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Quotidiano di Sicilia

Regione siciliana, di assistenzialismo si muore
di Patrizia Penna

Rifiuti, turismo, burocrazia, lavoro: avanti con le riforme ma solo scelte coraggiose ci porteranno fuori dal tunnel. L’economista Vitale: “In Sicilia non emergenze ma piaghe strutturali” 

Tags: Regione Siciliana, Marco Vitale



PALERMO – Che la strada sarebbe stata tutta in salita e irta di ostacoli, Nello Musumeci lo ha sempre saputo.
E in effetti la percezione di una eredità pesante dal presidente Rosario Crocetta è stata una sorta di incubo che ha accompagnato un po’ tutta la campagna elettorale e tutti i candidati, insieme alla consapevolezza che la via della ripresa non sarebbe stata così facile da imboccare.
 
A questa sfida, il Presidente della Regione Nello Musumeci, eletto lo scorso 5 novembre 2017, non si è mai sottratto, consapevole però che per “percepire” i primi risultati concreti sarebbero stati necessari almeno tre anni di duro lavoro.
 
Le emergenze che Musumeci si è trovato a dover affrontare sono state diverse: occupazione, rifiuti, burocrazia, turismo, infrastrutture, tanto per cominciare.

Una Sicilia intera da “ricostruire”, insomma, e circa cinque milioni di cittadini siciliani a cui ridare una speranza ma soprattutto una prospettiva.

Sul fronte rifiuti pesa la scelta di perpetuare lo status quo, cioè l’assurda “dipendenza” dal sistema discariche che arricchisce i privati ma avvelena i cittadini ed il territorio. Pesa sul bilancio dell’Isola anche l’incapacità di attrarre un congruo numero di turisti.Allarme povertà per il 26,1% dei siciliani: l’Istat mostra un preoccupante rialzo dell’indice di grave disagio economico. La lista potrebbe continuare.

La manovra finanziaria, approvata dall’Assemblea regionale siciliana “in zona cesarini” dopo quattro mesi di esercizio provvisorio rappresenta il primo tentativo concreto di dare risposte ai siciliani ma non ci sarà vera crescita senza scelte coraggiose ed anche impopolari.
 
La svolta non arriverà se non si pone fine alla cultura “assistenzialista” che tende a gonfiare la spesa corrente, drenando preziose risorse che andrebbero piuttosto destinate agli investimenti. La tanto attesa svolta tarda ad arrivare anche a causa dello stallo istituzionale post elettorale e della mancanza di un interlocutore a livello nazionale.
 
Energimpianti, la differenziata non serve più
Liberarci dalla schiavitù delle discariche sarebbe uno dei traguardi più clamorosi e gloriosi per la Sicilia. In tutti i paesi civili le Risorse Solide Urbane vengono utilizzate per ricavarne le materie prime (legno, vetro, metallo, carta, plastica, ecc.), poi come materiale utile per produrre biogas, biocherosene, elettricità ed altre energie, e ancora per la materia prima adatta a fare i tappetini sottoasfalto per strade e autostrade. Smantellare la grossa balla sulla raccolta differenziata degli Rsu e cioè che essa sia necessaria nel processo di utilizzazione degli stessi, è stata tra le più grandi soddisfazioni del QdS. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato il processo industriale israeliano che prevede di operare direttamente sulla spazzatura indifferenziata.
 
Turismo, la piccola Malta ci surclassa
La ricchezza generata dal turismo rimane polarizzata nelle prime quattro regioni turistiche (Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana), che concentrano nel 2017 il 60% della spesa dei turisti internazionali. Lo certifica la Banca d’Italia. Nella nostra Isola nel 2017 i viaggiatori stranieri hanno speso 1.728 milioni di euro contro i 6.916 spesi nel Lazio, i 6.461 della Lombardia, i 5.908 del Veneto e i 4.353 della Toscana.
Una performance, quella siciliana, che vale solo l’ottavo posto tra le regioni italiane.
Malta ci surclassa con 16,5 milioni di pernottamenti contro i nostri 14,4 milioni, ma è ottanta volte più piccola della Sicilia.
 
Stabilizzazione precari a rischio impugnativa
Sono oltre quindicimila, tra ex Pip e precari della Regione siciliana e degli enti locali ad essere stati stabilizzati grazie alla manovra finanziaria approvata lo scorso 30 aprile dall’Assemblea regionale siciliana. Più nello specifico, gli ex Pip confluiranno nella Resais e si procederà successivamente alla loro assunzione. Perplessità sono state espresse dagli stessi sindacati e sul provvedimento aleggia prepotentemente lo spettro dell’impugnativa da parte del Consiglio dei ministri.
 
Burocrazia elefantiaca della Pa
Il personale della Regione siciliana continua ad essere tra i più costosi d’Italia, eppure nell’ambito delle trattative per il rinonvo del contratto, l’ipotesi ventilata è quella di un aumento mensile di 85 euro di cui onestamente non si sentiva il bisogno. L’elefantiasi non è l’unico problema che affligge la Regione e la pubblica amministrazione siciliana in generale le quali, come è noto, non brillano per qualità ed efficienza dei servizi erogati mentre la distanza tra il cittadino e la pubblica amministrazione si fa siderale.
Senza una riforma della macchina burocratica è impossibile anche solo pensare che la Sicilia si possa risollevare.
 
 

 
L’economista Vitale: “Prematuro giudizio su Musumeci, in Sicilia non emergenze ma vere piaghe bibliche strutturali”
 
È prematuro esprimere un giudizio sul Governo regionale sia in termini generali che in relazione a temi specifici soprattutto quando questi non sono per nulla “emergenze” ma piaghe bibliche strutturali che vengono da molto lontano.
Per entrare nello specifico il tema dei rifiuti non è un’emergenza ma una tragedia storica che può essere, con relativa facilità, affrontata seriamente e trasformata in una opportunità economica come è avvenuto in tanti altri paesi e città, anche italiane.
Per affrontarla, però, è necessario un cambio di cultura politica e gestionale e di volontà politica. Per risolverla ci vogliono alcuni anni di un’azione tecnicamente competente e molto energica. Si può partire da qualche città importante, come Palermo, dove a livello di governo locale non manca né intelligenza e cultura, né volontà politica.
I flussi turistici che nel 2016 segnarono una flessione, nel 2017 sono tornati a crescere in misura sostenuta, ma restano lontanissimi dal potenziale della Sicilia che è almeno tre volte maggiore dell’esistente. Ma perché ciò si realizzi non è sufficiente una politica regionale, anche se fosse buona, cosa molto difficile, ma è indispensabile una mobilitazione di forze culturali sociali e produttive (dagli operatori turistici ai gestori dei trasporti agli enti culturali; alle grandi tenute agricole, ai gestori di musei, etc.) e di tutta la cittadinanza.
E bisogna smetterla di piangersi addosso. Ad esempio, il dato sulla povertà in Sicilia resta gravissimo e per essere affrontata seriamente richiede un progetto decennale.
Ma dal 2015 (30,1%) al 2016 (28,6) migliora e se il vostro dato (26,1%) è del 2017 migliora ancora. Per fare qualche confronto in Campania peggiora dal 19,9% (2015) al 22,9% (2016); in Umbria peggiora dal 13,6% (2015) al 17,9% (2016). Poi c’è la Calabria che peggiora dal pessimo 33,1% (2015) al catastrofico 39,2% (2016). Ma sappiamo da decenni che la Calabria è forse la più povera regione d’Europa, ma è anche la patria della mafia più ricca d’Europa. Poi c’è la Sardegna che migliora sia pure di poco dal 16,8% (2015) al 16,0% (2016).
Insomma, su tutti questi temi mi auguro che il Quotidiano di Sicilia sfidi il Governo regionale e altri su una prospettiva di lungo periodo e con progetti seri e profondi, senza aspettarsi e suscitare attese di miracolismi a breve termine dal Governo regionale.
(...)Non ci si può illudere che la Regione sia ente innovatore. Chiunque la diriga è legato dai mille vincoli, tradizioni e interessi, che vengono dalla sua non esemplare storia e dalla sua struttura di governo. L’innovazione vera può venire solo dalle città dove la gente ha più possibilità di vedere, toccare e giudicare il governo delle stesse, e dalle forze sociali e produttive per bene e che amano la loro terra.
Ma anche il tema del funzionamento delle regioni non è tipicamente siciliano ma dell’Italia tutta. Non c’è alcun indizio che qualche forza politica che ora non esiste abbia la capacità e la voglia di affrontare questo problema istituzionale nazionale. Perciò bisogna aggirarlo. Fare bene, nonostante le Regioni, a statuto speciale o autonome che siano.
 
Marco Vitale
Economista d’impresa
www.marcovitale.it

Articolo pubblicato il 31 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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