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Reddito minimo d'inserimento spiragli di fuoriuscita, riaperti i termini
di Michele Giuliano

La Regione dà una nuova scadenza per far uscire dal bacino i circa 1.200 lavoratori. Può accedervi chi è a 10 anni dall’età pensionabile: per le domande tempo sino a domani 



PALERMO - Una categoria che necessita di essere regolamentata, quella degli ex Rmi, i soggetti che hanno usufruito del reddito minimo di inserimento, ma che sono diventati nel tempo dei lavoratori a tutti gli effetti all’interno dei vari Comuni, in cui svolgono lavori ordinari a parità a volte degli stessi impiegati comunali.
 
Di questi giorni una circolare dell’assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro, che segna alla data del 29 giugno (domani) la possibilità, pena la decadenza, della richiesta di fuoriuscita definitiva dal bacino di appartenenza per tutti coloro i quali necessitano di meno di dieci anni per raggiungere i requisiti di pensionabilità. Una novità importante, che serve a sfoltire un po’ i numeri dei lavoratori dei cantieri di servizi, grazie all’ulteriore stanziamento di somme prescritto dalla legge di stabilità del 2018, sui capitoli dedicati agli “interventi per l’occupazione dei lavoratori utilizzati nei cantieri di servizi già percettori del reddito minimo di inserimento”.
 
“In tal modo – ha dichiarato l’assessore regionale del Lavoro Mariella Ippolito – prestiamo la giusta attenzione anche a quegli operatori che curano da anni, per le pubbliche amministrazioni coinvolte, servizi importanti in 35 realtà urbane della Sicilia. I fondi stanziati dall’assessorato, oltre a finanziare i cantieri di servizi – ha spiegato il componente del Governo Musumeci - accompagnano parte dei beneficiari verso la fuoriuscita da un palliativo assistenziale che proprio nel 2018 compie 20 anni dalla sua sperimentazione nazionale”.
 
Il Reddito Minimo d’Inserimento fu sperimentato nel 1998 tra le province italiane classificate come le più povere. Tra esse, in Sicilia vennero individuate Caltanissetta ed Enna. Degli originari 2.800 lavoratori coinvolti, oggi operano in 1.200 circa. La scelta di accelerare i tempi verso la pensione si aggiunge alle novità introdotte pochi mesi fa, a dicembre scorso, che andavano a riconoscere a questi lavoratori alcuni diritti relativi alla conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro. Le attività, infatti, dice il decreto relativo, devono essere organizzate in modo che il lavoratore possa godere di un adeguato periodo di riposo, entro i termini di durata dell’impegno.
 
Durante i periodi di riposo è corrisposto l'assegno. Le assenze per malattia, purché documentate, non comportano la sospensione dell'assegno, mentre ciò avviene nel caso di assenze dovute a motivi personali, anche se giustificate. È facoltà del soggetto utilizzatore concordare l’eventuale recupero delle ore non prestate e in tal caso non viene operata tale sospensione. Nel caso di assenze protratte e ripetute nel tempo che compromettano i risultati del progetto, è facoltà del Comune richiedere la sostituzione del lavoratore.
 
Nel caso di assenze per infortunio o malattia professionale al lavoratore viene corrisposto l’assegno per le giornate non coperte dall'indennità erogata dall'Inail e viene riconosciuto il diritto a partecipare alle attività progettuali al termine del periodo di inabilità. I lavoratori hanno diritto, senza riduzione dell’assegno, al congedo di maternità e di paternità e a quelli impegnati a tempo pieno sono riconosciuti, senza riduzione dell'assegno. Gli ex fruitori del reddito minimo sono lavoratori che vengono impiegati per un totale di ore settimanali che va dalle 32 alle 40, il loro reddito mensile dipende anche dal numero di familiari a carico, con una media mensile di 560 euro.

Articolo pubblicato il 28 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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