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Miniere dismesse, record in Sicilia. Un patrimonio naturale ignorato
di Rosario Battiato

Lo scorso anno oltre 200 mila persone hanno visitato almeno uno dei 41 siti o parchi nazionali. Nell’Isola 765 siti, un quarto del totale italiano: ancora pochissimi recuperati 

Tags: Miniere, Turismo, Sicilia, Ispra Sicilia



PALERMO – Da luogo da risanare a percorso turistico sostenibile. Il destino delle miniere d’Italia è scritto nei numeri del turismo minerario che sono stati rilasciati dall’Ispra in occasione del decennale della giornata delle Miniere che si è svolto sabato e domenica: nello scorso anno (a dicembre 2017), oltre 200 mila persone hanno visitato almeno uno dei 41 siti o parchi minerari che fanno parte della rete nazionale, con una media di circa 4mila visitatori a miniera e 500 turisti al giorno. Nell’Isola sono ancora pochissimi i siti già operativi, ma ci sono 765 ex miniere dismesse, un quarto del totale nazionale, che attendono di essere risanate e offerte al grande pubblico.
 
I numeri arrivano dalla ReMI, la rete promossa dall’Ispra che dal 2015 si pone “l’obiettivo – si legge nella nota stampa – di trasformare le miniere dismesse in ecomusei, parchi e siti di attrazione turistico-culturale”.
 
Attualmente in Sicilia, stando alla mappa dei siti diffusa tramite Google earth, ci sono due siti inseriti nel percorso nazionale. Si tratta della miniera Cozzo Disi, nel comune di Casteltermini, ex sito per zolfo e bitume che è stato chiuso nel 1988 ed è diventato un museo dal 2004. La proprietà è della Regione siciliana e l’ente gestore è il Comune. L’altro sito è il parco delle zolfatare nel comune di Comitini che è allo stesso tempo l’ente titolare e gestore. La miniera è stata chiusa nel 2005, si trattava di un sito dedicato all’estrazione di zolfo e gesso. Attualmente, dal portale online di riferimento dell’Ispra, non risulta che sia stato aperto un museo.
 
Nel corso delle due giornate dedicate al tema minerario non sono comunque mancati gli appuntamenti per promuovere il risanamento ambientale e l’apertura al pubblico di nuovi siti. In provincia di Caltanissetta, grazie alla collaborazione tra Italia Nostra, il comune di Enna, il distretto minerario e dei periti minerari nisseni si è proposto il progetto di recupero di alcune gallerie dell’ex miniera di zolfo Giumentaro, tracciate nello strato gessoso per fini scientifici, culturali e turistici. Altri incontri si sono organizzati in varie località isolane per promuovere il patrimonio minerario isolano e per proporre un recupero e una piena valorizzazione delle miniere di zolfo siciliane. Non solo siti abbandonati, ma anche realtà produttive ancora presenti. A Realmonte, in provincia di Agrigento, c’è stata una visita guidata alla miniera di salgemma gestita dalla società Italkali con visita alla Cattedrale di sale scolpita nel sottosuolo e una particolare forma geometrica creata dall’alternanza dei vari livelli minerari, che è chiamata Rosone.
 
Si può fare certamente di più, soprattutto in tema di definizione di un itinerario strutturato. Secondo i dati dell’Ispra, in Italia esistono circa 3mila siti minerari dismessi. Alla Sicilia spetta la quota più rilevante in assoluto, potendo contare su 765 siti, più di un quarto del totale nazionale. Seguono la Sardegna con 427, quindi la Toscana, con 416, e poi Piemonte (375) e Lombardia (294).
Per l’Ispra è “un’incredibile ricchezza naturale che rappresenta per la nazione un potenziale culturale ed economico senza eguali”.

Articolo pubblicato il 30 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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