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Quotidiano di Sicilia

Sommerso ed evasione da Terzo Mondo
di Carlo Alberto Tregua

Il Governo e la rivoluzione fiscale



Il Governo Conte, su impulso di Salvini e Berlusconi, ha in animo di rivoluzionare il sistema fiscale italiano, sostituendo alle attuali cinque aliquote di Imposta sul reddito delle persone fisiche un’unica aliquota, la cosiddetta Flat tax, ovvero tassa piatta.
La modifica è limitata alle persone fisiche, perché l’imposta sulle imprese (Ires) è già piatta e unica al 24%. Inoltre, sulle stesse, grava quell’altra, iniqua, imposta che è l’Irap, anch’essa piatta, del 4,5%.
Ma già il ministro del Mef, Giovanni Tria, ha messo le mani avanti, comunicando che la Flat tax è spostata al 2020 e che, probabilmente, si sdoppierà. Vi è allo studio dello stesso Ministero il sistema di detrazioni differenziato per evitare che la riforma venga dichiarata incostituzionale, in quanto non osserva la progressività dell’imposizione prevista dall’articolo 53 della Costituzione.
Conseguenza di quanto precede è che, forse, gli effetti della Flat tax si verificheranno nel 2021, cioè a oltre la metà della legislatura, se rimarrà in vita fino a quel momento.
 
Nel discorso di Giuseppe Conte, oltre a non aver trovato traccia della lotta alla mafia e del riallineamento infrastrutturale del Sud rispetto al Nord, vi è stato soltanto un timido accenno alla lotta all’evasione fiscale e nulla rispetto alla lotta al sommerso.
Il recente rapporto di Eurispes sulla materia, pubblicato quest’anno, indica i problemi più gravi del nostro Paese negli elementi di povertà, disuguaglianza e fragilità. Conseguenza è il lavoro sommerso “come strategia di sopravvivenza” e la derivante “economia sommersa che, a partire dal 2007, ha generato 549 miliardi di euro l’anno”.
La cifra ci sembra esagerata, perché da altre fonti l’economia sommersa viene valutata fra i duecento e i trecento miliardi l’anno. Essa genera evasione fiscale, anch’essa stimata da più parti fra cento e centocinquanta miliardi.
Insomma, vi è un mondo sotterraneo nel nostro Paese che mina alle fondamenta l’equità fra cittadini e consente a milioni di essi di vivere agiatamente, al di fuori delle leggi, e senza pagare le obbligatorie imposte.
Una situazione drammatica, per la quale nessun Governo ha approntato soluzioni.
 
Eurispes fa una serie di esempi: delle casalinghe, circa 8,5 milioni, un quinto svolgerebbe lavori che alimentano il sommerso. L’Istat rileva che vi è 1,4 milioni di persone in cerca di occupazione: di queste, il 50% lavorerebbe in nero.
Lavoratori indipendenti, liberi professionisti, collaboratori e altri, si presume svolgano una parte delle attività non dichiarate. E poi, Eurispes calcola che, soltanto nel 2015, un italiano su dieci si sia rivolto, nel corso dell’anno, a soggetti privati per ottenere un prestito, non potendolo avere dal sistema bancario: ovviamente un prestito usuraio.
Sembra che il 10% delle 750 mila aziende agricole abbia richiesto denaro a usurai, mentre delle imprese di commercio e servizi (3,3 milioni), una su dieci si sia rivolta a usurai. Da quanto precede, viene stimato che il business dell’usura raggiunga gli 82 miliardi.
Gli esempi potrebbero continuare, secondo le esperienze individuali. Il comune denominatore è che i cittadini sono restii a denunciare i loro affari perché sentono lo Stato lontano e i servizi che presta non adeguati alle imposte che ognuno paga.
 
Vi sono rimedi per lottare efficacemente sommerso ed evasione, a cominciare dal taglio delle transazioni in contanti, che in Italia circola in una quantità abnorme. In qualunque Paese d’Europa tutte le transazioni si fanno con carta di credito, bonifici bancari o strumenti similari. A Londra, anche il caffé si paga con la carta di credito.
Nel nostro Paese, invece, la circolazione di contanti è abnorme perché tutti cercano di nascondere la loro effettiva disponibilità liquida. Per esempio chi dichiara mediamente 20/25 mila euro di reddito annuo, come i gioiellieri, deve stare attento a non fare acquisti che lo sbugiarderebbero.
Ora che tutte le banche-dati sono a disposizione di Agenzia delle Entrate, GdF, Inps e altri Enti, controllare i movimenti di denaro è semplice perché è tutto tracciato. Ma non vi sono strumenti efficaci per controllare ciò che non è tracciato, appunto stimato in oltre 300 miliardi.
Eppure, la soluzione va trovata per combattere povertà, diseguaglianza e fragilità.

Articolo pubblicato il 08 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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