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QdS: nuova veste col rigore di sempre
di Carlo Alberto Tregua

Dati e fatti per far crescere la Sicilia



Ieri è uscito il primo numero del nuovo Quotidiano di Sicilia, rinnovato nella grafica, nei colori e nei riferimenti.
Il nuovo vestito copre il corpo delle informazioni, che, però, continuano a essere rigorose e fondate su dati certi e ufficiali, distinguendo nettamente, come sempre, i fatti dalle opinioni.
Sappiamo che qualche giornale ha coniato uno slogan opposto: Le opinioni diventano fatti, ma noi non ci stiamo a gabellare i nostri lettori propinando questioni ben vestite, ma che non corrispondano alla realtà.
La verità è stata sempre compagna di questa famiglia giornalistica, che ha visto tanti collaboratori diventare grandi giornalisti in Rai e in quotidiani nazionali, mantenendo il rigore che qui avevano trovato.
Le inchieste sono il punto di forza di questo giornale, sempre documentate e basate su dati certi. Esse hanno scoperto i nervi di tanti responsabili politici e burocratici, che non hanno fatto il proprio dovere. Ecco perché, secondo alcuni, siamo diventati Antipatici perché onesti.
 
Un altro punto di forza di cui siamo orgogliosi è costituito dagli oltre 2.800 forum-intervista fatti con personaggi di primo piano, nazionali e internazionali (fra cui Presidenti della Repubblica, Presidenti del Consiglio, presidenti della Commissione e del Parlamento europeo, Presidenti della Repubblica di Malta, nonché ministri e vertici di quasi tutte le istituzioni, dal Consiglio di Stato alla Corte dei Conti, dal vice presidente del Csm a molti altri).
Il prossimo anno sarà il quarantesimo dalla fondazione del QdS e ci prepariamo a portarlo ancora di più in prossimità di voi lettori, con i quali vi è una costante corrente di simpatia, anche quando disapprovate con critiche quanto scriviamo.
Il confronto è essenziale e ci aiuta a mantenerci sul binario della correttezza, alla continua ricerca della verità, quella verità che ci è stata compagna fin dal 1979.
Siamo convinti che una società più equa abbia come pilastro la trasparenza. Ecco perché tartassiamo la Pubblica amministrazione di ogni livello affinché digitalizzi i suoi processi e consenta ai cittadini di verificare attraverso la tracciabilità tutto ciò che si fa all’interno del Palazzo.
 
Non sempre chi dovrebbe ascoltare è contento del supporto che noi intendiamo dare, anzi si sente colpito da un controllo della Pubblica opinione, che è doveroso e dovrebbe essere sempre più esteso, da parte di tutti i media.
Siamo convinti che nessuno dei burocrati debba considerare l’attività svolta come cosa propria, per cui noi siamo del parere che I panni sporchi si lavano in piazza.
In questi quasi quarant’anni non abbiamo avuto vita facile, perché quando si toccano i sepolcri anche i morti si svegliano. Chi gestisce il Potere non sopporta di essere disturbato, dimenticando che esso è un Dovere e che, occupando posti di responsabilità istituzionale, bisognerebbe essere sempre disponibili al rendiconto.
La nuova grafica del QdS vuole essere più svelta e spigliata, per aiutare la lettura della carta, che rimane pur sempre un oggetto molto diverso da quello elettronico. Toccare la carta, sentire l’odore dell’inchiostro, il suo fruscio quando si sfiora con i polpastrelli, è un momento che ha del magico, capace di dare piacere sol che si cerchi e diventi oggetto di riflessione, di suggestione.
 
Sappiamo bene che il progresso e la tecnologia devono andare avanti. Da parte nostra, li spingiamo a correre, però senza dimenticare tutto ciò che esiste e che è esistito. Il passato insegna a disegnare il futuro, possibilmente evitando di commettere gli errori fatti in precedenza.
Districarsi fra la miriade di notizie che bombardano la redazione non è facile, scoprire gli altarini a chi li tiene gelosamente coperti è altrettanto difficile. Ma il giornalista è un segugio: deve cercare le notizie e le deve controllare da più fonti, perché ha una responsabilità e un dovere superiori a quello di un normale cittadino, in quanto con quello che scrive, su carta o digitale, e dice, in radio o in televisione, può influenzare i terzi.
Ecco perché bisogna essere sempre pronti a capire i fatti, ad assumere la responsabilità della loro rappresentazione, non avendo alcuna paura personale di ciò che potrebbero valutare i cosiddetti benpensanti, ma seguendo con costanza e quasi ostinazione la strada per scoprire Tutto quello che c’è sotto.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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