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Laureati, aumenta il tasso di occupazione a un anno dal titolo
di Redazione

Fino al 73,9%, oltre 5 punti percentuali in più di 4 anni fa. AlmaLaurea presenta a Torino il Rapporto 2018 sul profilo e sulla condizione occupazionale

Tags: Università, Lavoro, Almalaurea



TORINO - Il Consorzio interuniversitario AlmaLaurea ha presentato il Rapporto 2018 sul profilo e sulla condizione occupazionale in occasione del Convegno “Mutamenti strutturali, laureati e posti di lavoro”, presso l’Università di Torino, lunedì 11 giugno 2018.
Il Rapporto di AlmaLaurea ha analizzato le performance formative di oltre 276 mila laureati nel 2017: in particolare, 157 mila laureati di primo livello, 81 mila magistrali biennali e 36 mila a ciclo unico.
 
Secondo la documentazione di fonte Miur dall’anno accademico 2014/15 si è osservata una ripresa delle immatricolazioni confermata nel 2015/16 e divenuta ancora più consistente nel 2016/17 (+7,7% rispetto al 2013/14).
 
Nonostante ciò, dal 2003/04 al 2016/17 le nostre università hanno perso quasi 50 mila matricole, registrando una contrazione del 14,1%. Il calo delle immatricolazioni risulta più accentuato nelle aree meridionali (-24,9%), tra i diplomati tecnici e professionali e tra coloro che provengono dai contesti familiari meno favoriti, con evidenti rischi di polarizzazione.
 
Nel 2017 quasi la metà del complesso dei laureati (46,2%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado.
 
Il 25,5% dei laureati ha sperimentato una mobilità limitata, conseguendo il titolo in una provincia limitrofa a quella di conseguimento del diploma. Il 12,5% ha sperimentato una mobilità di medio raggio, laureandosi in una provincia non limitrofa, ma rimanendo all’interno della stessa ripartizione geografica (ovvero Nord-Centro-Sud), mentre un altro 12,5% ha conseguito il titolo di laurea in una ripartizione geografica differente da quella in cui ha conseguito il diploma. Infine, il 3,1% ha completato il percorso universitario in un Ateneo italiano, ma è in possesso di un diploma conseguito all’estero.
 
Le migrazioni per ragioni di studio sono quasi sempre dal Mezzogiorno al Centro-Nord. La quasi totalità dei laureati che hanno ottenuto il titolo di scuola secondaria di secondo grado al Nord sceglie un ateneo della medesima ripartizione geografica (97,4%).
I laureati del Centro rimangono nella medesima ripartizione geografica nell’89,1% dei casi, ma quando scelgono di migrare optano prevalentemente per atenei del Nord (8,1%).
 
È per i giovani del Sud e delle Isole che il fenomeno migratorio assume, invece, proporzioni considerevoli: il 23,9% decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord, ripartendosi equamente tra le due destinazioni. Un altro aspetto interessante riguarda i laureati provenienti dall’estero: oltre il 90% sceglie un ateneo del Centro-Nord. A spostarsi sono più frequentemente i ragazzi che hanno un background socio-culturale più elevato: il 36,1% di chi ha compiuto migrazioni di lungo raggio ha almeno un genitore laureato, contro il 28,3% di chi è rimasto nella medesima ripartizione geografica.
 
Nel 2017 il tasso di occupazione, che include anche quanti risultano impegnati in attività di formazione retribuita, è pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 71,1% tra i laureati di primo livello e al 73,9% tra i magistrali biennali del 2016.
 
Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione che, nell’ultimo quadriennio, risulta aumentato di 5,4 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 3,8 punti per i magistrali biennali. Si tratta di segnali positivi, soprattutto quelli dell’ultimo anno (il tasso di occupazione è aumentato di 2,9 punti per i laureati di primo livello e di 3,1 punti per i magistrali biennali).
 
Tali segnali non sono però ancora in grado di colmare la significativa contrazione del tasso di occupazione osservabile tra il 2008 e il 2013 (-17,1 punti percentuali per i primi; -10,8 punti per i secondi).
Per questi laureati, infatti, è solo nell’ultimo biennio che si sono manifestati i segnali di ripresa della capacità di assorbimento del mercato del lavoro.
 
Più nel dettaglio, a tre anni dalla laurea, il tasso di occupazione raggiunge l’83,8% tra i laureati di primo livello e l’85,6% tra i magistrali biennali (in aumento, rispetto all’indagine dello scorso anno, di 2,1 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 2,9 per i magistrali biennali).
 
A cinque anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione è pari all’87,8% per i laureati di primo livello e all’87,3% per i laureati magistrali biennali. Tali valori risultano in aumento, rispetto al 2015, di 2,2 e di 3,0 punti percentuali, rispettivamente.
È pur vero che, anche in tal caso, tali segnali di miglioramento intervengono dopo anni di significativa contrazione del tasso di occupazione che, tra il 2012 e il 2015, è infatti diminuito di 5,0 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 5,9 punti per i magistrali biennali.

Articolo pubblicato il 13 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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