Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Ignoranza, corruzione e criminalità organizzata
di Carlo Alberto Tregua

I tre mali dell’Italia



Nel nostro Paese, la cultura degrada sempre di più, l’ignoranza si estende a macchia d’olio nelle fasce della popolazione che ritengono, erroneamente, di saperne di più per il semplice uso del loro smartphone.
Gli internauti sembrano impazziti, sono diventati sapientoni per il semplice motivo che possono accedere ad una informazione qualunque in tempo reale.
Stolti, non sanno che non è l’informazione che fa la conoscenza, ma l’insieme delle notizie, collegate, riunite nei concetti e sistematizzate in modo da capirne il senso.
Quando si sa poco della storia, della letteratura, della filosofia, della matematica (unica scienza esatta), della geometria, della geografia e, soprattutto, della Sacra scrittura, cioè dei 73 libri della Bibbia (46 del Vecchio Testamento e 27 del Nuovo Testamento), come ci si può fare una idea di cosa è la vita, di quali siano i rapporti tra le persone, di quali regole occorrano perché vi siano equità e giustizia in una Comunità?
 
L’ignoranza è il primo male dell’Italia, anche perché Scuola e Università non adempiono al loro compito primario che è quello di offrire l’ascensore sociale a tutti i cittadini, i quali hanno il diritto (questo sì) di partire dallo stesso punto, anche se poi - come accade nello sport - c’è chi vince e chi arriva ultimo. Il pietismo non fa crescere le persone. Il mammismo debilita le loro capacità.
Non distinguere il demerito dal merito è un errore grossolano che si compie dando quest’ultimo a chi non ha raggiunto gli obiettivi e negandolo a chi l’ha fatto.
Il guaio è che non si pone rimedio, almeno nel nostro Paese, all’estensione dell’ignoranza, anzi vi sono tanti tromboni che vi speculano sopra e ne approfittano per potere illudere quei cittadini che non hanno i requisiti prima indicati.
Questi tromboni sono ovviamente in malafede, non importa a quale parte politica essi appartengano, perché per loro è importante mantenere “il cadreghino”, cioè la seggiola o la poltrona e il relativo rilevante assegno mensile, a prescindere da ciò che fanno o non fanno, bene o male.
L’ignoranza dilagante, per fortuna, è contrastata da una forte crescita della conoscenza, seppure in una parte minoritaria della popolazione, che è la benemerita locomotiva del Paese.
 
 
L’altro male che sta appestando la società italiana è la corruzione, tutta annidata nelle pubbliche amministrazioni di qualunque livello. Essa è conseguente al fatto che lo Stato spende per servizi pubblici, infrastrutture, opere di risanamento e quant’altro qualche centinaio di miliardi.
Il trasferimento dalle casse pubbliche a quelle delle imprese è il momento delicato in cui si inserisce la corruzione. Essa è un cancro che viola le regole di eguaglianza (perché vince il corruttore e non il più bravo), turba il mercato, confonde l’opinione pubblica.
Va combattuta all’interno delle pubbliche amministrazioni, ma non quando il reato si è consumato. Perciò, ci vogliono gli anticorpi che la prevengano. Questi anticorpi sono i Nuclei anti corruzione (Nac), ente per ente, dipartimento per dipartimento, servizio per servizio. E poi, l’abbiamo ripetuto tante volte: occorre approvare una legge che istituisca il “reato di disservizio”.
 
Il terzo grave male che analizziamo (gli altri li prenderemo in esame successivamente) è la criminalità organizzata la quale in questi decenni si è trasferita da Sud al Centro e al Nord.
Carlo Alberto Dalla Chiesa, già nel 1982, individuò lo strumento più efficace per combatterla: colpire i patrimoni. Ma in quel momento Roma da quell’orecchio non ci sentiva. il Prefetto fu lasciato solo e, quindi, assassinato.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno seguito la stessa strada, ottenendo notevole successo. Oggi le Procure e i Gip sequestrano sistematicamente i beni dell’organizzazione malavitosa e questo comportamento sta demolendo via via i pilastri della stessa.
La mafia si è trasferita in Lombardia, ove sono stati sequestrati e confiscati oltre mille beni. In totale, l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc) ha “in portafoglio” oltre ventimila beni fra aziende, beni mobili e immobili, purtroppo non sono utilizzati e deperiscono.
Occorrerebbe invece un’azione forte per rimetterli in circolo, anche adoperata dagli Enti del Terzo Settore.

Articolo pubblicato il 07 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus