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Occupazione, nel 2018 ancora meno lavoratori in Sicilia
di Michele Giuliano

Nel primo trimestre di quest’anno l’Istat segnala 10 mila lavoratori in meno e disoccupazione +1,1%. La Regione sigla un memorandum per il rilancio del lavoro pubblico nel Sud 

Tags: Occupazione, Lavoro, Sicilia



PALERMO - Il 2018 non è cominciato bene per l’occupazione siciliana. I dati dell’Istat sull’andamento del mercato del lavoro nel primo trimestre 2018 in raffronto con lo stesso periodo del 2017 sono impietosi: in Sicilia gli occupati diminuiscono di 10mila unità, passando da 1.358.000 a 1.348.000, e la disoccupazione cresce di un punto percentuale, passando dal 22% al 23,1%.
 
“I numeri - afferma il segretario generale Cgil Sicilia Michele Pagliaro - mostrano da un lato il segnale preoccupante dell’aumento della forbice col resto del Paese, dove la disoccupazione è all’11% e si è registrato un aumento dell'occupazione, benché precaria, di 147 mila unità, dall'altro positivi segnali di ripresa dell'industria e dell'agricoltura”. Insomma, la famigerata crisi, da cui sembra che il resto d’Italia abbia cominciato a trovare una scappatoia, continua ad essere imperante sul nostro territorio.
 
I settori del commercio, dei servizi, della ristorazione e degli alberghi fanno registrare, nei tre mesi presi in considerazione, un collasso rispetto al 2017, con 44 mila posti di lavoro in meno. Aumenta invece l’occupazione dell'industria in senso stretto con un aumento di 25 mila unità, imputabili alla nascita di tremila nuove imprese e alla cantieristica, e nell'agricoltura con 13 mila occupati in più.
 
Soffre invece ancora il settore delle costruzioni con cinquemila occupati in meno. Per contrastare la situazione sempre più preoccupante, c’è bisogno di coordinazione tra le istituzioni sia a livello regionale che nazionale. A questo scopo, è stato siglato un memorandum “per il rilancio del lavoro pubblico nel Mezzogiorno”, un patto per il lavoro sottoscritto nei giorni scorsi a Napoli tra i governatori delle Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia, nel corso di un incontro sull’occupazione promosso dalla Regione Campania. Si tratta di un piano che permette alle regioni meridionali di fare fronte comune alle difficoltà non ancora superate, per dare un forte segnale al nuovo governo nazionale, promuovere l’occupazione pubblica, mantenere e incrementare gli investimenti in infrastrutture e fare pressione affinchè i fondi europei non diventino sostitutivi della spesa ordinaria.
 
“Con la firma di oggi – si legge nel documento sottoscritto a chiusura dell’incontro – le Regioni condividono la necessità di dar vita a un grande piano per il lavoro pubblico che parta dalla rilevazione dei fabbisogni di tutte le amministrazioni pubbliche, che accompagni le amministrazioni nella individuazione dei migliori profili professionali da assumere e che selezioni attraverso concorsi omogenei e procedure trasparenti le migliori risorse umane”.
 
Nei prossimi 5 anni, infatti, “nel nostro Paese andranno in pensione circa 450mila persone. Occorre accelerare fortemente i tempi di reintegro”, così recita il memorandum. Compito delle Regioni sarà quello di “fare in modo che vi siano le procedure e le risorse necessarie per poter realizzare questo obiettivo”.
 
L’idea è di promuovere, in un’interlocuzione solida con il governo nazionale, “un piano shock” per immettere “200mila giovani del Sud nella Pubblica amministrazione”, spiega il governatore della Campania Vincenzo De Luca, promotore dell’iniziativa. Hanno firmato il memorandum, con De Luca, anche Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, Marcello Pittella, governatore della Basilicata, Donato Toma, presidente del Molise, Nello Musumeci, governatore della Sicilia. Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia ha confermato il suo assenso in video conferenza.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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