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Alea iacta est. Al via i GialloVerdi
di Carlo Alberto Tregua

Finite le parole, ora le azioni



La saggia guida del Presidente Mattarella ha estratto dalla difficile situazione politica un Governo per il Paese, fondato sulla maggioranza che il popolo ha espresso democraticamente.
All’establishment questo non è piaciuto, perché il nuovo fa sempre paura, in quanto cambia gli equilibri, inserisce questioni accantonate, sposta situazioni consolidate e toglie incrostazioni.
È ritornato Giuseppe Conte, una persona dal volto pulito, uno dei tanti, che ha una sua professionalità. Ovviamente, manca della necessaria esperienza nazionale e internazionale, perché non sembra abbia avuto frequentazioni negli ambienti istituzionali. Ma l’esperienza si può fare a condizione che vi sia buona fede e voglia di acquisire competenze, indispensabili per capire le grandi difficoltà del nostro Paese e trovare di conseguenza le necessarie soluzioni.
 
I pilastri del Governo GialloVerde sono comunque Salvini e Di Maio, vice presidenti del Consiglio, che insieme non hanno neanche ottant’anni. La gioventù è un bene, a condizione che non si sia presuntuosi e che si abbia l’umiltà dell’apprendere e la voglia del sapere, sempre nell’intento di trovare le migliori soluzioni ai problemi.
Dal cilindro è uscito il nuovo ministro del Tesoro, Giovanni Tria, preside della Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma, del quale si dice sia competente, seppur leggermente euroscettico.
Il Governo ha cinque donne, tre tecnici, nove pentastellati e sei leghisti. Salvini ha piazzato in quello snodo importantissimo che è il sottosegretariato al Consiglio dei ministri il suo braccio destro, Giancarlo Giorgetti. Ricordiamo che tutti i sottosegretari in quel posto hanno di fatto gestito quasi tutte le attività, da Gianni Letta a Maria Elena Boschi.
Il neo ministro dell’Economia ha già messo le mani avanti dicendo che la Flat tax, così come annunciata, dovrà essere rinviata, mentre procederà a limare le aliquote Ires, probabilmente riducendole, ciò al fine di portare al minimo il taglio delle entrate.
E, sul versante delle uscite, il Reddito di cittadinanza non sarà una misura estesa a tutti, ma servirà soltanto a coloro che dovranno essere introdotti nel lavoro, non ad altri che non vogliono lavorare.
 
I mercati hanno reagito bene alla formazione del nuovo Governo. Lo Spread è sceso, la Borsa di Milano è salita, perché, per fortuna, l’economia reale del nostro Paese, nonostante le fibrillazioni di questi novanta giorni post elezioni, è forte e traina la crescita.
Però dobbiamo osservare la debolezza delle regole istituzionali. Per esempio, in Spagna, il leader socialista, Pedro Sanchez, ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro Popolare, Mariano Rajoy, travolto dagli scandali per corruzione nel suo partito; la mozione è stata approvata dal Parlamento iberico, Rajoy è decaduto e Sanchez è diventato primo ministro, perché lì vige la cosiddetta sfiducia costruttiva. Altro che il sistema italiano, per cui quando c’è una crisi, per fare un nuovo Governo passano mesi.
Proprio la farraginosità delle regole istituzionali del nostro Paese rappresenta una palla di piombo che rallenta tutto e danneggia i cittadini.
 
In questo quadro, da ieri, primo giugno, sono entrati in vigore i dazi di Trump su alluminio e acciaio importati dagli Stati Uniti. Il presidente americano lo aveva annunciato un mese fa: l’Unione europea non ha creduto che ciò accadesse e in questo periodo non ha preso alcuna decisione.
Anche in questo caso, si è manifestata debolezza delle istituzioni europee, che non hanno fronteggiato a dovere l’avviso arrivato da oltreoceano. Ora, su due piedi, si devono prendere contromisure che, improvvisate, saranno dolorose per gli importatori europei e non bilanceranno, probabilmente, i guai che pioveranno sugli esportatori del vecchio continente. Fermezza del Governo nordamericano contro debolezza dell’Ue: la solita solfa che ci danneggia.
Non abbiamo divagato, perché quanto precede rientra in un sistema arcaico, da superare. In ogni caso, dopo il giuramento del nuovo Governo di ieri alle ore 16, tutti i suoi componenti sono rimasti nei magnifici Giardini del Quirinale per iniziare le celebrazioni della Festa della Repubblica. C’eravamo pure noi e vi racconteremo.

Articolo pubblicato il 02 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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