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Quotidiano di Sicilia

Multe non pagate: primato siciliano
di Rosario Battiato

Cgia di Mestre: appena il 18,4% dei cittadini isolani sanzionati ha versato subito quanto dovuto al Comune. Enti locali incapaci di riscuotere e manutenzione delle strade quasi inesistente 

Tags: Multa, Sicilia, Cgia Mestre



PALERMO – Infrazioni al Codice della strada e sanzioni inutili, perché tanto le pagano soltanto due siciliani su dieci. Nell’ultimo decennio, considerando il periodo che va dal 2006 al 2016, in Sicilia sono cresciute le multe per violazione del Codice della strada di competenza delle Amministrazioni comunali, spingendosi fino a poco meno di 200 milioni di euro, ma si è decisamente ridotta la riscossione, al punto da essere diventata di ben venti punti percentuali inferiore al dato medio nazionale. I siciliani sono quelli che pagano di meno tra tutti gli italiani. E intanto le strade restano pericolosissime.
 
A definire il quadro nazionale e locale è stata la Cgia di Mestre, che ha elaborato i numeri Istat degli ultimi dieci anni. Nel 2016, l’ultimo anno di aggiornamento dei dati, a livello nazionale “appena il 39 per cento di chi ha ricevuto una contravvenzione per aver lasciato l’auto in divieto di sosta o per non aver rispettato i limiti di velocità ha eseguito il pagamento”. La parte restante, quindi il 61%, non lo ha fatto e, secondo gli esperti della più importante Associazione artigiani e piccole imprese, “forse lo ha eseguito solo in seguito, approfittando dell’introduzione della rottamazione delle cartelle avvenuta in più riprese in questi ultimi due anni”.
 
Non sono cifre da poco: nel 2016 gli oltre 8 mila Comuni italiani hanno disposto circa 2,5 miliardi di euro di multe per la violazione del codice della strada, riscuotendone circa 1 miliardo (cioè il 38,8 per cento). La situazione si è ribaltata rispetto al decennio precedente, quando le sanzioni erano molto più contenute, appena 1,3 miliardi, ma il 60% degli automobilisti aveva onorato l’impegno.
 
Anche la Sicilia ha fatto un bel salto: nel 2006 le multe per violazione del Codice della strada avevano toccato quota 68,7 milioni di euro, cioè il 5% del totale, permettendo una riscossione del 38,2%, cioè venti punti percentuali al di sotto della soglia media nazionale (59,7%). I Comuni isolani non erano i peggiori d’Italia: più in basso si trovavano i campani (31,2%) e gli umbri (36,1%). Dieci anni dopo, però, la situazione è cambiata in maniera sensibile. Le sanzioni dei Comuni isolani hanno toccato quota 197,7 milioni di euro, sfiorando l’8% del totale nazionale, ma è crollata vertiginosamente la percentuale di riscossione che si è fermata a 18,4%, cioè venti punti in meno di dieci anni prima e del dato medio nazionale nello stesso anno (38,8%).
 
Per la Cgia, riprendendo le parole di Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi, “la farraginosità del sistema rende molto difficile l’opera di riscossone” e in tal senso “c’è la necessità di efficientare e velocizzare l’attività di recupero nei confronti di chi non paga entro i limiti di legge, anche se è necessario che molte amministrazioni comunali si ravvedano”. Attenzione però: “gli automobilisti, e in particolar modo coloro che usano gli automezzi per ragioni di lavoro, non sono un bancomat”, quindi, l’utilizzo degli “autovelox o dei T-red, per esempio, andrebbe regolato con maggiore attenzione, tenendo conto delle fasce orarie della giornata che, come si sa, presentano flussi di traffico molto differenziati”.
 
In Sicilia le difficoltà della riscossione si legano anche ad altre criticità del sistema, come le condizioni degli organici della Polizia municipale – da anni i Comandi dei principali centri isolani lamentano le poche unità a disposizione, l’elevata età (la media, in molti casi, supera i 55 anni) e la difficoltà nel distribuire adeguatamente il personale tra strada e uffici – e il peso rivestito dagli incidenti stradali.
 
Analizzando i dati contenuti nei “Costi sociali dell’incidentalità stradale”, un documento realizzato dall’Ufficio di Statistica (Dgsis) della Direzione generale per la Sicurezza stradale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, emerge che in tutta Italia, tra il 2010 e il 2016, i costi sociali derivati dall’incidentalità stradale sono stati stimati in circa 140 miliardi. Quasi il 7% di questo volume si rintraccia in Sicilia, con 9,2 miliardi di euro, cioè più di un miliardo all’anno. Il metodo adottato fa riferimento a una serie di elementi che vanno dai costi umani, che si riferiscono “alle vittime di incidente stradale e derivati dalla perdita di produttività per la società, dalla perdita affettiva, dolore e sofferenza delle persone coinvolte e dei parenti delle vittime, dai costi delle cure mediche cui sono state sottoposte le vittime” ai costi generali che riguardano i danni al veicolo e le “spese per il rilievo degli incidenti da parte delle forze di polizia e dei servizi di emergenza” fino ai “costi legali e amministrativi di gestione” e ai “danni causati all’infrastruttura stradale e agli edifici”.
 
L’Isola è tra le Regioni che pagano di più l’incidentalità che, oltre al peso economico, registra valori ben più determinanti sul fronte delle vittime: 1.659 morti, oltre 127 mila feriti e quasi 85 mila incidenti. Numeri che valgono un quarto del totale del Mezzogiorno.
 
 

 
Così mancano le risorse utili alle manutenzioni
 
PALERMO – Un gettito nettamente inferiore alle attese si ripercuote sulle condizioni critiche delle casse comunali e, in ultima analisi, anche sulla manutenzione delle strade. L’articolo 208 del Dlgs 285/1992 (“Nuovo Codice della strada”) è stato modificato dalla Legge 120/2010 e prevede regole precise per i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie.
In particolare, quando le violazioni sono state accertate da funzionari delle Province e dei Comuni si stabilisce che una quota pari al 50 per cento dei proventi spettanti agli Enti sia destinata, in misura non inferiore a un quarto della quota, a “interventi di sostituzione, di ammodernamento, di potenziamento, dimessa a norma e di manutenzione della segnaletica delle strade di proprietà dell’Ente”; un altro quarto al “potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l’acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale”.
La quota deve, inoltre, essere destinata anche “al miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade di proprietà dell’ente, all’installazione, all’ ammodernamento, al potenziamento, alla messa a norma e alla manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale delle medesime strade”, nonché alla redazione di piani per la sicurezza stradale destinati ai soggetti più deboli, come bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti e anche a corsi didattici per la sicurezza stradale.
 

Articolo pubblicato il 30 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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