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Quotidiano di Sicilia

Azzerato il QE, interessi sui bond in forte crescita
di Carlo Alberto Tregua

Aggravio per il Bilancio di 4 mld

Tags: Quantitative Easign, Mario Draghi



Mario Draghi, presidente della Bce, ha comunicato che l’attuale livello di acquisto dei Bond degli Stati membri a 30 mld/mese, con ottobre 2018 sarà dimezzato a 15 miliardi, per poi cessare del tutto ad inizio 2019. Ha contemporaneamente confermato che i tassi europei resteranno vicini allo zero, almeno nelle intenzioni.
Il solo annuncio ha comportato un aumento degli interessi sui Bond in collocazione che, a bocce ferme, costituiranno un aggravio per il bilancio 2019 di circa 4 mld di euro.
Ma questa è una previsione ottimistica, perché com’è noto, nel sistema finanziario mondiale le masse si muovono secondo il vento e il vento si muove anche secondo la fiducia.
È infatti la fiducia la leva che fa muovere tutte le attività economiche finanziarie: la fiducia del popolo, la fiducia nel sistema economico-finanziario, la fiducia nel futuro.
Quando i responsabili delle istituzioni hanno un andamento traballante e loro stessi non sono persone stimabili per il loro curriculum e per la loro storia, ecco che essa declina più o meno rapidamente.
 
La promessa di Draghi di mantenere gli interessi quasi al livello attuale non potrà essere mantenuta, per due ragioni: la prima riguarda la variabilità che dipende dai mercati e dalle convenienze degli investitori.
Ricordiamo ancora una volta che questi ultimi non sono e non si debbono considerare speculatori, perché il loro mestiere è quello di far rendere il denaro raccolto dalla clientela il più possibile, ovviamente contemperando questo risultato con il minor rischio possibile. Gli investitori dunque devono offrire alla clientela il miglior rapporto rendimento/rischio.
La seconda ragione riguarda il fine mandato dello stesso Draghi (fine ottobre 2019), mandato non rinnovabile per cui non sappiamo chi sarà il nuovo presidente della Bce e quale sarà la sua politica monetaria.
Vi è una terza circostanza che influenzerà il costo degli interessi sul debito pubblico e riguarda l’inflazione, la quale è in crescita costante e probabilmente supererà quel livello fisiologico del due per cento oltre il quale comincia a produrre effetti negativi.
 
Se il nuovo presidente della Bce dovesse avere una mentalità, diciamo così, tedesca, la situazione peggiorerebbe ulteriormente perché i tassi si adeguerebbero al mercato e potrebbero arrivare anch’essi a superare la fatidica soglia del due per cento. Questo significa che le imprese italiane comincerebbero a pagare interessi sui finanziamenti dell’ordine del 5/6 per cento e quelle meridionali almeno 1/2 punti di più.
Si tratterebbe di un appesantimento notevole sull’economia che inciderebbe sulla crescita procurandone un rallentamento.
La crescita della ricchezza nel nostro Paese, come quella degli altri Paesi, è il dato sintetico che fotografa tutte le componenti, quelle positive e quelle negative.
Si tratta di un difficile equilibrio influenzato dalla competenza e dalla capacità di chi gestisce la Cosa pubblica, perché deve contemperare la necessità di assistere i cittadini più bisognosi con quella di stimolare l’economia facendo investimenti e sostenendo le imprese, soprattutto quelle minori.
 
Le risorse finanziarie di cui dispone l’Italia sono le entrate che provengono dai tributi. Purtroppo non è messo a reddito l’immenso patrimonio immobiliare stimato intorno ai 400 miliardi. Neanche a reddito è messo l’altro patrimonio mobiliare e immobiliare dei beni confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata, che sono oltre diecimila.
La conseguenza è che spesso bisogna fare le nozze con i fichi secchi. I governanti passati e presenti continuano a fare promesse assistenzialistiche che non potranno mantenere perché comporterebbero spese cui non fanno fronte relative entrate. Anzi, la sconsiderata promessa della tassa piatta, unica o doppia, comporterebbe tagli delle entrate.
È vero che si può incidere fortemente sugli sprechi e sui disservizi, ma da lì dovrebbe provenire più che un risparmio, un miglioramento dei medesimi. Ecco perché l’ipotesi prospettata da Draghi ha modesta attendibilità, con la conseguenza che, nel 2019, i tassi aumenteranno e gli interessi sui Bond anche. Ed il deficit annuale, pure!

Articolo pubblicato il 19 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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