualità delle acque. L’ultimo focus sull’acqua dell’Istat, con dati aggiornati al 2015, ha stabilito che, in Italia, più di nove comuni su 10 (95,7%, pari a 7.705) si avvalgono del servizio di depurazione delle acque reflue urbane.
Una tendenza destinata a crollare appena scivola al di sotto della cintola d’Italia e si affievolisce ancora di più dalle parti siciliane, dove ci sono 75 comuni senza depurazione (12,9% della popolazione regionale), cioè circa un quarto del totale nazionale dei comuni senza questo servizio (342 per 1,4 milioni di abitanti), dove quindi i reflui non sono collettati in impianti pubblici in esercizio. La Sicilia detiene il peggior dato nazionale in termini di incidenza percentuale sui carichi complessivi generati con il 48,3%.
Facendo riferimento alle varie ripartizioni territoriali, il maggior tasso di depurazione si “registra nel Nord-ovest, dove è trattato il 68,2% di tutto il carico potenzialmente generabile all’interno della propria ripartizione”. In termini di macroarea, il sistema depurativo delle Isole arriva a superare di poco il 50%, mentre il Sud si prende la seconda piazza nazionale con il 65,2%. Fanno peggio il Centro (60,1%) e il Nord-est (61%).
 
40 chilometri di costa vietati per inquinamento...
Il dipartimento regionale Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico, tramite il decreto n.404 del 9 marzo scorso, ha rilasciato l’elenco dei tratti di mare considerati “non adibiti alla balneazione” per varie ragioni. Complessivamente ci sono circa 40 chilometri di costa vietati per inquinamento, circa dieci in meno dello scorso anno quando erano stati una cinquantina.
La porzione legata all’inquinamento registra la sua presenza maggiore nell’area del capoluogo regionale, dove tocca quota 16,7 chilometri, in contrazione di circa 6 chilometri rispetto agli oltre 22 dello scorso anno. Segue la provincia di Messina, che sfiora i 10 chilometri e conferma il dato dello scorso anno (10,3 km di costa vietata), mentre l’ultimo posto del podio tocca a Siracusa che confeziona lo stesso dato della precedente rilevazione (4,2 chilometri).
La costa balneabile, anche se non sono stati rilasciati i numeri della provincia di Ragusa, copre complessivamente circa 750 chilometri. La porzione più rilevante arriva da Messina con 318 chilometri, seguita da Palermo (138 chilometri) e Agrigento (134 chilometri).
 
... e altri 75 inaccessibili per ragioni di sicurezza
Per avere un’idea del peso delle varie componenti sulla balneabilità del mare siciliano è sufficiente riprendere il dettaglio del decreto regionale che sancisce i tratti di mare vietato e quindi anche le ragioni che ne hanno delineato l’impossibilità all’accesso.
I quaranta chilometri vietati e legati all’inquinamento non esauriscono, infatti, la panoramica che vede i tratti proibiti per motivi che sono ormai radicati nella storia di questa regione – basti pensare ai porti o alle aree industriali – oppure legati a situazioni momentanee. Andando nello specifico, ci sono 75 chilometri congelati per ragioni di “sicurezza”, più di 14 per le “immissioni”, poco più di sette per ragioni temporanee. Il calcolo complessivo porta i 40 chilometri della costa chiusa per inquinamento, pertanto, ad aggiungersi agli altri 183 chilometri che riguardano le varie voci. Complessivamente il dato raggiunge quota 220 chilometri. Non è poco, nonostante la lunga costa isolana, per una Regione che vorrebbe vivere di turismo.
 
Intanto salgono a otto le aree marine protette
Nelle scorse settimane il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha firmato i decreti istitutivi di due aree marine protette: Capo Testa-Punta Falcone, in Sardegna e precisamente nel comune di Santa Teresa di Gallura (Sassari), e Capo Milazzo, in Sicilia, nel comune di Milazzo (Messina).
“Diventano così 29 le aree marine protette italiane – si legge in una nota del ministero – che, insieme ai due parchi sommersi, contribuiscono a tutelare complessivamente 233.891 ettari di mare. Oggi, dunque, nuovi tratti del nostro mare – acque, fondali, tratti di costa prospicienti, habitat e specie presenti – fanno parte di una specifica tutela”.
L’istruttoria tecnico-amministrativa, spiegano dal ministero, ha visto il “supporto tecnico dell’Ispra e l’adesione degli enti locali, nonché processi di partecipazione del pubblico e degli stakeholder che hanno permesso una piena condivisione delle scelte: l’istruttoria, oltre a valutare le caratteristiche ambientali, ha tenuto conto delle caratteristiche socio-economiche dei territori”. In Sicilia erano già sei le aree marine protette.

Articolo pubblicato il 29 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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