Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

1,3 milioni di siciliani rinunciano alle cure
di Serena Giovanna Grasso

Lo rivela il rapporto Rbm-Censis sulla salute pubblica, privata e intermediata. Nell’Isola si versa inoltre una quota di ticket farmaci più consistente: 33 € pro capite 

Tags: Sanità, Sicilia



PALERMO – La Sicilia, insieme alle sorelle meridionali Calabria, Basilicata, Campania e Puglia, versa in un assai critico stato di salute. Questo è quanto emerge dal “rapporto Rbm-Censis sulla salute pubblica, privata e intermediata – Il futuro del sistema sanitario in Italia tra universalismo, nuovi bisogni di cura e sostenibilità”recentemente pubblicato.
 
Queste stesse regioni sono al tempo stesso caratterizzate da bassi livelli di finanziamento. Nell’Isola la spesa sanitaria risulta essere pubblica per l’81%, privata per il 18% (pari a 408,70 euro per abitante) ed intermediata per l’1%. L’entità della spesa sanitaria privata risulta sostanzialmente influenzata da due fattori strettamente correlati al territorio: in particolare, si tratta del Pil pro capite che influenza in modo determinante la capacità di spesa di ciascun cittadino e della tipologia di assistenza garantita da ciascun sistema sanitario regionale.
 
Nella nostra regione, il 36% della spesa sanitaria privata è destinato all’ospedalizzazione e ad interventi correlati, il 37% a visite e controlli, il 18% a prestazioni odontoiatriche ed il 9% all’erogazione di altri servizi. Inoltre, la Sicilia è la regione in cui i cittadini versano la quota più consistente per la dispensazione di farmaci: infatti, il ticket ammonta mediamente a ben 33 euro pro capite, seguono la Campania con 32 euro e la Puglia con 31 euro.
 
Per non parlar poi dell’assai triste primato che caratterizza l’Isola: infatti, la Sicilia è la terza regione per numero maggiormente consistente di cittadini costretti a rinunciare alle cure (oltre 1,3 milioni), valori superiori solo in Campania e Lazio (rispettivamente 1,6 e 1,8 milioni di abitanti). La Lombardia, con il doppio di abitanti rispetto alla nostra regione, registra valori più contenuti (1,2 milioni). Sicilia, Campania e Lazio insieme compongono ben il 40% di cittadini obbligati a rinunciare alle cure. E pensare che nel 2012 a livello nazionale erano 9 milioni gli italiani che non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni avevano rinviato o rinunciato alle prestazioni sanitarie: nel 2016 sono diventati 12,2 milioni, di cui 2,4 milioni sono anziani.
 
Inoltre, nell’ultimo anno, per pagare le spese per la salute 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi. Solo il 41% degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito: il 23,3% deve integrarlo attingendo ai risparmi, mentre il 35,6% deve usare i risparmi o fare debiti (in questo caso la percentuale sale al 41% tra le famiglie a basso reddito). Il 47% degli italiani tagli a le altre spese per pagarsi la sanità (e la quota sale al 51% tra le famiglie meno abbienti).
 
Infine, il 68% lamenta di essersi dovuto assentare dal lavoro per recarsi presso strutture sanitarie pubbliche per se stessi o per i propri familiari, perché erano chiuse in orari non lavorativi. Non mancano poi i “furbi”: infatti, 13 milioni di italiani hanno saltato le lunghe liste d’attesa nel servizio sanitario grazie a conoscenze e raccomandazioni.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐