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Il vergognoso decreto salvapoltrone
di Carlo Alberto Tregua

La Casta politica incapace di tagliare

Tags: Casta



La legge 191/2009 (Finanziaria 2010), entrata in vigore il 1° gennaio, ha previsto che dalla stessa data in tutti gli enti locali d’Italia il numero di consiglieri e assessori fosse tagliato del 20%. Con questa operazione è stato stimato un risparmio di 213 mln di € nel trienno 2010-2012. L’opinione pubblica è stata disattenta su questa innovazione, estremamente utile non solo per il risparmio della finanza pubblica, ma per l’esempio che Governo e Parlamento hanno voluto dare, procedendo a una diminuzione non indifferente del costo della politica, che per prima stringe la cinghia locale.
Tuttavia, l’operazione non è andata a buon fine, perché la corporazione degli amministratori locali, dentro la quale vige un clientelismo sfrenato, ha fatto pressioni enormi, prima perché la norma non venisse approvata e, poi, a cose fatte, per il rinvio della stessa.
Cosicché il Governo ha proceduto ad approvare addirittura un decreto legge, il quale dovrebbe rispondere ai requisiti di necessità e urgenza per spostare al 1° gennaio 2011 l’entrata in vigore della legge taglia-poltrone.

Non si capisce quale necessità e quale urgenza e, soprattutto, quale motivazione possa avere, per l’interesse generale dei cittadini e per l’erario, il rinvio di tale norma. Il ministero dell’Economia ha stimato il risparmio indicato prima, inserito nella Finanziaria 2010, ma il rinvio ha annullato questo beneficio, cosicché viene acclarato uno spreco di pari somma. Come dire: milioni gettati al vento o, meglio, gettati in pasto alla famelicità di consiglieri e assessori locali.
Come è noto, la Finanziaria nazionale è valida anche per la Sicilia, senza bisogno di un apposito provvedimento regionale, trattandosi di una legge di sistema. Tuttavia, nulla impedisce alla Regione siciliana di procedere autonomamente a inserire nel bilancio preventivo 2010, che dovrà essere approvato entro il tempo dell’esercizio provvisorio, la stessa norma con applicazione immediata.
 
Se il Governo Lombardo-ter proponesse il taglio in parola con l’immediata applicazione, avrebbe il favore di tutta l’opinione pubblica siciliana, della propria maggioranza, fatta da Mpa e Pdl-Sicilia, nonché del consenso del Partito democratico. L’iniziativa costituirebbe un forte segnale che in Sicilia si fanno le riforme sul serio, a cominciare da quelle che incidono sulla Casta politica.
Naturalmente, perché il provvedimento abbia un’efficacia generale e costituisca un esempio cristallino, l’Ars dovrebbe anche approvare l’abrogazione della L.r. 44/65, che a suo tempo equiparò emolumenti di deputati e dipendenti dell’Assemblea regionale al Senato. Con l’abrogazione di tale norma, il costo dell’Assemblea regionale crollerebbe dagli attuali 171 milioni previsti nel 2010 ai circa 72 del costo del Consiglio regionale della Lombardia, con un risparmio netto di 99 milioni, un puro e semplice spreco, bruciato sull’altare del ceto politico.

Il decreto legge del 13/1/2010 dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni. Esso è palesemente incostituzionale e pertanto la sua eventuale conversione produrrebbe una legge incostituzionale contro la quale la Regione è titolata a fare ricorso. Vedremo se lo farà.
Inoltre, l’Mpa dovrebbe prendere l’iniziativa di applicare questa riduzione di spesa corrente per la Sicilia e potrebbe presentare un emendamento che blocchi nel Parlamento nazionale la conversione del decreto legge in parola.
Così si darebbe dimostrazione alle altre 19 Regioni che l’Autonomia è un fatto positivo per servire meglio i cittadini e per rimettere a posto situazioni anomale che in questi decenni la politica cattiva ha creato. Nel momento in cui le popolazioni soffrono per la crisi che si è abbattuta su un sistema pubblico-privato mal funzionante, non è più possibile rimandare le riforme e la semplificazione, che si fondano sulla cultura e la partecipazione dei cittadini.
Neanche è possibile, per conseguenza, rinviare con ogni mezzuccio la trasparenza su tutti i dati, come prevede il D. lgs n. 150/09, per cui i dirigenti di Stato, Regioni ed enti locali devono smetterla di nascondere le informazioni ai cittadini.

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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