Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Trump diventa il nuovo Reagan
di Carlo Alberto Tregua

Storico incontro a Singapore



Lo storico incontro a Singapore di martedì 12 giugno fra Kim Jong-Un e Donald Trump segna una svolta nelle questioni dell’Oriente, con notevoli riflessi in tutto il Globo.
In quella grandissima area il reale pericolo corso non riguardava una guerra locale, ecco perché i saggi consigli del presidente cinese Xi Jinping a quello nordcoreano e la lungimiranza del presidente americano hanno portato all’episodio prima indicato.
La strada che si deve percorrere, passando dalle parole agli accordi, è irta di ostacoli, soprattutto riguardanti le incomprensioni e gli insulti tra i due leader degli ultimi mesi. Ma essi hanno dimostrato capacità camaleontiche, perché sono passati da una guerra verbale aspra a frasi amichevoli e persino mielose, secondo quanto riferiscono corrispondenti e agenzie.
Questo è di buon auspicio per l’avvio delle trattative vere e proprie, che hanno come obiettivo la denuclearizzazione del territorio coreano e l’abbandono dei test missilistici della Corea del Nord, con ritiro di uomini e navi americani dai mari del Sud.
 
Da qualche mese l’establishment americano ha rallentato il tartassamento nei confronti del presidente Trump, forse perché hanno compreso che alcune sue iniziative sono corrette, anche quelle meno digeribili, come la questione dei dazi su alluminio e acciaio.
America first è lo slogan con cui Donald Trump ha vinto le elezioni (anche se ha avuto un minor numero di voti degli elettori) e sta adottando il suo programma.
I dati macroeconomici degli Usa sono eccellenti: disoccupazione al 3,9% (contro l’11,2% dell’Italia), crescita del Pil del 2,2% (contro l’1,4 dell’Italia per il 2018), tasso infrastrutturale ai massimi livelli al Mondo con strade, autostrade anche a dieci corsie, linee ferrate ad alta velocità che attraversano il Paese da Nord a Sud e da Est a Ovest, porti e aeroporti all’avanguardia.
Finito il clamore relativo al suo decreto sulla sanità, la grande stampa e i grandi circuiti televisivi hanno rallentato molto la presa e stanno iniziando a mettere in evidenza i fatti prima elencati.
 
Anche negli Stati Uniti, come è accaduto il 4 marzo in Italia, i cittadini hanno votato contro l’establishment, contro i professionisti della politica, contro Hilary Rodham Clinton, da sempre sulla scena politica. Hanno votato la novità di un imprenditore miliardario, ma senza grandi cognizioni di politica, dotato di forte intuito.
Sembra di essere tornati al 1980, quando il popolo americano scelse come presidente l’attore Ronald Raegan, che con la sua Reaganomics diede un grande impulso al Paese. Il suo linguaggio era scarno e sobrio, fu una piacevole novità per i propri cittadini, ma anche per il Mondo intero. Non escludiamo che anche per il 45° presidente degli Stati Uniti possa essere così, tanto che vorremmo chiamarlo “Ronald” Trump.
La capacità di dialogare con un grande presidente, Xi Jinping e un Paese di 1,3 miliardi di abitanti, più 300 milioni sparsi per il Mondo, dà il senso della misura di chi è proiettato ai vertici del Pianeta e deve fare i conti con una miriade di problemi grandi, medi e piccoli.
 
In Usa, si avvicinano le elezioni di mezzo termine, che si svolgeranno il 6 novembre, nel corso delle quali verrà rinnovata metà del Parlamento. Queste elezioni misureranno il successo o meno di Trump. L’accordo di Singapore, se verrà realizzato prima di quella data, certamente favorirà il Partito repubblicano, che in atto ha la maggioranza nei due rami, e soprattutto favorirà i candidati del presidente.
La comunicazione relativa a questi fatti internazionali non sempre è veritiera e obiettiva, perché i giornalisti di ogni genere e tipo trasmettono quello che loro percepiscono, secondo la rispettiva cultura, la tendenza politica e spesso, sbagliando, secondo ideologia.
Vero è che i precetti morali del giornalista dovrebbero essere quelli di obiettività, completezza e terzietà dell’informazione, ma non tutti li osservano rigorosamente come dovrebbero.
Ora, aspettiamo di vedere la realizzazione dell’accordo fra “Ronald” Trump e Kim Jong-Un.

Articolo pubblicato il 15 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐