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Sicilia, giù il tasso di ospedalizzazione
di Roberto Pelos

Sono i dati del Rapporto Censis 2016 dal titolo “Il valore sociale dell’ospedalità privata nella sanità pluralista”. Nell’Isola si attesta a 121 per 1.000 abitanti, in Lombardia 132,5, in Campania arriva a 163 

Tags: Sicilia, Sanità, Ospedalizzazione



ROMA – I tagli drastici al settore della sanità provocano senza dubbio disagi alla collettività soprattutto perché vengono applicati in modo intenso e lineare, come nel caso dei posti letto ospedalieri e con una determinazione continuativa nel tempo senza attenzione ai fabbisogni delle comunità coinvolte.
 
È quanto emerge dal rapporto dal titolo: “Il valore sociale dell’ospedalità privata nella sanità pluralista” realizzato dal Censis.
Secondo l’indagine, ad esempio, sui territori sono rimaste strutture ospedaliere pubbliche e private amputate nei posti letto a fronte di una domanda di prestazioni certamente non in declino anche perché d’altra parte non si sono sviluppati quei servizi territoriali e di continuità assistenziale che avrebbero dovuto prendere di fatto il posto degli ospedali.
 
Esito evidente è stato l’allungamento delle liste d’attesa e una difficoltà di accesso che è ormai purtroppo esperienza diffusa anche se con differente intensità nei vari territori.
 
La politica dei tagli, inoltre, ha toccato il settore ospedaliero in modo differenziato poiché a seguito dell’allentamento della pressione per la razionalità economica sugli ospedali pubblici e della persistenza della stessa pressione su quelli privati, questi ultimi hanno pagato il prezzo più alto del disimpegno del servizio sanitario dall’ospedaliero. Conseguenze di tutto questo sono i tagli ai posti letto, il divario tra il fabbisogno ospedaliero reale e l’offerta e la pressione sugli operatori privati accreditati.
 
Per quanto riguarda le differenze nei tassi di ospedalizzazione per regione, tra il 2013 e il 2016, la Sicilia si trova ahinoi al penultimo posto con un desolante -29,1, superando soltanto la Puglia, fanalino di coda, che fa registrare un -30,9.
 
In vetta si trova il Veneto (-2,2). Molto più sopra della nostra regione, si piazzano anche realtà Centro meridionali come la Basilicata (-7,1), le Marche (-7,6), la Sardegna (-7,8); meglio della Sicilia, anche se più in basso in graduatoria troviamo la Campania e la Calabria (entrambe con un -19,7), il Molise (-24,2) e il Lazio (-25,7). L’Italia nel totale si attesta al -15,3.
 
Per quel che attiene ai tassi di ospedalizzazione nel 2016, in Sicilia si attesta a 121,0 per 1.000 abitanti, in Puglia a 135,0 per 1.000 abitanti. In Veneto il tasso raggiunge quota 130,0 per mille abitanti, in Lombardia 132,5 per mille abitanti; sempre ogni 1.000 abitanti, realtà meridionali come Campania, Calabria e Molise arrivano rispettivamente a 163,0; 131,0 e 161,0. Il dato complessivo per l’Italia è 140,9 ogni 1.000 abitanti. La fonte è il “Rapporto Sdo 2016” del 2017 del Ministero della Salute.
 
Diamo un’occhiata adesso al numero dei ricoveri nel nostro Paese nel corso degli anni. Nel 2000, il totale dei ricoveri, escludendo i nido, è stato di 12.320.050 per un tasso di ospedalizzazione di 212,1 per 1.000 abitanti, nel 2008 i ricoveri sono stati 11.677.375 (tasso di ospedalizzazione 192,8 per 1.000 abitanti), nel 2013 si sono registrati 9.450.176 ricoveri per un tasso di ospedalizzazione di 156,2 ogni 1.000 abitanti, nel 2016 i ricoveri sono stati 8.692.371 (tasso 140,9 per 1.000 abitanti).
 
Le variazioni in percentuale sono state: del -29,4% tra il 2000 e il 2016, del -25,6% nel periodo intercorrente il 2008 e il 2016 e del -8,0% tra il 2013 e il 2016.
 
Per quanto riguarda le differenze, tra il 2000 e il 2016 è di -71,2; tra il 2008 e il 2016 è di -51,9 e nel periodo intercorrente il 2013 e il 2016 è -15,3. La fonte è ancora il “Rapporto Sdo 2016” del Ministero della Salute. La ricerca in oggetto è stata presentata nella Capitale alla presenza di Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche Sociali del Censis, Gabriele Pelissero, presidente nazionale Associazione italiana ospedalità privata, Massimiliano Valeri, direttore generale del Censis.

Articolo pubblicato il 01 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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