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Di Maio per le lobbies contro i cittadini
di Carlo Alberto Tregua

Apertura festiva dei negozi

Tags: Luigi Di Maio



Con tutti i problemi che ha sul tavolo il vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che gestisce di fatto quattro ministeri riuniti, si preoccupa della libertà di apertura nei festivi degli esercizi commerciali, grandi, piccoli e medi.
È chiaro che si tratta di una divagazione perché non intende o non può affrontare le questioni serie a cominciare da quella dell’Ilva (che dà da mangiare ad oltre 40mila cittadini), per continuare con le oltre 160 crisi aziendali che meritano una soluzione strutturale, come quella dei riders.
Su un piatto della bilancia relativa all’apertura o meno dei negozi, vi sono gli interessi corporativi dei piccoli commercianti, dei sindacati e di altre lobbies che detestano la libertà dei cittadini, volendo imporre la volontà di pochi su tutti.
Sull’altro piatto della bilancia, vi sono proprio cittadini e consumatori, i quali come in qualunque altro Paese avanzato del mondo, hanno diritto di fare la spesa o di comprare beni nelle ventiquattr’ore, festivi compresi.
 
Quando vi è un dilemma e le istituzioni devono fare una scelta, il criterio è elementare: scegliere la soluzione che serva l’interesse generale e non quello delle parti.
Ordunque, ripetiamo, su un piatto le associazioni e le lobbies e sull’altro i cittadini-consumatori. La scelta è automatica, cioè si scelgono i cittadini.
Dopo decenni in cui faticosamente il nostro Paese si è messo al passo degli altri, almeno sotto questo profilo, c’è chi vuole tornare indietro nel tempo per interesse personale.
Questo non è consentito e non deve essere consentito. Ci meravigliamo come le opposizioni e lo stesso Salvini non indichino a Di Maio di occuparsi di problemi veri e seri e non dei diritti acquisiti di cittadini e consumatori.
La questione non è di lana caprina, ma indicativa del fatto che quando non si vogliono affrontare questioni importanti che scontentano parti sociali, perché si teme la perdita dei loro voti, si affrontano questioni di scarsa importanza.
Ed è proprio questo il grosso punto interrogativo del Governo GialloVerde e cioè che quando affronta questioni importanti, preferisce deviare per i vicoli.
 
Continuiamo a sentire Soloni (politici, politologi e giornalisti) che discettano sull’esistenza di Destra e Sinistra, affermando con convinzione che a seconda dei due punti da cui si affrontano le questioni, le soluzioni sono diverse.
Ci meravigliamo che vengano invitati nei talk show persone ignoranti, ma forse non c’è da farsi tanta meraviglia dato il livello medio della loro conoscenza.
Ebbene, costoro non sanno perché non l’hanno studiato, i termini di Destra e Sinistra non risalgono ai tempi di Gesù Cristo ma al 1789 quando a Parigi, nell’Assemblée nationale i socialisti si collocarono a sinistra del tavolo della Presidenza e i borghesi a destra. Prima di allora questi termini non venivano usati, eppure i problemi erano affrontati e risolti non da destra o da sinistra, ma in base all’equilibrio dei poteri esistenti nell’epoca di riferimento.
 
Detto ciò, vorremmo chiedere a questi sapientoni che significa proporre soluzioni di destra o di sinistra rispetto ai problemi che ha la popolazione. Quelli di Sinistra dicono: la Scuola deve essere pubblica, la Sanità deve essere pubblica, la povertà deve essere coperta da un assegno, non bisogna usare controlli nella Pubblica amministrazione, altrimenti si innesca un sistema poliziesco, ed altre banalità del genere.
Chi è di Destra, all’opposto, vorrebbe privatizzare tutto, controllare tutto, comprese Scuola e Sanità e non dare un centesimo ai poveri. Anche queste sono banalità.
In medio stat virtus e cioè la soluzione ai diversi problemi, fra cui quelli enumerati, è nel miglior connubio fra la necessità di venire incontro a chi ha più bisogno e la disponibilità delle relative e necessarie risorse finanziarie per soddisfare tali bisogni.
Ma per avere disponibilità di risorse, le Istituzioni devono promuovere l’economia perché la sua ruota produca ricchezza. Si divide con i poveri la ricchezza, non la povertà, questo è il punto.
Per cui, se non c’è ricchezza, non si possono soccorrere i poveri. Tutto il resto è noia!

Articolo pubblicato il 22 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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