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Lavoro in rosa, Sicilia ultima in Ue. Finlandia: 50% di occupate in più
di Michele Giuliano

Meno di una donna su tre è occupata, l’Isola è la regione col più alto tasso di disoccupazione in Europa. La media europea è del 62,4%, più del doppio della media isolana (29,2%) 

Tags: Lavoro, Donne, Sicilia, Occupazione



PALERMO - Le donne siciliane lavorano poco, troppo poco, e pochissimo rispetto alle lavoratrici europee. Una condizione di degrado che rende la società dell'Isola povera e con prospettive per il futuro piuttosto negative. E ancora, porta a una perdita sostanziale di ricchezza anche culturale e di progresso e crescita sociale, che soltanto l’indipendenza economica dell’individuo, che sia uomo o donna, può concedere.
 
Tutto il sud Italia si trova in pessime condizioni dal punto di vista della disoccupazione femminile: ci sono quattro regioni italiane agli ultimi quattro posti della classifica Ue secondo gli ultimi dati dell'Eurostat: sono Sicilia (29,2%), Campania (29,4%), Calabria (30,2%) e Puglia (32%). Solo una donna su tre lavora. Inoccupate, o disoccupate di ritorno, magari dopo una o due gravidanze, quando i costi della famiglia diventano più onerose di uno stipendio spesso misero.
 
L'Eurostat precisa che il lavoro femminile è invece aumentato, in media, per le donne tra i 15 e i 64 anni, tra le quali si registra un'occupazione pari al 62,4% in Ue e al 48,9% in Italia, poco meno della metà della popolazione in età lavorativa.
 
In generale, la condizione siciliana è devastante: il complesso dell'occupazione, maschile e femminile, è del 40,6% della Sicilia, seguita dal 40,8% della Calabria e dal 42% della Campania. Se già l'Italia risulta il penultimo Paese in Europa per occupazione totale (58% a fronte del 67,6% medio Ue) dopo la Grecia, gli squilibri interni tra i territori e di genere sono consistenti: se le regioni del Nord si mantengono ai livelli medi europei, permettendo con i loro buoni risultati di mantenere il valore medio entro valori più alti, le regioni del Sud restano molto lontane dalle percentuali dei migliori Paesi europei, in particolar modo dei Paesi del Nord, come ad esempio la Finlandia, dove ci si attesta su valori di occupazione che superano l’80%.
 
 
Se per gli uomini la distanza dalla media europea è di 5,8 punti (il 67,1% di uomini occupati tra i 15 e i 64 anni in Italia contro il 72,9% medio Ue) per le donne italiane la distanza è di 13,5 punti (48,9% a fronte del 62,4%). Ancora, come decenni fa, sono gli uomini ad essere privilegiati, mentre spesso le donne si ritrovano ad occuparsi, per forza o per ragione, del solo lavoro casalingo o di cura.
 
Il lavoro in rosa è cresciuto negli ultimi anni in Italia (+2,4 punti tra il 2013 e il 2017) ma molto meno rapidamente rispetto alla media europea (+3,4 punti, dal 58,7% al 62,4% nello stesso lasso di tempo) e con il Sud che continua ad arrancare. Nel Mezzogiorno l'occupazione femminile dal 2013 al 2017 è passata dal 30,7% al 32,3% medio con una crescita di appena 1,6 punti. Se si guarda solo all'ultimo anno, l'occupazione delle donne è cresciuta di 0,8 punti in media in Italia, di 0,6 punti nella media delle regioni del Sud e di 0,9 punti in Sicilia mentre in Europa è avanzata dell'1,1%.
 
Insomma, se la crisi sembra allentare leggermente la morsa, sul nostro territorio tutto ciò avviene sempre più lentamente che altrove. È particolarmente difficile la situazione delle giovani tra i 25 e i 34 anni, età nella quale dovrebbe essere terminato il percorso di istruzione e iniziato quello lavorativo. Ma è anche l’età in cui spesso si mette su famiglia e si fanno figli. Mentre in Europa lavora il 70,5% delle donne in questa fascia di età, in Italia la media si ferma al 52,7% e solo grazie alla buona performance delle regioni del Nord. Al Sud, infatti, la percentuale si ferma al 34,2% (36% le Isole) con la Calabria e la Sicilia che non arrivano al 30%.

Articolo pubblicato il 07 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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