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La Sicilia annaspa nelle Terme
di Chiara Borz├Č

Sciacca e Acireale ferme da quattro anni, ma se la prima ha ripianato i debiti la seconda è agonizzante. Le altre 7 non reggono la concorrenza del Nord: Montecatini e Sirmione 4 mln di fatturato 

Tags: Terme Di Sciacca, Terme Di Acireale



CATANIA – L’acqua è un bene prezioso, l’acqua termale lo è forse di più.
Sessanta sorgenti, anche di spessore storico, non bastano alla Sicilia per raggiungere un ruolo di primo piano nel mondo del termalismo. Una scalata, quella alla nuova filiera della salute, che non è ancora riuscita e probabilmente stenterà ad arrivare nonostante la presenza di nove stabilimenti da cui, proprio la Sicilia, non riesce a trarre un profitto vero. Al contrario continuano gli sprechi, a partire dalla persistente chiusura dei due centri di Acireale (Ct) e Sciacca (Ag), fuori dal circolo da quattro anni. Da nove gli stabilimenti siciliani sono cosi scesi stabilmente a sette.
 
Nel resto d’Italia il termalismo va ormai a braccetto con il mondo del wellness, ma sta cambiando tanto da aver sempre meno bisogno dello Stato: secondo i dati 2016 del rapporto sul termalismo, i rimborsi elargiti dal Sistema sanitario nazionale sono diminuiti a Nord (3,2%), al Centro (3,3%) e nel Mezzogiorno (9,4%). Il dato è particolarmente significativo per la Sicilia, dove i rimborsi si sono fermati a circa 3 milioni (mai così poco in 8 anni) e sono diminuiti di un milione di euro in un solo anno (2014-2015).

La Sicilia attrae appena il 5,1 per cento del flusso turistico termale, nulla a che vedere con il 21 per cento di una regione “insospettabile” come il Trentino Alto Adige o anche il Veneto. Senza contare la “sempre leader” Toscana dove Montecatini (oltre che Sirmione in Lombardia) fattura 4milioni di euro. La Sicilia ne potrebbe fatturare almeno 3,3milioni se solo riuscisse a sfruttare a pieno i 12mila posti letto presenti nelle zone in cui sono presenti o prossimi stabilimenti termali. 70€ è la media di spesa giornaliera del turista termale, quattro i giorni di permanenza medi. All’opposto, dal 2008 al 2015, è stato registrato un calo dell’11,7% di ricavi da prestazioni termali e del 2,1% di ricavi da attività complementari (Rapporto sul settore termale 2015).

La Toscana, il Veneto e il Trentino Alto Adige hanno fatto registrare il maggior numero di flussi turistici nelle località termali, sia in termini di arrivi che di presenze. In generale l'Italia conta 380 stabilimenti termali che si trovano in 19 regioni, in 180 Comuni, con circa 65.000 addetti diretti e indiretti nell’indotto, per un fatturato da 800 milioni nel 2015. Sono state 15 milioni le prestazioni termali erogate (nel 2014) a carico del Servizio sanitario nazionale. La Sicilia è ai margini di questo business.

Oltre il danno il turismo regionale subisce la beffa. In proporzione alla superficie degli stabilimenti e del fatturato del concessionario, i gestori termali devono pagare una tassa di concessione dell’acqua termale alla Regione, senza sostanzialmente ricevere alcun servizio. Si pensi ad esempio che l’ultimo report con focus regionale al termalismo risale al 2012. Ad aprile 2018 è tornata alla ribalta la richiesta di modificare la legge che regola proprio l’aspetto delle concessioni, con l’appello fatto da Anci Sicilia a favore dell’aumento del peso specifico delle amministrazioni locali in questa partita.
 
“Non è concepibile che in Sicilia, su una materia cosi significativa come quella del rilascio delle concessioni e delle entrate finanziarie derivanti dai canoni regionali, gli Enti locali non abbiano praticamente alcun ruolo - ha dichiarato il presidente di Anci Sicilia Leoluca Orlando - Riteniamo pertanto che, sulla scorta di quanto già avvenuto in altre regioni come la Lombardia, la Toscana l’Umbria e il Lazio, si intervenga per prevedere una piena compartecipazione nelle scelte rispetto alle entrate delle autonomie locali, stante anche la centralità di questi temi in uno sviluppo economico dei territori e nella sostenibilità ambientale”.
 
Se a Sciacca qualcosa sembra muoversi, lo stabilimento di Acireale rimane in continuo depauperamento, in barba alle disposizioni della legge regionale n.11 del 2010.
 

 
Si è interessata delle questione Angela Foti, deputato M5S all’Ars
Regione recepisca e integri la legge sul termalismo
 
ACIREALE (CT) – “L’odissea delle terme di Acireale meriterebbe un approfondimento da parte dell’autorità giudiziaria.Troppe inefficienze e danni al patrimonio regionale che hanno condotto a una perdita stimata dai liquidatori da oltre 10 milioni di euro che pagheranno i siciliani.
La mala gestione ha fatto precipitare la città di Acireale ai minimi storici non solo dal punto di vista economico. Ad otto anni dall’iter di privatizzazione della gestione esistono solo macerie”. Lo ha dichiarato Angela Foti, esponente del M5S all’Ars. “Oltre il mero inserimento del termalismo nel piano del turismo regionale, cosa che avviene da qualche tempo, la politica regionale deve recepire e integrare la legge quadro sul termalismo, la 323 del 2000, che tra le altre cose indica di destinare adeguate risorse nel piano sanitario regionale e attuare accordi di programma tra gli enti pubblici (Università, Aziende sanitarie locali, i Comuni e le imprese locali). Definendo anche i requisiti per l'ottenimento di un marchio di qualità dei territori termali in conformità con le direttive europee, agendo nell’ambito sanitario turistico e ambientale quali elementi caratteristici dei territori termali. Una cosa non da poco – ha evidenziato la deputata acese - se si pensa alle numerose località siciliane dove esistono sorgenti che potrebbero pienamente concretizzare le opportunità che il termalismo offre.
Il principio introdotto dalle direttive europee prevede la possibilità per i cittadini di curarsi con la medicina naturale in qualsiasi stato membro, che poi viene pagato dal sistema sanitario di provenienza del paziente; un quadro che vede la Sicilia rimborsare prestazioni per milioni di euro. Un vero paradosso”.
 

 
Sembra ottimista la sindaca della città termale, Francesca Valenti
Sciacca, trovato accordo per concessione al Comune
 
SCIACCA (AG) – Debiti liquidati e possibilità di manovra. Parte da qui la speranza di rinascita delle Terme di Sciacca. In accordo con l’assessorato all’Economia guidato da Gaetano Armao, l’amministrazione saccense attende che venga consegnata una bozza di quello che andrà a costituire un bando di concessione del complesso termale e dunque della ripresa delle attività nello stabilimento.
“Secondo la legge regionale, tramite un bando di evidenza pubblica il bacino idrotermale unitamente al complesso immobiliare possono essere trasferiti al Comune nel cui territorio insiste il patrimonio ai fini della valorizzazione. Il precedente governo regionale aveva cominciato questo iter e abbiamo ottenuto, appunto, un atto di concessione di buona parte del patrimonio. Il nuovo governo, nella specie l’assessore Armao, intende proseguire questo percorso e avviare la redazione del bando partecipando in qualità di soggetto proprietario dei beni. La Regione ha certamente più risorse del Comune e quindi gli ultimi incontri serviranno a delineare i principi di questo partenariato anche economico. In questo momento – ha spiegato la prima cittadina Francesca Valenti - l’assessore Armao ha riferito di star lavorando al bando e che sarà pronto nelle prossime settimane; noi come Comune non abbiamo ancora avuto una bozza del testo quindi io stessa non ho avuto modo di vedere ancora nulla. Esiste una logica di collaborazione tra ente locale e Regione per potere procedere più speditamente possibile alla valorizzazione e quindi alla riapertura delle Terme di Sciacca. Noi siamo molto più avanti rispetto Acireale – ha ammesso la sindaca Valenti – perché è da considerare che nel nostro caso la liquidazione è stata chiusa (dal commissario Carlo Turriciano, ndr) e non ci sono più debiti, mentre nell’acese c’è un’esposizione debitoria notevolissima (a cui lavora il triunvirato di commissari liquidatori composto da Francesco Petralia, Nino Oliva e Vincenza Mascali). Questo ci consente una valorizzazione sicuramente più immediata. Il nostro bene unico al mondo non può continuare a versare nell’attuale stato di degrado. Spero sarà ovvia la presenza delle città nella fase in cui l’assegnazione delle terme ad un privato non equivalga ad una gestione poco partecipativa del bene”.

Articolo pubblicato il 01 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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