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Consiglio di Stato, schiaffo a burocrati
di Carlo Alberto Tregua

Europei i direttori dei musei

Tags: Consiglio Di Stato



La sentenza n.9/2018 del Consiglio di Stato ha ribaltato quella del Tar del Lazio che aveva stabilito un principio autarchico: il ministero dei Beni culturali non avrebbe potuto e dovuto nominare direttori di musei non italiani.
Si tratta di una solenne stupidità e non si capisce come magistrati di grande valore come quelli del Tar del Lazio abbiano potuto suffragare questo principio quando, ormai, ognuno di noi è diventato cittadino del mondo.
Il protezionismo nei beni, nei servizi e nelle professioni è estremamente deleterio perché non consente a persone o imprese di competere nel libero mercato mondiale, per rendite di posizione e privilegi, che dovrebbero essere combattuti ad oltranza.
La sovrintendente ai Beni culturali di Parma, Giovanna Paolozzi Strozzi, aveva proposto ricorso al Tar sostenendo l’astrusa tesi che i direttori dei musei dovessero essere necessariamente italiani. Forse aveva paura della competenza dei colleghi europei.
 
Nel ribaltare la sentenza del Tar, il Consiglio di Stato ha correttamente sostenuto che vige in Italia la normativa europea, che consente a tutti i cittadini dei 28 Stati (che diventeranno 27 il prossimo 31 marzo 2019), di circolare liberamente, di assumere incarichi ovunque, di partecipare ai concorsi di qualunque Stato e di esercitare professioni di ogni tipo.
La devono smettere, i dirigenti burocratici nazionali, regionali e locali di tutelare il proprio orticello, magari perché sono stati raccomandati da questo o quel politicastro. La devono smettere di pensare che la pubblica amministrazione sia cosa loro. La devono smettere di considerare i cittadini servi anziché pensare a loro come datori di lavoro, ritenendosi dunque al loro servizio.
Ecco, questo è il principio che sconoscono molti dirigenti della Pubblica amministrazione: ritenersi al servizio dei cittadini ed esserlo sostanzialmente, non a parole.
Intendiamoci, la gran parte dei dirigenti della Burocrazia italiana è formata da persone perbene, competenti e servizievoli, tuttavia essi commettono il grave errore di non denunciare i loro colleghi che sono esattamente l’opposto.
 
L’iniziativa dell’ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, con la nomina di sette direttori europei su trenta, alla guida dei musei, è stato un forte segnale di cambiamento e, come si sa, ogni cambiamento di usi e costumi è mal digerito dalla Burocrazia, la quale costituisce un potere forte a tutela dei privilegi e contro gli interessi generali.
Burocrati e superburocrati hanno visto il pericolo che si stesse frantumando il loro castello di privilegi basati sulla differenza di livello fra essi stessi e i cittadini. L’hanno ritenuto così pericoloso da contrastarlo con ogni mezzo. Per fortuna, il Consiglio di Stato ha posto fine a questa indegna opposizione e ha affermato il principio che la Pubblica amministrazione italiana, come quella europea, si aprisse alle migliori professionalità presenti nel continente.
Noi aggiungiamo che l’apertura dovrebbe essere fatta anche nei confronti delle professionalità di tutto il mondo.
 
Lo schiaffo del Consiglio di Stato ai burocrati statali anziché creare riflessioni su comportamenti sbagliati, ha generato risentimenti. è il retaggio di una mentalità sbagliata che continua ad esistere e costituisce uno dei cancri del nostro Paese: l’altro è la corruzione, figlia della disfunzione pubblica, non dimenticando la criminalità organizzata.
Se tutta la burocrazia italiana funzionasse in modo efficiente, il nostro Paese riceverebbe una spinta formidabile nella produzione dei servizi pubblici che a loro volta diventerebbero sostegno di tutte le attività economiche.
Oggi, invece, la Pubblica amministrazione ostruisce le iniziative economiche, fa di tutto per ritardare i processi che portano ai provvedimenti amministrativi richiesti, con ciò generando quel processo corruttivo di chi ha bisogno di ottenere autorizzazioni e concessioni perfettamente legali ed è indotto (sbagliando) a “oleare” le ruote.
Gettiamo l’olio dalla finestra e facciamo funzionare normalmente le ruote burocratiche per spingere lo sviluppo. Il resto è fatto di nonsense.

Articolo pubblicato il 29 giugno 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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