Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Prodotti sempre più green, uno strumento per certificarli
di Rosario Battiato

Ministero dell’Ambiente: dal 13 giugno in vigore il Regolamento per l’attuazione del Made Green Italy. Opportunità per le imprese siciliane che su questo fronte faticano ancora a competere 



PALERMO – Un passo verso la definizione e commercializzazione di prodotti più sostenibili per sostenere la crescente domanda, sui mercati nazionali e internazionali, di una qualificazione ambientale da parte dei consumatori. Per spingere questi processi entra in vigore in Italia, da mercoledì 13 giugno, il Regolamento per l’attuazione dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, denominato Made Green Italy. Il provvedimento, pubblicato sulla Guri del 29 maggio, era previsto dal collegato Ambientale (Legge 28 dicembre 2015, n. 221) nel quadro delle iniziative di promozione della green economy. Uno stimolo per puntare sulla qualificazione dei prodotti e uno spunto anche per le imprese siciliane che sul fronte green non sono certo le prime della classe.
 
Il riferimento del Made Green Italy è la metodologia per la determinazione dell’impronta ambientale dei prodotti (Pef) che è stata definita nella raccomandazione 2013/179/UE della Commissione Europea del 9 aprile 2013.
 
L’impronta ambientale di un prodotto, da intendere come bene o servizio, è una “misura fondata su una valutazione multi-criterio delle prestazioni ambientali di un prodotto – si legge nella definizione dell’Ispra –, analizzato lungo tutto il suo ciclo di vita, ed è calcolata principalmente al fine di ridurre gli impatti ambientali di tale bene o servizio considerando tutte le attività della catena di fornitura, dall’estrazione delle materie prime, attraverso la produzione e l’uso, fino alla gestione del fine-vita”.
 
Il ministero dell’Ambiente, che ha avviato un’iniziativa in questa direzione già nel 2011, mira a promuovere “modelli sostenibili di produzione e consumo” per “contribuire ad attuare le indicazioni della strategia definita dalla Commissione Europea”. Inoltre, proprio tramite questo strumento, stimola il “miglioramento continuo delle prestazioni ambientali dei prodotti” e punta alla riduzione degli impatti ambientali, e indirizza i cittadini a scelta di consumo informate e consapevoli. Un’operazione che permetterà di distinguere i prodotti che utilizzeranno il metodo Pef tramite gli aspetti di “tracciabilità, qualità ambientale, qualità del paesaggio e sostenibilità sociale”. Si lavora, inoltre, anche al coinvolgimento di prodotti derivati da cluster di piccole imprese.
 
Un impegno che è anche un possibilità che potrebbe avere degli effetti benefici per tutte le imprese siciliane. A questo proposito, la buona performance registrata sul fronte delle imprese turistiche sostenibili – il blocco delle isolane al secondo posto nazionale per numerosità – non deve ingannare sullo stato generale delle imprese green nell’Isola. Un monitoraggio, realizzato dalla Camera di Commercio di Milano lo scorso anno, ha messo in evidenza la grande crescita nazionale (+34% di crescita nell’ultimo quinquennio, 53 mila aziende attive, mezzo milione di addetti e fatturato da 200 miliardi) con un contributo siciliano ancora minimo: appena 3 mila imprese, il 6% nazionale e un terzo di quelle imprese in Lombardia, a fronte di un’occupazione che vale poco più del 3% del totale nazionale. Le province isolane si collocano tutte fuori dalle prime venti posizioni nazionali, la prima è Catania, seguita dal capoluogo regionale e quindi da Messina.

Articolo pubblicato il 06 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus