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Regione, crisi "Sicilia digitale": un'altra Partecipata che affonda
di Raffaella Pessina

Buco in bilancio da circa 50 milioni di euro: resta incerto il futuro dei lavoratori. Il sindacato Uilm: “Chiediamo al governo regionale un incontro” 

Tags: Regione Siciliana, Partecipate, Sicilia Digitale



PALERMO - Le partecipate regionali non conoscono pace in Sicilia. Ora è la volta della società Sicilia – e servizi, meglio nota oggi con il nome di Sicilia digitale, che rischia di chiudere definitivamente i battenti.
La Partecipata si occupa del settore informatico dell’amministrazione regionale e conta 120 dipendenti.

Sembra che nel bilancio di Sicilia digitale vi sia un buco da 50 milioni di euro. L’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao ci vuole vedere chiaro e si è già incontrato con l’amministratore unico della partecipata, Dario Corona, per trovare una soluzione. Il debito si riferisce a una serie di progetti realizzati negli anni passati affidati alla società privata Engineering, che non è mai stata pagata, in attesa di ottenere i finanziamenti comunitari mai arrivati per la mancanza di un collaudo. Alla fine lo scorso anno la Regione ha deciso di rinunciare ai finanziamenti europei effettuando una “decertificazione”, ma la Engineering potrebbe ora rivalersi sull’amministrazione per rivendicare le somme dovute.
 
Sicilia E-Servizi nasce nel 2005 per volere del governo Cuffaro con l’aiuto di un socio privato che doveva aiutare l’Amministrazione a diventare totalmente informatizzata e proseguire poi da sola la gestione dell’apparato informatico regionale. Il processo di informatizzazione sarebbe durato troppi anni, durante i quali la gestione informatica è stata esternalizzata, utilizzando il colosso Engineering, l’unico ad avere le competenze necessarie. Progetti che non sarebbero mai stati collaudati e finiti nel mirino dell’Olaf, l’ufficio di controllo dell’Unione Europea.
 
La vicenda ha messo in allarme i sindacati e i dipendenti. Inoltre, la Corte dei Conti ha fatto sapere che la rinuncia ai fondi europei non poteva essere fatta dopo dieci anni e che la decertificazione poteva essere evitata.

Spetterà ora all’assessore all’Economia decidere se la partecipata è giunta al capolinea o se si riuscirà a trovare una soluzione alternativa alla consegna dei registri al tribunale.

Articolo pubblicato il 15 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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