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Enzo Bianco: "Altri 5 anni di governo per cambiare la città"
di Paola Giordano

Forum con Enzo Bianco, primo cittadino uscente e candidato sindacodella città di Catania

Tags: Enzo Bianco



Quali sono le priorità per i prossimi cinque anni?
“Nell’ultimo quinquennio abbiamo seminato e iniziato a raccogliere i frutti in tutti i settori della vita amministrativa. Nei cinque anni che seguiranno dovremo completare il lavoro, portare a termine le opere dei cantieri aperti, mettere a frutto l’enorme mole di investimenti raccolta per la città, ben due miliardi e mezzo di euro, e rendere stabile la rinascita di Catania. Avevo piena consapevolezza, cinque anni fa, come anche oggi, delle reali condizioni della città e di come a Catania non servissero cure blande, ma un trattamento profondo, radicale, perché i mali che la affliggevano erano strutturali. La città era avvilita, frustrata, al buio, anche letteralmente. Aveva perso fiducia in sé stessa, caduta in una crisi economica senza precedenti. Per questo mi candidai con un programma che chiamai ‘Catania più dieci’, perché un mandato non sarebbe bastato a correggere strutturalmente i difetti, i limiti, le contraddizioni della città. Occorreva una lunga, coerente ed efficace azione di governo per riportare Catania a esprimere il meglio delle sue potenzialità, facendo uscire la città da condizioni davvero allarmanti”.
 
 
Il principale tasto dolente per Catania era quello finanziario. Cosa occorre fare per garantire all’Ente la necessaria stabilità?
“La città era sull’orlo del dissesto. Volendo convogliare a Catania ingenti finanziamenti, come poi è avvenuto, e non potendo presentare agli ipotetici finanziatori italiani e internazionali una città in fallimento, perché non avremmo avuto credibilità, ho scelto di non dichiarare il dissesto. Avrei avuto, personalmente, tutto il vantaggio dallo scaricare la responsabilità sulle precedenti amministrazioni, ma ho guardato solo agli interessi della città. Abbiamo dunque avviato un percorso di risanamento rigoroso dei conti, sventato il rischio dissesto e soprattutto onorato i debiti con le imprese, l’80% delle quali era erano catanesi, di piccola e media dimensione. Aziende destinate al fallimento qualora i debiti non fossero stati onorati, con evidenti rischi per l’occupazione. E abbiamo ridotto drasticamente i tempi di pagamento, arrivati cinque anni fa a livelli spaventosi: 490 giorni. Oggi siamo scesi a 86 giorni, e l’obiettivo entro i prossimi cinque anni è quello di arrivare a 60”.
 
Tornando alla spinosa questione del risanamento finanziario, quali sono le strategie che l’Amministrazione Bianco intende attuare qualora venisse riconfermata?
“Proseguiremo innanzitutto sulla linea della riduzione dei fitti passivi, già fatti scendere del 70% durante questa Amministrazione. Per gli uffici del Faro Biscari il Comune paga, per esempio, quasi 880 mila euro. Come un buon padre di famiglia ho preso una scuola di nostra proprietà non utilizzata, in via Torquato Tasso, nel quartiere di Nesima, che sarà consegnata ristrutturata tra due mesi con una spesa di un milione e centomila euro: poco più del canone di affitto di un anno. In questi cinque anni siamo passati da 6,5 milioni di fitti passivi all’anno a 2,2 milioni. Nella prossima sindacatura ci avvicineremo allo zero. Tutti i grandi uffici verranno trasferiti in strutture di proprietà del Comune: la scuola a Nesima e l’ex mercato ittico in via Domenico Tempio. Alla fine del 1999 lasciai la città con i conti in ordine e un saldo incredibilmente positivo. I 13 anni di amministrazione di centrodestra ci hanno lasciato una città in predissesto e i catanesi hanno dovuto, e in parte dovranno ancora, stringere la cinghia: l’indebitamento del Comune, infatti, è sempre alto, anche perché con la nuova legge sulla trasparenza dei Bilanci sono cambiati i criteri di valutazione. Nel corso dei primi cinque anni la semina è stata sicuramente un periodo duro e difficile. Abbiamo iniziato a raccogliere i primi frutti, ma ancora tanti altri stanno maturando”.
 

Quali sono i progetti in programma per rendere migliore la qualità della vita dei cittadini e di coloro che vengono a visitare Catania?
“L’ammodernamento della rete fognaria. Avete visto cos’è avvenuto con la maximulta europea all’Italia di questi giorni. La progettazione esecutiva di quest’opera, che non si vedrà ma che rivoluzionerà Catania, facendone finalmente una città europea, è stata affidata a Sidra senza appalti privati ed è già stata completata. Fra poche settimane ci sarà la gara per l’aggiudicazione dei lavori per un costo di 440 milioni e interessanti ricadute occupazionali. Oggi scarichiamo l’80% dei liquami in mare, ma con la nuova rete Catania convoglierà tutto nel depuratore e da esso le acque depurate, attraverso una condotta già finanziata con otto milioni di euro e in fase di ultimazione, che passerà sotto il Simeto, giungeranno al Consorzio di bonifica per essere distribuite agli agricoltori. In questo modo, non soltanto non inquineremo più i nostri mari, ma risolveremo il problema irriguo delle nostre campagne”.
 
Come pensa di affrontare, invece, la questione legata allo smaltimento dei rifiuti?
“Non siamo soddisfatti perché il servizio non è adeguato alla nostra città. In questi mesi si sono susseguite le gare deserte, una situazione assai anomala e preoccupante, che ho segnalato alla Procura della Repubblica e all’Anac. Ci sarà un nuovo l’appalto che andrà in gara a breve e prevede l’estensione a tutta la città della raccolta differenziata porta a porta. Un appalto da 700 milioni. L’obiettivo è arrivare a scaglioni prima al 33, poi al 50 e, infine, al 60 per cento di differenziata”.
 
Quali sono le sue soluzioni per migliorare la mobilità cittadina?
“Il problema del traffico sul Tondo Gioeni appare risolto. Ci lavoriamo dal 2013 alla viabilità alternativa, allungando la via Roberto Giuffrida Castorina, realizzata a tempo di record rispetto ai sei anni di media per costruire un’opera pubblica in Italia. Stiamo spendendo 31 milioni di euro per rimettere a posto le strade in una gigantesca operazione di manutenzione. Nei prossimi cinque anni miglioreremo il trasporto pubblico: dai 60 autobus Amt trovati nel 2013 siamo arrivati a cento ed entro il 2019 arriveranno ben 120 bus nuovi, già acquistati. L’idea, poi, è quella di estendere l’Amt in un ambito metropolitano, facendo entrare nel suo capitale i Comuni interessati. Per quanto riguarda la metro, in questi anni abbiamo aperto sei stazioni, allungando la tratta da piazza Stesicoro a Nesima. Nei prossimi mesi apriranno altre due stazioni: Garibaldi Nesima e Monte Po, alle porte di Misterbianco, e nei prossimi anni la linea partirà da Paternò, attraverserà la città fino in via Etnea e proseguirà passando da piazza San Domenico, piazza Dante, piazza Palestro, Villaggio Sant’Agata, Librino fino ad arrivare in aeroporto. Contemporaneamente, le Ferrovie dello Stato ammoderneranno la tratta Acireale-Acitrezza-Aci Castello-Cannizzaro-Ognina-Picanello-Europa-Stazione Centrale, dotandola di nuovi mezzi che viaggeranno su un doppio binario, con una frequenza da metropolitana di superficie. Nella Stazione Centrale le Ferrovie, a loro spese, realizzeranno un passaggio sotterraneo con la fermata Giovanni XXIII della Metro. Si collegheranno inoltre piazza Borsellino e San Cristoforo per arrivare anche in aeroporto. Qui abbiamo ottenuto una grande vittoria: convincere Ferrovie dello Stato ad abbandonare l’idea di realizzare i doppi binari ad alta velocità sugli Archi della Marina, sventrando una parte del centro storico”.
 
Sul fronte delle grandi infrastrutture, cosa prevede il suo programma?
“Cinque anni fa Catania era una città in una condizione di assoluta mancanza di progettualità. Questo è il tassello principale per lo sviluppo di ogni realtà, perché prima di realizzare le opere è necessario che ci si doti di un parco progetti e poi che si trovino i finanziamenti. Anche in questo caso abbiamo iniziato a raccogliere. A proposito di grandi infrastrutture, un approfondimento particolare lo merita l’aeroporto. Il nostro è il più grande del Sud e sta crescendo a ritmo straordinario: nel 2017 è stata superata la soglia dei nove milioni di passeggeri e nel 2018, stando alle previsioni, si dovrebbero superare i dieci milioni. Lo scalo ha quindi un potenziale enorme, ma c’è un collo di bottiglia: quello della pista. Nella delibera Cipe è previsto il finanziamento e siamo già in fase di progettazione esecutiva con le Ferrovie dello Stato per l’interramento della linea ferroviaria Acquicella-Siracusa. Ciò consentirà alla Sac, società che gestisce lo scalo, di realizzare a proprie spese la nuova pista, su cui potranno atterrare i grandi aerei intercontinentali a pieno carico. L’altra importante infrastruttura è il porto, che siamo riusciti ad aprire alla città: migliaia di giovani, catanesi e turisti, affollano i locali del porto la sera e non solo. Il prossimo passo sarà la realizzazione del nuovo molo di levante, completamente ristrutturato, che aumenterà le potenzialità dell’area. Sposteremo l’ormeggio delle navi da pesca in una zona più tranquilla e lì creeremo uno scalo per i super yacht”.
 
 Enzo Bianco
 
Sono previsti progetti anche per il verde pubblico?
“Un progetto a cui tengo molto, avviato in questo mandato e che completeremo nel prossimo, è quello della Spina verde di Librino: un parco di dodici ettari integrato con la pista ciclabile. Proprio qualche giorno fa è stato aperto il cantiere a Librino insieme a quello per 24 alloggi popolari. Abbiamo consegnato anche 32 nuovi orti urbani”.

Articolo pubblicato il 02 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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