Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Sindaci siciliani alla prova del 10
di Paola Giordano

Domenica 10 giugno gli elettori di cinque capoluoghi dovranno scegliere la guida politica per i prossimi 5 anni. Relazioni sull’attuazione del programma strumento per valutare i risultati ottenuti 

Tags: Elezioni, Sicilia



PALERMO - Il fatidico 10 giugno è ormai alle porte: per i cittadini di Catania, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani e di altre 135 città isolane è tempo di tirare le somme e scegliere con attenzione il prossimo sindaco.
 
Per farlo è necessario ascoltare attentamente le diverse “campane” e sposare l’idea che più appare concreta, realistica, attuabile. Sarebbe poi necessario anche, tra le tante cose, avere un resoconto dei risultati “portati a casa” dai sindaci uscenti.
 
Il condizionale è d’obbligo perché, nonostante una Legge regionale imponga ai sindaci di presentare annualmente al Consiglio comunale una relazione scritta sullo stato di attuazione del programma con cui ci si è presentati, tale adempimento, in realtà, è diventato da anni una disposizione facoltativa rimandata alla “gentile concessione” del primo cittadino di turno.
 
Nell’inchiesta pubblicata il 4 aprile 2017 (leggi qui), il QdS aveva già affrontato la questione tracciando una panoramica dei sindaci “promossi”, cioè che nell’ultimo anno avevano presentato la relazione, e di quelli “bocciati”, vale a dire che non avevano ancora adempiuto al precetto regionale.

A poco più di un anno da quell’inchiesta e in vista delle imminenti competizioni elettorali che coinvolgeranno i suddetti cinque capoluoghi isolani, non si registra alcun progresso, anzi: tutto è rimasto tale e quale. Nessun sindaco si è adoperato per rispettare il precetto aggiornando il Consiglio comunale sullo stato di avanzamento del programma. Sintomo, questo, che siamo ancora lontani dai livelli di efficienza e trasparenza che una Pubblica amministrazione dovrebbe garantire. In ogni caso, tutti hanno rispettato l’obbligo, introdotto dal Dlgs 149/2011, di redigere un’altra relazione, quella di fine mandato, che va pubblicata sul sito web istituzionale entro sette giorni dalla data di certificazione dell’organo di Revisione economico finanziaria.
 
A differenza della relazione sullo stato di avanzamento del programma, la cui mancata pubblicazione non prevede alcuna sanzione, la mancata redazione e pubblicazione nel sito istituzionale di quella relativa al bilancio di fine mandato arreca un danno economico al sindaco inadempiente, a cui viene dimezzata l’indennità di mandato per tre mensilità. Le regole si rispettano, dunque, se il rischio è che venga toccato il portafogli...
 
Proponiamo di seguito un quadro dettagliato dell’attuale situazione.
CATANIA - Tra i “promossi” dello scorso anno figurava il Comune di Catania, dove i primi di marzo il sindaco Enzo Bianco aveva esposto al Consiglio comunale la sua relazione. Da allora a oggi, non vi sono state altre occasioni di aggiornamento da parte del primo cittadino etneo al Consiglio comunale cittadino, sullo stato di attuazione del proprio programma. Fatta eccezione, come detto, per la relazione di fine mandato.

MESSINA - Il primo cittadino della Città dello Stretto ha presentato la sua prima e ultima relazione sullo stato di attuazione del programma nel lontano ottobre 2015. Tale report riguardava gli anni 2013-2015. Meglio di niente, si penserà, ma è doveroso sottolineare che la normativa fornisce un indicazione temporale precisa: le relazioni vanno presentate annualmente. Da allora, fino alla scadenza del mandato, Accorinti non ha ritenuto opportuno relazionare su quanto fatto.

RAGUSA - Male anche la città iblea, dove il sindaco Federico Piccitto ha presentato la sua relazione a ottobre del 2016. Poi lo stop fino alla conclusione del mandato e nessun aggiornamento intermedio sullo stato di avanzamento del programma o su eventuali fatti particolarmente rilevanti.

SIRACUSA - Non va meglio nella città aretusea: il sindaco Garozzo ha presentato al Consiglio comunale la relazione sullo stato di avanzamento del programma nel marzo del 2015. Nonostante i solleciti da parte di alcuni consiglieri comunali, in Aula non è stato fornito più alcun aggiornamento riguardo l’evoluzione del programma. Quantomeno, è arrivata la relazione di fine mandato.
TRAPANI - Qui la situazione è particolare: l’ultima relazione presentata in Consiglio comunale risale all’ex primo cittadino Vito Damiano nel febbraio 2016. Ma vista l’intricata vicenda verificatasi lo scorso anno dopo il flop del ballottaggio che ha visto competere un solo candidato, e il conseguente commissariamento, l’unica cosa che possiamo auspicare è che la città possa finalmente avere una guida solida per programmare il proprio futuro.

GLI ALTRI CAPOLUOGHI. Non andranno a elezioni i prossimi giorni, ma è opportuno fare un punto sulle relazioni presentate nelle altre città capoluogo. Mentre a Caltanissetta il primo cittadino Giovanni Ruvolo ha presentato il documento nel settembre 2016, ad Agrigento, il sindaco Lillo Firetto ha illustrato quanto fatto alla guida dell’Ente nell’agosto del 2016. “Rimandati” anche Enna, ferma a ottobre 2015, e Palermo, dove tutto tace da settembre del 2014. Occorre segtnalare l’incontro pubblico dello scorso maggio, in cui il sindaco Orlando ha aggiornato sullo stato di avanzamento del programma, ma la legge parla chiaro: bisogna presentare la relazione in Consiglio comunale.
 
In sostanza, quello che dovrebbe essere uno strumento di informazione sull’operato dell’Amministrazione comunale, diventa sempre più un optional da inserire o meno nell’ordine del giorno del Consiglio comunale a discrezione del primo cittadino di turno. Al di là del fatto che una norma obblighi a dare conto di quanto fatto, a spingere i sindaci ad adempiere dovrebbe essere prima di tutto il rispetto nei confronti dei cittadini.
 


Quell’assenza di sanzioni che complica la faccenda
 
PALERMO - Con riferimento ad atti, comportamenti, situazioni, modi di procedere, soprattutto nella vita pubblica e nei rapporti con la collettività, il termine trasparenza sta a significare “chiarezza, pubblicità, assenza di ogni volontà di occultamento e di segretezza”. Di chiarezza, però, da parte della Pubblica amministrazione ce n’è spesso poca: se un cittadino siciliano, infatti, volesse sapere quali punti del programma un sindaco abbia “onorato” e quali invece siano stati “dimenticati”, troverebbe, sui siti istituzionali dei Comuni, non poche difficoltà per riuscire a leggere la mitologica relazione sullo stato di attuazione del programma elettorale.
Eppure c’è una Legge regionale, in vigore da ormai da ventisei anni, che ne stabilisce l’obbligatorietà: è la n. 7 del 26 agosto 1992 (art. 17), che prevede, tra le competenze del sindaco, l’obbligo di presentare “una relazione scritta al Consiglio comunale sullo stato di attuazione del programma e sull’attività svolta, nonché su fatti particolarmente rilevanti”.
La norma specificava che tale rapporto doveva essere presentato semestralmente; l’art. 127 della Legge regionale n. 17 del 28 dicembre 2004 ne ha invece ampliato i termini, portandoli da sei mesi ad un anno.
Nell’Isola però probabilmente non è ancora chiaro che, trattandosi di una Legge e non di un consiglio spassionato, essa debba essere osservata: la maggior parte dei sindaci continua a presentare la propria relazione non solo se lo ritiene più opportuno ma anche quando e come preferisce. Ecco così fiorire relazioni biennali o, addirittura, triennali, o non veder sbocciare nulla per anni. Del resto, nel citato art. 17 non c’è il minimo cenno infatti a una sanzione, anche solo simbolica, per i trasgressori. E, per di più, non è previsto neanche un organo che controlli l’effettiva attuazione della legge in questione. O meglio non è più previsto: l’art. 33 prevede infatti l’istituzione di un Osservatorio per verificare lo stato di attuazione della stessa legge (compreso quindi anche quanto previsto dall’art. 17) per i primi cinque anni dall’approvazione. Essendo ormai trascorsi abbondantemente quei cinque anni, c’è da dedurre che nessuno vigili più sulla messa in opera di quanto previsto.
 

 
I duelli più significativi e i principali candidati
 
PALERMO - Gli elettori chiamati alle urne nei cinque capoluoghi siciliani potranno scegliere tra un’ampia rosa di candidati.
Nella città etnea, oltre al sindaco uscente Enzo Bianco (Pd), competono per il ruolo di primo cittadino l’eurodeputato Salvo Pogliese (FI), il presidente regionale della Comunità di Sant’Egidio, Emiliano Abramo (lista civica “È Catania”) e il consigliere comunale Riccardo Pellegrino che, pur legato a FI, si presenta con la lista civica “Catania nel cuore”. Dalle consultazioni del M5s sulla piattaforma Rousseau, è venuto fuori il nome di Giovanni Grasso.
A Messina ci riprova l’uscente Renato Accorinti che dovrà vedersela con sei avversari. Il M5s schiera infatti l’ingegnere capo dell’Ispettorato del lavoro, Gaetano Sciacca. Il centro-sinistra fa fronte comune su Antonio Saitta, mentre spaccato si presenta il centro-destra con Dino Bramanti (FI, FdI e diversi movimenti civici), Cateno De Luca (lista civica “Sicilia Vera”), Giuseppe Trischitta (sostenuto da pezzi di FI e FdI) e il presidente del Consiglio comunale uscente Emilia Barrile (lista “Leali”).
Anche a Ragusa saranno in sette a contendersi il ruolo di primo cittadino. L’attuale sindaco, il grillino Federico Piccitto, ha deciso di non ricandidarsi: i pentastellati punteranno su Antonio Tringali. Nel Pd a spuntarla è stato Peppe Calabrese anche se attingerà nello stesso bacino di voti di Giorgio Massari, presentatosi come civico ma appartenente all’area di centro-sinistra. Anche il centro-destra non è riuscito a fare fronte comune: si presentano separati Maurizio Tumino (FI), Peppe Cassì (FdI), Carmelo Ialacqua (lista civica “Città Futura”) e Sonia Migliore (lista civica “Lab 2.0”).
Tanti i candidati a Siracusa, dove ha deciso di non ricandidarsi l’uscente Giancarlo Garozzo (Pd): appoggerà Francesco Italia, suo vice a Palazzo Vermexio. Non tutto il centro-sinistra lo seguirà, però: una parte dei dem sosterrà Fabio Moschella. Il M5s investe su Silvia Russoniello, mentre diviso si presenta il centro-destra: Ezechia Paolo Reale è il candidato del centro-destra, esclusa la Lega che sosterrà Francesco Midolo. In lizza per il ruolo di primo cittadino aretuseo anche Fabio Granata, appoggiato da due liste civiche, e Giovanni Randazzo, espressione del mondo ambientalista.
Tra i cinque capoluoghi il caso più interessante è quello di Trapani, commissariata dopo che la più recente tornata elettorale è stata pesantemente condizionata da vicende giudiziarie. Dopo aver perso nel 2017 il ballottaggio contro l’astensionismo, il Pd ci riprova con Giacomo Tranchida, presidente del Consiglio comunale di Erice, mentre il centro-destra ha deciso di puntare su Vito Galluffo. Resta fuori dalla coalizione la Lega, che sostiene Bartolo Giglio. Giuseppe Mazzonello è la persona scelta dal M5s, mentre a sostenere l’ex editore di Telescirocco Peppe Bologna è la lista civica “Scirocco” .

Articolo pubblicato il 05 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐