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Rifiuti, 9 Ato provinciali e uno regionale. La Regione riscrive le regole del settore
di Rosario Battiato

Nei giorni scorsi la Giunta Musumeci ha approvato il ddl di riforma, ora la parola passa all’Ars. Si lavora anche sul Piano di gestione integrata per completare il quadro degli strumenti  

Tags: Rifiuti, Regione Siciliana, Nello Musumeci



PALERMO – Via libera alla riforma dei rifiuti dalla Giunta Musumeci. La scorsa settimana, su proposta dell’assessore all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità, Alberto Pierobon, è stata varata “Riforma degli ambiti territoriali ottimali e nuove disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti”. Il disegno di legge è stato inviato all’Assemblea regionale per l’avvio dell’iter di approvazione parlamentare.
 
La deliberazione n.224 del 20 giugno, che riguarda appunto la nuova normativa del settore dei rifiuti, è stata rilasciata sul sito ufficiale della Regione siciliana nei giorni scorsi e si basa sulla necessità di superare gli ultimi due decenni di straordinarietà ed emergenza. Il provvedimento prende spunto dalla necessità di “una riforma organica della governance dei rifiuti in Sicilia – si legge nel testo della relazione illustrativa –, idonea a creare i necessari presupposti per razionalizzare il servizio e per avviare una gestione qualificata dal punto di vista tecnico, economico e giuridico e, al contempo, coerente con l’evoluzione dell’ordinamento europeo e nazionale”. Tutto questo in attesa del Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti che permetterà di allargare ulteriormente il raggio d’azione.
 
In particolare, il provvedimento ridisegna la governance del settore prevedendo l’ambito territoriale regionale, e fissa nove ambiti territoriali ottimali che andranno a coincidere con le delimitazioni territoriali dei Liberi consorzi comunali e delle Città metropolitane. L’obiettivo è quello di rendere efficiente e funzionante un sistema che in Sicilia non è mai decollato né con le vecchie Società d’ambito (27), ancora oggi in liquidazione, né con le Srr (18). Lo confermano i numeri che riguardano la raccolta differenziata: 190 Comuni, che assieme valgono il 25% della quantità di rifiuti prodotti in Sicilia, hanno superato il 35% di raccolta differenziata; un secondo gruppo, composto da 60, mette assieme il 15% dei rifiuti regionali, oscillando tra il 20 e il 35% di differenziata; il resto, che vale il 60% dei rifiuti regionali, si attesta su una media del 10% di rd. Resta lontanissimo, pertanto, il livello del 65% che già da tempo doveva essere raggiunto da comuni.
 
Un passaggio determinante è l’imposizione di una “delimitazione fisica e puntuale degli ambiti territoriali ottimali, idonea a garantire una gestione integrata dei rifiuti” e puntando, soprattutto, sul principio di autosufficienza che risponde all’autonomia e indipendenza di un sistema integrato che deve essere territorialmente confinato e in grado di garantire al cittadino un servizio ambientalmente sostenibile, fronteggiato dalla tariffa del servizio pubblico.
 
In questo senso, si provvederà allo smaltimento e al recupero dei rifiuti urbani tramite una rete integrata e adeguata di impianti, tenendo “conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta”.
 
Le modalità di affidamento del servizio restano disciplinate dalla normativa statale di derivazione comunitaria che offre tre opzioni: in house, operatore privato, previa procedura di evidenza pubblica, operatore misto.

Articolo pubblicato il 29 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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