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Migranti: il dolore sbarca a Pozzallo
di Redazione

Mentre l'Onu ribadisce che "Il porto sicuro è l'imperativo umanitario urgente", sulle banchine del porto ibleo sono scesi dalla nave Diciotti della Guardia costiera uomini, donne e bambini sopravvissuti all'inferno della traversata. Il tragico racconto del naufragio e dell'odissea dopo il salvataggio

Tags: Migranti, Diciotti, Pozzallo, Naufragio, Morti, Sopravvissuti



"L'assegnazione di un porto sicuro per i migranti soccorsi in mare è un imperativo umanitario urgente e deve avvenire nel più breve tempo possibile, non possono aspettare per giorni in mare".
Lo ha detto Marco Rotunno, dell'ufficio comunicazione Unhcr Italia, l'organizzazione umanitaria dell'Onu, durante le operazioni di sbarco a Pozzallo dei migranti a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera.
 
Quattrocento uomini, 71 donne, 36 minorenni maschi e due minorenni femmine. Così erano suddivisi i 509 migranti sbarcati dalla notte scorsa nel porto di Pozzallo, nel Ragusano, dalla nave Diciotti della Guardia costiera.
Le operazioni si sono concluse poco dopo le quattro del mattino.
 
"A bordo ci sono i sopravvissuti a un naufragio soccorsi da nave Trenton - ha ricordato il rappresentante dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati - hanno perso in mare familiari e compagni di viaggio. Hanno bisogno di assistenza psicologica urgente. Non è possibile che siano rimasti in mare per così tanto tempo".
 
"Molte persone attraversano il deserto in viaggi lunghi e devastanti - ha sottolineato Rotunno - subiscono torture, stupri, violenze di ogni genere. E per loro, già traumatizzati, dopo il soccorso, anche le cure e lo sbarco in porto sicuro sono urgenti".
 
Tranne i ricoverati e alcuni casi speciali tutti sono stati condotti nell'hotspot nello stesso porto.
 
Gli altri dieci prelevati ieri per problemi medici, per la maggior parte per disidratazione, cinque bambini, una bambina, tre donne e un uomo, stanno tutti meglio, compreso quest'ultimo che affetto da bronchite è stato già dimesso dall'ospedale.
 
A bordo, è stato certificato, c'erano complessivamente sei donne incinte (e non trenta come era stato reso noto prima dello sbarco) che sono state trasferite nell'ospedale di Modica.
 
Un uomo con ustioni da idrocarburi è stato ricoverato in un ospedale di Ragusa. Accertati settanta casi si scabbia, che vengono curati in un paio di giorni con farmaci specifici.
 
Tra i migranti anche due uomini con cicatrici di ferite da arma da fuoco: uno a un braccio e l'altro a una gamba.
 
Intanto è stato accertato che è morto a bordo del Vos Thalassa il 16 giugno scorso, dopo l'ennesimo salvataggio compiuto dal mercantile nel Mediterraneo, l'uomo il cui corpo senza vita è arrivato a Pozzallo a bordo della Diciotti. Secondo alcuni testimoni, era un giovane che sembrava molto malato e viaggiava da solo. La Procura di Ragusa sta valutando se disporre l'autopsia o se sarà sufficiente l'esame medico legale esterno per accertare le cause del decesso.
 
Tra le persone sbarcate anche i superstiti salvati da nave Trenton, della marina militare Usa, che saranno sentiti dalla squadra mobile della Questura di Ragusa sul naufragio. Questo, secondo le prime testimonianza, avrebbe causato 12 dispersi in mare. Saranno interrogati anche gli altri migranti per accertare l'eventuale presenza di scafisti.
 
Terribili le testimonianze sul naufragio: "Il gommone all'improvviso si è bucato nel mezzo e si è spezzato in due... è stata la fine..".
 
Questo il racconto disperato e concorde dei 42 superstiti salvati la settimana scorsa da un naufragio dalla nave Trenton, della marina militare Usa, al largo della Libia. Almeno 12 persone sono disperse.
 
E tra i sopravvissuti ci sono anche familiari di alcune vittime, come tre sorelle di due nigeriane annegate fra i flutti del mare Mediterraneo. Ricostruiscono il loro dramma con i volontari di Interos, associazione non governativa che ha personale a bordo di nave Diciotti.
 
"Non abbiamo potuto fare alcunché per poterle salvare...", ripetono ancora commosse e tra lacrime di disperazione.
 
Ma non sono le sole ad avere perduto un familiare nel naufragio: c'è anche un ragazzo che ha visto scomparire in mare suo fratello.
 
Un dolore che non lo fa parlare ancora, difficile da superare. Sono tra i 42 scesi nella notte da nave Diciotti. Si riconoscono subito dagli altri: stanno insieme, sono smarriti e stanchi dopo un viaggio di sette giorni dopo il salvataggio, e non hanno voglia di parlare.
 
Ma, forse, c'è anche la voglia di mettersi alla spalle l'orrendo viaggio su un gommone, di bassa qualità, che si fora, messo a disposizione da trafficanti senza scrupoli che hanno la garanzia di incassare i soldi comunque vada la traversata: i soldi li prendono in anticipo. Secondo quanto riferito ai volontari di InterSos i "soccorsi della nave Trenton sono stati tempestivi", i militari statunitensi "hanno fatto il possibile per salvarci tutti".
 
Sul numero reale di dispersi non c'è certezza matematica, tranne i dodici corpi visti galleggiare e poi scomparire in mare. Nessuno ha fin'ora fornito altre cifre.
 
"Sulla nave Usa - affermano - ci hanno trattati bene e non abbiamo avuto problemi neppure sula Diciotti". Certo il 'viaggio' sulla nave italiana è durato sette giorni e "ci è sembrato lunghissimo perché - spiegano - volevamo arrivare presto a terra, in un porto sicuro italiano".
 
Ma intanto la nave della Guardia costiera ha continuato a caricare altri migranti salvati in mare da motonavi. Eppure, sottolineano i volontari di InterSos, non ci sono stati mai problemi durante la navigazione, né momenti di tensione. Soltanto la voglia di arrivare presto e in un porto italiano. E la tensione si è sciolta all'arrivo a Pozzallo con un canto liberatorio, quasi urlato, accompagnato da battimani e danze. Una festa, quella dell'arrivo. Della speranza di una nuova vita e di una speranza, soprattutto per chi è sopravvissuto a un drammatico naufragio.

Articolo pubblicato il 20 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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