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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Il nutrito popolo dei senza casa e la politica che non dà risposte
di Luca Insalaco

Si invoca l’utilizzo degli alloggi sfitti, dei beni confiscati e il recupero degli immobili del centro storico. Molte delibere attendono da mesi l’approfondimento in Consiglio comunale

Tags: Palermo, Zen, Davide Faraone, Roberto Clemente



PALERMO – La città ha fame di alloggi. L’emergenza abitativa ha radici antiche, ferite aperte, ma soluzioni ancora lontanissime. Non è un caso, del resto, che nel capoluogo non si costruisca da trent’anni. Per sbloccare la costruzione di 18 alloggi allo Zen, è stato necessario in settimana l’intervento di un commissario ad acta inviato dalla Regione, dal momento che il piano edilizio era impantanato in Consiglio comunale da ben venti mesi. E altre delibere di peso aspettano da tempo il visto degli inquilini di Sala delle Lapidi. Quella per la costruzione di 7200 alloggi di edilizia agevolata e pubblica (il Peep), la cui costruzione era prevista nel piano casa elaborato dall’amministrazione comunale nel 2002. Opere che andrebbero solo in parte a saziare un fabbisogno abitativo che uno studio commissionato anni fa dal Comune al docente universitario Sergio Vizzini indicava in 18 mila abitazioni. Intanto, per dare un tetto ai senza casa, da più parti si invoca l’utilizzo degli alloggi sfitti, dei beni confiscati alla mafia nella disponibilità del Comune, il recupero degli immobili inutilizzati nel centro storico.

Poi ci sono le azioni eclatanti, quelle che richiamano l’attenzione dei media, sollevando cori d’indignazione e domande che poi finiscono regolarmente nel dimenticatoio. Ultimo lo sgombero allo Zen, con l’impiego di 100 vigili chiamati a sbaraccare 19 famiglie che occupavano abusivamente altrettanti alloggi popolari da consegnare agli aventi diritto. Un’operazione che ha suscitato più di una critica tra i partiti dell’opposizione.

Per Davide Faraone, capogruppo consiliare del Partito democratico: “Prima di procedere a sgomberi coatti, considerando le peculiarità del quartiere San Filippo Neri, ove risiedono moltissime famiglie che vivono in uno stato di forte disagio economico e sociale, sarebbe bene che vengano disposti da parte degli uffici competenti, i necessari accertamenti per valutare se fra le famiglie interessate ve ne siano in particolare condizione di disagio. Il rischio è di dare un tetto ad una famiglia per toglierlo a un’altra”.

In ogni caso, dopo neppure quarantotto ore dall’azione di sgombero, buona parte degli abusivi aveva ripreso possesso delle vecchie abitazioni. L’assessore comunale Roberto Clemente, dal canto suo, ha annunciato che la graduatoria per l’assegnazione degli alloggi popolari verrà rifatta.
 


Sgomberi. Scelte difficili ma alla lunga inevitabili
 
PALERMO – Se lo sgombero allo Zen si è svolto senza particolari disordini, quello del Laboratorio Zeta, in via Arrigo Boito, ha invece innescato una vera e propria guerriglia urbana, con scontri tra le forze di polizia e quanti si opponevano all’operazione condotta dalle forze dell’ordine. “La Rosarno di Palermo” l’ha definita Fabrizio Ferrandelli, capogruppo dell’Italia dei valori in Consiglio comunale,.
“Il laboratorio - ha ricordato - in questi anni ha avuto una funzione sociale nel quartiere con diverse attività come quella di dare una dimora ai 32 sudanesi richiedenti asilo politico che non hanno ricevuto altra ospitalità. Lo sgombero di una struttura sociale non può essere la risposta delle istituzioni”. Proprietario dell’edificio è l’Iacp, che nel 2003 lo ha concesso in locazione all’associazione di volontariato Aspasia, nonostante fosse occupato. Quindi la sentenza esecutiva di sfratto e lo sgombero richiesto dall’associazione.

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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