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Solo l'1% dei rifiuti speciali diventa energia in Sicilia
di Rosario Battiato

Presentato l’ultimo rapporto dell’Ispra sulla produzione degli scarti pericolosi e non pericolosi. In crescita la spazzatura “non ordinaria”: in Sicilia prodotte 6,8 mln t nel 2016 

Tags: Rifiuti, Sicilia, Rifiuti Speciali, Ispra



PALERMO – Nel 2016, la produzione regionale di rifiuti speciali in Sicilia ha superato i 6,8 milioni di tonnellate, un dato che vale il 5,1% del totale nazionale. Numeri rilasciati dall’Ispra la scorsa settimana nel rapporto rifiuti speciali, edizione 2018.
 
Andando in dettaglio, scopriamo che il 95,2% (circa 6,5 milioni di tonnellate) è costituito da rifiuti non pericolosi e il restante 4,8% (327 mila tonnellate) da rifiuti pericolosi. “Le principali tipologie di rifiuti prodotte – si legge nel rapporto – sono rappresentate dai rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue (43,3% della produzione regionale totale) e da quelli delle operazioni di costruzione e demolizione (42,8%)”.
 
La gestione dei rifiuti speciali nella regione Sicilia ha interessato, sempre nel corso del 2016, circa 5 milioni di tonnellate, di cui circa 4,7 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi e circa 280 mila tonnellate di rifiuti pericolosi. “Il recupero di materia – riportano i tecnici dell’Istituto – è la forma prevalente di gestione cui sono sottoposti oltre 3,4 milioni di tonnellate e rappresenta il 69,3% del totale gestito”.
 
In quest’ambito il recupero di sostanze inorganiche “concorre per il 62% al recupero totale di materia”, mentre, a fronte dei dati in crescita, resta comunque residuale l’utilizzo dei “rifiuti come fonte di energia, pari a circa 69 mila tonnellate (1,4% del totale gestito)”.
 
Nel complesso sono avviati verso operazioni di smaltimento circa 848 mila tonnellate di rifiuti speciali (17,1% del totale gestito). Tra questi ce ne sono 376 mila tonnellate (7,6% del totale gestito) smaltite in discarica e “oltre 430 mila tonnellate (8,7% del totale gestito) sono sottoposte ad altre operazioni di smaltimento quali trattamento chimico-fisico, trattamento biologico, ricondizionamento preliminare”. Finisce avviata all’incenerimento una quota “pari a circa 42 mila tonnellate ovvero lo 0,8% del totale gestito”.
 
A livello nazionale, dopo gli anni della crisi economica, continua ad aumentare la produzione di rifiuti speciali. La crescita registrata nel 2016 vale il 2% in più rispetto all’anno precedente e raggiunge i 135 milioni di tonnellate: rispetto all’anno 2014 l’aumento è del 4,5%. Funziona molto bene l’Italia del riciclo che risulta essere tra i primi paesi europei per il riciclaggio dei rifiuti speciali: nel 2016 ha raggiunto il 65%. Una buona notizia sul fronte dell’economia circolare.
 
A determinare il peso maggiore dei rifiuti speciali sono quelli produttivi, commerciali e di servizio, che valgono quattro volte di più di quelli urbani (135 milioni di tonnellate nel 2016 a fronte di oltre 30 milioni di tonnellate degli urbani).
 
“Tra i rifiuti speciali – è riportato nella nota di presentazione del rapporto –, quelli del settore delle costruzioni e demolizioni costituiscono uno dei flussi più importanti in termini quantitativi: con oltre 54,8 milioni di tonnellate, rappresentano il 40,6% dei rifiuti speciali, seguiti da quelli prodotti dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento (27,2%) e dal settore manifatturiero (20,7%)”. La Lombardia resta la regione regina: produce 29,4 milioni di tonnellate, pari al 21,8% del totale nel 2016.

Articolo pubblicato il 19 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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